ArcelorMittal, dal MiSE nessuna novità per i sindacati

 

Nell'odierno tavolo tecnico l'unica novità emersa è che serviranno almeno altre due settimana ad Invitalia per concludere la due diligence
pubblicato il 28 Settembre 2020, 21:39
7 mins

Si è tenuto oggi presso il parlamentino del MiSE il primo tavolo tecnico sulla vertenza ArcelorMittal tra delegazioni Fim, Fiom, Uilm, Invitalia, Ministero del Lavoro e Ambiente in collegamento via web. Al centro dell’incontro la definizione del percorso di approfondimento di dati e di informazioni.

“L’incontro tecnico di oggi al MiSE ha confermato lo stato di avanzamento della verifica incrociata dello stato degli impianti e del loro valore per poter giungere ad una proposta conclusiva della ‘due diligence‘ entro le prossime due settimane. Ribadiamo un giudizio positivo su un processo che dovrebbe portare attraverso Invitalia all’ingresso di capitale pubblico nell’assetto societario di ArcelorMittal e ai riflessi dello stesso sulle strategie industriali e sui vincoli occupazionali ed ambientali”. E’ quando afferma Gianni Venturi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile siderurgia, al termine dell’incontro odierno a Roma.

“L’incontro di oggi, inoltre, è servito a definire un percorso che per il momento ha solo individuato la data del tavolo di giovedì prossimo con il Ministro Patuanelli in cui dovrà avviarsi il confronto sulle priorità e sulle scelte industriali che interessano l’insieme del gruppo ArcelorMittal – prosegue Venturi -. Il nostro riferimento resta l’accordo del 6 settembre 2018 e su quell’accordo c’è un vincolo legato all’espressione democratica dei lavoratori“.

“Per quanto ci riguarda – conclude Venturi – l’obiettivo del contronto che riparte giovedì 1 ottobre è quello di definire, nelle nuove condizioni date, una prospettiva industriale e ambientale sostenibile nella conferma del vincolo occupazionale. Nessuno può pensare di trovare soluzioni alla vertenza di ArcelorMittal senza il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/09/28/2indotto-ex-ilva-arcelormittal-riduce-lo-scaduto/)

“Ancora troppi i nodi da sciogliere su questa vertenza che rappresenta il futuro di una città, dei lavoratori di Taranto e dei vari siti. Non smetteremo mai di ripetere che l’unico accordo a cui facciamo riferimento è quello sottoscritto il 6 settembre 2018” afferma il segretario generale aggiunto Fim Cisl Taranto Brindisi, Biagio Prisciano.

“Abbiamo chiesto di conoscere i contenuti dell’accordo del 4 marzo 2020 che abbiamo invece appreso da alcune notizie di stampa, così come ai lavoratori in AS deve essere garantita la continuità occupazionale – prosegue Prisciano -. I dipendenti Arcelor hanno una retribuzione di circa 800 euro mensili di ammortizzatori sociali, sono allo stremo e gli stessi non vogliono vivere di assistenzialismo, vogliono tornare a lavoro”.

“Sono comprensibili i problemi scaturiti dall’emergenza sanitaria da Covid-19, ma siamo anche consapevoli che ArcelorMittal si sia nascosta dietro questo pretesto. Il dottor Somma di Invitalia ci ha spiegato a grandi linee che nelle prossime due settimane si arriverà ad una proposta dopo una interlocuzione laboriosa. A fronte di ciò gli abbiamo chiesto di accelerare. Viviamo una fase molto confusa, i lavoratori non ce la fanno più” dichiara Prisciano.

“Abbiamo posto il problema degli impianti attualmente fermi (ad esempio i Tubifici, Afo5 e Acc1) visto che ancora oggi non è chiaro se presenti all’Interno del nuovo piano industriale e abbiamo ribadito le problematiche legate alla sicurezza che riguarda tutti i siti del gruppo, compreso quello di Taranto. È difficile anche andare avanti senza conoscere se l’accordo del 4 marzo 2020 preveda gli stessi livelli occupazionali” sostiene il il segretario generale aggiunto Fim Cisl Taranto Brindisi.

(leggi gli articoli sull’Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

“Il percorso lo si costruisce se ognuno farà la sua parte nel ruolo che rappresenta. Ma ancora oggi mancano ancora pezzi fondamentali dell’accordo del 4 marzo e questo genera incomprensioni. Bisogna fare in modo che queste riunioni siano opportunità per trovare dei punti di connessione tra le esigenze specifiche, in primis sostenibilità ambientale, occupazionale e sociale. Novembre è vicino e noi abbiamo bisogno di chiarezza, certezza e concretezza. Cosi come il tema delle aziende dell’appalto che deve continuare ad essere trattato con attenzione – conclud Prisciano -. È più che mai necessario accelerare il confronto, per poter superare in tempo utile ogni ostacolo. Taranto e il suo territorio non può permettersi ancora ammortizzatori sociali. Bisogna fare in fretta per garantire a tutti la salvaguardia della salute, dell’ambiente e del lavoro”.

“L’incontro di oggi al Mise non ha chiarito nessun aspetto sul futuro dell’ex Ilva. Il Ministero dello Sviluppo economico, Invitalia e gli altri Ministeri che sono intervenuti non ci hanno fornito nessun elemento concreto sull’ingresso pubblico dello Stato nella società con Arcelor Mittal, oltre che sul futuro piano industriale, ambientale, occupazionale. Lo Stato sembra brancolare nel buio mentre dovremo attendere almeno due settimane per la conclusione della due diligence per la valutazione economica dell’ingresso pubblico. Dopo ci sarà un confronto sulle prime ipotesi tra Governo e multinazionale. Non c’è tempo da perdere! L’ex Ilva è una polveriera, si rischia un disastro ambientale, occupazionale ed economico” dichiarano Guglielmo Gambardella, Coordinatore nazionale Uilm per la siderurgia, e Antonio Talò, Segretario Uilm Taranto.

“Si rischia di arrivare al 30 novembre, con ArcelorMittal che paga una penale irrisoria e va via, lasciando solo macerie” sottolineano Gambardella e Talò. “Il Mise ha dichiarato che l’accordo sindacale è vincolante per il nuovo contratto firmato il 4 marzo scorso tra Governo e ArcelorMittal, che però è già stato dichiarato superato da Morselli nel giugno scorso quando presentò nuovo piano con 5 mila esuberi – aggiungono -. Quindi di quale piano stiamo parlando? Esiste un piano B in caso di addio di ArcelorMittal?”.

“Ad oggi non si capisce su quali basi possa essere avviato un confronto sul futuro dell’ex Ilva – concludono – perché non abbiamo nessun elemento nè industriale, nè ambientale e nemmeno occupazionale. Si continua a perdere tempo mentre la situazione della sicurezza nel sito di Taranto è sempre più preoccupante”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/?s=arcelormittal&submit=Go)

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