Il ghibli soffia sul mare degli intrecci

 

pubblicato il 27 Settembre 2020, 12:33
3 mins

Con un’“Ave Maria” si apre il concerto di Nabil Bey e Fabrizio Piepoli, arrivando alla tradizione mistica interna all’Islam, un viaggio trasportato dal “Ghibli – suoni ed echi dal Mediterraneo”, che nasce dall’est e tocca varie sponde, in varie lingue, creando situazioni oniriche, a volte distorte, ma affascinanti. Bastano i due musicisti a traghettare attraverso le loro voci ed i loro strumenti a intessere una tela nella quale c’è posto, tra l’altro, per un passerotto, l’acqua che scorre, Dalidà, Fairouz, l’ambasciatrice delle stelle e la commozione per ‘Li Beirut’ sulle note del Concierto de Aranjuez. I sentimenti e le espressioni di questo mare-lago che abbraccia e non stringe.

L’artista palestinese descrive così questo percorso musicale: “E’ un viaggio racconto, dà un’altra prospettiva questo mare, portiamo sul palco degli elementi che una volta erano una consuetudine, perché il Mediterraneo, una volta, era anche un luogo identitario, per quanto sia popolato da diversità, quindi c’è molta letteratura che lo testimonia nel contesto e musicale.

Lo sottolineamo nel concerto col desiderio di riportarlo alla memoria (perché pare che negli ultimi tempi sia un un elemento molto volatile) di chi l’ha vissuto ma anche di chi si è perso nel racconto confezionato da sensazionalismi e da notizie di scadenti, non autentiche, fatte a servizio di un certo sistema di potere che cerca di costruire muri e barriere.

In Ghibli raccontiamo quella realtà che per molto tempo è stata normalità, attraverso artisti molto conosciuti che non si penserebbe mai, stando al racconto di oggi che anche loro hanno avuto delle identità che sono nate altrove. Ad esempio Dalidà, pochi sanno che è nata ad Alessandria d’Egitto da genitori calabresi, naturalizzata francese e che ha cantato in italiano. Questo Ghibli attraversa i confini, non si ferma, narra delle storie che vanno rievocate, per ricordare quello che è stato, un racconto pieno di convivenze, di elementi comuni, ma anche di contrasti, sicuramente non di muri, né di divisioni, né di speculazione politica. E’ un racconto        basato su altre consapevolezze e parametri.”

“E’ un messaggio di accoglienza ma non in senso banale, che non si può dividere quel concetto dell’altro, tra un sì ed un no categorico, perché l’accoglienza deve essere consapevole di tutto ciò che comporta. Chi dice no deve essere consapevole di ciò che c’è dietro quel flusso, quell’ondata e che ha mosso quella gente. Ed è anche convivenza consapevole. E’ riduttivo dividersi tra un sì ed un no in un contesto molto ampio ed articolato.”

Il concerto si è tenuto nel chiostro del MArTA per “Pontos. Il mare che unisce” organizzato dall’ Università di Foggia ed il Museo Archeologico Nazionale di Taranto-MArTA , una rassegna di eventi artistici legati alla cultura del mare, comunità e identità grazie al progetto FISH & C.H.I.P.S (Fisheries and Cultural Heritage, Identity, Participated Societies) – finanziato dal Programma INTERREG V/A GRECIA – ITALIA 2014/2020, di cui il MArTA è partner progettuale associato.

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Laureata in Lettere Moderne. Giornalista. Ha partecipato al Corso di Giornalismo dell'Ordine dei Giornalisti di Puglia. 2 figli. Ha lavorato per alcune emittenti televisive locali: Videolevante, Studio 100, Telerama, Jotv, Tele.5 (in qualità di direttore). Ha collaborato con Taranto Sera, Voce del Popolo, Paese Nuovo (allegato de L'Unità), Pigreco, Tarantoggi, Primaveraradio (circuito Popolare Network), Magazine (in qualità di direttore), Edili, Radiocittadella. Ha curato numerosi uffici stampa, tra cui il Comune di Lizzano e l'Associazione Musicale della Magna Grecia, Magna Grecia... il Premio (Provincia di Taranto), Crest, VIALIBERA. Ha condotti programmi televisivi e radiofonici.

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