Processo discarica Vergine, gestori e società assolte

 

La Corte di Appello ribalta la sentenza di primo grado che aveva diverse condanne per i reati di getto pericoloso di cose e gestione illecita dei rifiuti
pubblicato il 25 Settembre 2020, 20:45
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Non è la discarica Vergine la responsabile dei cattivi odori che hanno ammorbato per anni i comuni di Lizzano, Faggiano e Fragagnano, sino al sequestro dell’11 gennaio 2014. Lo ha stabilito la Corte di Appello di Taranto, ribaltando completamente la sentenza di primo grado, che il 21 dicembre 2018 vide la condanna a 2 anni e 2 mesi Pasquale Moretti (responsabile tecnico dell’impianto dal 2008 sino al sequestro del febbraio 2014, nonché custode giudiziario dell’impianto sino all’aprile del 2015), Paolo Ciervo (legale rappresentante della ‘Vergine spa’ società che ha gestito la discarica dal 19 dicembre 2013 e liquidatore della ‘Vergine srl’ società che ha gestito la discarica fino al 19 dicembre 2013) e a 8 mesi Mario Petrelli (responsabile tecnico dell’impianto complesso di discarica per rifiuti speciali non pericolosi situato in località Palombara), non accogliendo anche la conferma della sentenza emessa dal tribunale di Taranto chiesta dal procuratore generale Mario Barruffa lo scorso 15 gennaio.

Vengono meno anche le condanne di primo grado verso le due società ‘Vergine spa’ e ‘Vergine srl’ che avevano gestito la discarica in due fasi temporali temporali ma continuative: la prima fino a gennaio 2014 e la seconda per pochi giorni fino al sequestro dell’impianto.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/09/17/discarica-vergine-comune-non-sara-parte-civile-al-processo/)

Il collegio difensivo composto dagli avvocati Gianluca Mongelli, Giuseppe Passarelli, Raffele Raffaele e Michele Laforgia, ha dunque convinto la corte sul fatto che non vi fosse certezza scientifica sulla responsabilità della discarica, in merito al reato di getto pericoloso di cose. Soprattutto in virtù del fatto che in corrispondenza dei picchi di sostanze nocive avvertite nell’aria, le centraline di monitoraggio interne al sito riportassero valori inferiori rispetto a quelli registrati dalla centraline esterne alla discarica. Da qui l’assunto che quegli odori potessero provenire da altri impianti limitrofi (come il vecchio depuratore) o da azioni di altri soggetti (lo sversamento dei liquami da parte di agricoltori e aziende agricole presenti in zona).

Anche sulla presunta gestione illecita dei rifiuti, il collegio difensivo ha sostenuto che la società avesse tutte le autorizzazioni previste per ricevere rifiuti senza l’obbligo di trattarli prima della gestione in discarica. La cui chiusura definitiva, oltre al sequestro, fu inevitabile dal danno economico irreparabile subito dalla società con il mancato arrivo di rifiuti da gestire.

L’assoluzione ha anche sollevato le società dai risarcimenti dannii nei confronti delle parti civili costituite in giudizio, i Comuni di Lizzano, di Faggiano e di Fragagnano (che hanno chiesto rispettivamente un risarcimento di 2 milioni e 1 milione e 500mila euro), ed i circoli di Taranto e Fragagnano di Legambiente e l’associazione Attiva Lizzano, da sempre impegnata in una battaglia per la chiusura della discarica.

(leggi gli articoli sulla discarica Vergine https://www.corriereditaranto.it/?s=discarica+vergine&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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