Università e Sud: grande opportunità

 

Università e Ricerca sono il futuro di questo Paese e di chi ha fatto sacrifici per assicurarsi una vita migliore, sono la possibilità di riscatto sociale per chi lavora a un futuro diverso da lasciare a chi verrà dopo, la ricchezza di chi crede nel potere della conoscenza, il potere di chi non ha potere
pubblicato il 27 Settembre 2020, 07:07
7 mins

Scuola e Università sono una palestra di vita. Frequentarle insegna a conoscerci, metterci in gioco, trovare soluzioni, scoprire nuove strade da percorrere. Sono i luoghi che determinano il nostro futuro e, al contempo, importanti indicatori di crescita e sviluppo del tessuto sociale del proprio Paese.
Università e Ricerca sono il futuro di chi ha fatto sacrifici per assicurarsi una vita migliore, sono la possibilità di riscatto sociale per chi lavora a un futuro diverso da lasciare a chi verrà dopo, la ricchezza di chi crede nel potere della conoscenza che, come la legalità è il potere di chi non ha potere.
Per questo motivo, per la sua crucialità, il tema Scuola & Università è rimasto sotto i riflettori della politica e dell’informazione.
Le previsioni, sulla scorta dell’esperienza seguita alla crisi economica del 2008, erano nere. Uno studio di Svimez del mese di giugno scorso giungeva alla conclusione che l’Università italiana avrebbe potuto soffrire una nuova contrazione degli iscritti nell’anno accademico 2020-21.
Infatti, la precedente crisi economica che si è trascinata fino al 2013 determinò un impoverimento delle famiglie italiane a cui seguì un vero e proprio crollo delle iscrizioni universitarie, soprattutto nel Mezzogiorno, dove il tasso di passaggio dalla Scuola superiore precipitò di 8,3 punti.
Nonostante la pandemia, tutto questo non si è verificato e, restando sul tema degli atenei, non si è registrato il temuto crollo delle immatricolazioni universitarie causa Covid, sebbene lo stesso ministro dell’Università Gaetano Manfredi aveva lanciato l’allarme in pieno lockdown, ipotizzando un calo di iscritti fino al 20 per cento, come era successo dopo la crisi del 2008. I fondi del decreto rilancio (1,4 miliardi di euro di cui quasi 300 milioni per il diritto allo studio) e le misure messe in campo dai singoli atenei per prevenire l’emorragia di studenti, come l’allargamento della platea degli studenti che non pagano le tasse universitarie o le pagano in forma ridotta, ha impedito che ciò avvenisse.
Ciò che è cambiata è la geografia delle iscrizioni: meno studenti in fuga dal Sud e più stranieri al Nord.
“Abbiamo segnali di una forte richiesta da parte dei giovani”, ha detto Manfredi in un’intervista a Radio24. “Le immatricolazioni tengono in tutte le regioni d’Italia e al Sud in particolare si registra un aumento fra il 5-10 per cento”. Un’inversione di tendenza che il ministro ha accolto con soddisfazione.
Le difficoltà, lo si è capito, possono a volte riservare delle opportunità e questo potrebbe essere il momento per dimostrarlo, soprattutto al Sud, dove troppo spesso ci si lamenta perché “ci è stata negata anche la speranza”, ma dove la maggioranza (le elezioni sono finite, possiamo dirlo) non nega l’accoglienza e dove ora si potrebbe restare, riscoprendo la bellezza di poter realizzare i propri sogni senza andare via, magari per sempre.

I dati parziali che arrivano dalle Università del Sud sono particolarmente incoraggianti. A Palermo per esempio hanno già 3200 matricole contro le 2900 dell’anno scorso a questa data. Le iscrizioni totali fanno segnare addirittura un più 20 per cento. Gli iscritti ai test per le facoltà ad accesso programmato sono stati più di 13 mila, l’anno scorso le aspiranti matricole erano soltanto 10 mila. A Bari, dove le immatricolazioni si chiuderanno il 30 novembre, i dati son in linea con il 2019: 3.947 iscritti al momento contro i 3958 alla stessa data. A Catania, quest’anno c’è stato un vero e proprio boom di domande di iscrizione: 12.287 contro le neanche diecimila dell’anno scorso. A fare la differenza, potrebbe essere stata la decisione di sospendere (per quest’anno) i test d’accesso, sostituendoli con il voto di Maturità (che quest’anno ha registrato un boom di 100 e 100 e lode, soprattutto al Sud).

La pandemia ci ha messo a nudo e abbiamo scoperto quanto essenziali e determinanti possano essere le nostre azioni e le nostre scelte. E a medaglia rovesciata il Nord piangerà l’enorme perdita economica (solo quella intendiamoci) data dall’assenza dei meridionali fuori sede. Gli appartamenti per studenti saranno vuoti (e quindi addio affitti in nero), mense e ristoranti più deserti, come treni e aerei.

Nessuno spera in nuove crisi, che siano sociali, economiche o politiche, ma ogni crisi è occasione per rinnovarsi. E allora è il caso di coglierla oggi, visto che ne abbiamo l’occasione.

L’Italia è una democrazia irregolare fatta di identità plurali, molteplici, incompiute. E’ oggi il momento nel quale il Governo centrale, le Regioni del Sud, le sue Università, dovrebbero attuare un programma di investimenti mirati ad incentivare la crescita delle nostre realtà e potenziarne l’offerta formativa, agevolando le iscrizioni nei nostri territori e sostenendo le spese-extra che le famiglie del Sud devono sostenere per mantenere i loro figli. Le Università non devono essere più un luogo terminale che subisce scelte e decisioni scellerate (come lo sono state per anni le politiche dei tagli e del risparmio) ma devono essere in sintonia con il territorio regionale e la formazione professionale, per seguirne le vicende e partecipare con pensiero critico alle scelte che determinano nuovi percorsi. Devono diventare i luoghi dai quali scaturiscono percorsi di legalità e buona amministrazione, devono assolvere al ruolo di postazione agevolata dalla quale guardare agli interessi generali del proprio territorio, la tutela dei Beni Comuni e la dignità dell’uomo, lo sviluppo armonico e sostenibile; la valorizzazione dei giovani e delle loro idee.

Vivere con fiducia questa nuova anormalità che può darci occasioni. Non permettere di scrivere sotto dettatura il nostro futuro, proporre soluzioni invece di chiederne, rivendicare i diritti di un mondo che ha costruito sull’ossessione del profitto a tutti i costi il suo unico e imprescindibile parametro. Cambiare, per capovolgere la narrazione del Sud e per tornare ad essere all’altezza della nostra Storia.

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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