Da riscoprire: le collezioni del Talassografico

 

Dalle fotografie alle attrezzature di ricerca scientifica, ai documenti storici e ai volumi scientifici: le ricchezze del Talassografico sono un patrimonio da riscoprire (e da salvare).
pubblicato il 25 Settembre 2020, 19:01
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Una fontana, un delfino di gesso, dei vetrini da microscopio, una vetrata. No, non è un rebus. Si tratta solo di alcuni esempi di un grandissimo patrimonio culturale nascosto: quello del Talassografico. Lo storico istituto, ora sede tarantina dell’IRSA-CNR (per approfondire, ascolta la nostra intervista al direttore Giovanni Fanelli), oltre a rappresentare un’eccellenza del territorio per quanto riguarda la ricerca, è anche una vera e propria miniera di ricchezze artistiche, naturalistiche e scientifiche. Lo spiega, in un seminario online (o webinair, come si usa dire), la Prima Ricercatrice dell’Istituto, Ester Cecere.

La sede del Talassografico, in via Roma.
Foto di Attilio Cerruti
© IRSA-CNR

Il racconto ci conduce, idealmente, nelle sale della sede di via Roma. Sale che la maggior parte di noi non ha mai visitato. Sale che esprimono, sin dalla loro struttura, l’idea di un vero e proprio “Palazzo del Mare”. Tutto, dai fregi, alle vetrate, alle fontane, parla del mare. Ovunque delfini, alghe, conchiglie richiamano, secondo un gusto vagamente mitologico di cui oggi non sappiamo più cogliere pienamente il senso, la missione dell’Istituto. Ma, soprattutto, tutto dice della cura con cui il progetto di questa istituzione veniva proposto alla comunità cittadina, oltre che accademica.

Domina, nel racconto, una figura, quella di Attilio Cerruti, primo direttore dell’istituto ora a lui intitolato. Gran parte del patrimonio oggetto di questa riflessione viene direttamente dalle sue mani. Anzi, dalla sua macchina fotografica. 1208 lastre che raccontano non solo le attività di ricerca, ma anche la vita quotidiana della città. E documentano la precisione maniacale nell’organizzazione degli ambienti. Man mano che le immagini scorrono sullo schermo, la dott.ssa Cecere puntualmente annota quanto si è salvato ed è stato ricollocato. Colpisce, in particolare, la fotografia della biblioteca. Accanto alla fotografia che ritrae lo stesso ambiente al giorno d’oggi, sembra comporre uno di quei giochi da settimana enigmistica: trova le differenze. Che, a ben vedere non ci sono. Anzi, una sì: «Purtroppo non c’è più il soffitto a cassettoni… perché non avevamo fondi per recuperarlo».

Fa talora capolino in questo modo, nella narrazione, il problema cruciale della conservazione e della valorizzazione. Anzitutto dell’edificio stesso, sul cui valore intrinseco si è già detto. In secondo luogo delle attrezzature, vero e proprio esempio di “archeologia della ricerca scientifica”. Testimonianze insostituibili di un modo di lavorare che non esiste più e i cui testimoni diretti sono ormai sempre più rari. Poi dei documenti. Non solo le pubblicazioni scientifiche raccolte nella biblioteca, ma anche gli incartamenti relativi all’attività della CO.MI.OS. (Cooperativa Mitilicoltori e Ostricoltori), che dal 1944 al 1957 ebbe la concessione per lo sfruttamento del Mar Piccolo. Un documento preziosissimo su cui potrebbero essere compiute ricerche di vario tipo, da quelle strettamente economiche a quelle sociologiche, per ricostruire parte di una storia, quella della mitilicoltura, che si intreccia in modo indissolubile con quella della città.

Partono da queste considerazioni cinque proposte di valorizzazione:

  • Costituzione di un museo dell’antica strumentazione di ricerca
  • Showreel delle foto più rilevanti di Attilio Cerruti
  • Costituzione di un museo naturalistico che valorizzi il patrimonio di cui il Talassografico già dispone
  • Esame, catalogazione e nuova allocazione del patrimonio librario
  • Esame, organizzazione e nuova allocazione del materiale relativo alla CO.MI.OS.

Si tratta, è bene precisarlo, di proposte ancora allo stato embrionale, su cui non è avvenuta alcuna interlocuzione ufficiale con le istituzioni. Interlocuzione che, invece, potrebbe essere vicina ad un punto di svolta per la soluzione di una controversia che vede il Talassografico opposto alla partecipata del Comune Infrataras per l’uso della sede di via Roma (la cui proprietà è demaniale). Chissà che non possa essere davvero questo l’avvio di un percorso di valorizzazione per le straordinarie ricchezze dell’Istituto.

Breve nota a margine del cronista: spesso si parla della necessità di avvicinare la divulgazione scientifica alla popolazione. Lo si fa partendo dai massimi sistemi e frequentemente si trascurano aspetti pratici tutt’altro che marginali. Un plauso, allora, all’organizzazione del webinair. È esperienza piuttosto rara un incontro culturale che inizi in orario ed esaurisca una trattazione approfondita in un solo giro di lancette. Speriamo che anche in questo il Talassografico sappia fare scuola…

Foto di Attilio Cerruti
© IRSA-CNR
Foto di Attilio Cerruti
© IRSA-CNR
Foto di Attilio Cerruti
© IRSA-CNR
Foto di Attilio Cerruti
© IRSA-CNR
Il Talassografico visto dal mare
© IRSA-CNR
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