Ex Ilva, sindacati da Patuanelli: sarà un vertice inutile?

 

Non ci sarà l'azienda, che non è stata convocata. Né i segretari generali di Fim, Fiom, Uilm ed Usb. Quali risposte potrà dare il titolare del dicastero dopo mesi di silenzio?
pubblicato il 22 Settembre 2020, 21:04
7 mins

ll ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli ha convocato per domani pomeriggio al MiSE, presso il salone degli Arazzi della sede di via Veneto a Roma, i sindacati per fare il punto sulla vertenza ex Ilva, dopo le continue richieste di Fim, Fiom, Uilm e Usb che sollecitavano un incontro da diversi mesi. Per questo è stato rimosso al momento il presidio davanti alla portineria C e ai varchi est e ovest che dalle 7 di questa mattina stava impedendo il passaggio delle merci, annunciato ieri dagli stessi sindacati come prima azione di protesta. A cui sarebbe dovuta seguire il presidio all’esterno di Palazzo Chigi in occasione dello sciopero di 24 indetto per la giornata di giovedì, al momento congelato: la prosecuzione delle iniziative di mobilitazione dipenderà infatti dall’esito del vertice di domani con Patuanelli.

Diverse le incognite su questo incontro. Primo, non può non balzare all’occhio la concomitanza della convocazione con la fine del periodo occupato dalle elezioni regionali in Puglia. Come se una vertenza di questo tipo che dura da tanti anni oramai, possa essere derubricata a problema secondario rispetto ad una tornata elettorale, seppur importante per l’attuale esecutivo. Soprattutto perché la conferma di Emiliano alla guida della Regione Puglia, fa tirare un gran sospiro di sollievo al premier Conte e al ministro Boccia, entrambi molto legati al governatore che ha giurato a quest’ultimi massimo appoggio e totale fedeltà sino alla fine della legislatura.

Seconda incognita: chi parteciperà effettivamente a questo vertice? Quasi certamente non ci sarà l’azienda, visto che la convocazione del MiSE parla apertamente di invito per i sindacati metalmeccannici. Dopo di che mancheranno i segretari generale di Fim Fiom e Uilm, Roberto Benaglia, Francesca Re David e Rocco Palombella, che non hanno nessuna intenzione di rimandare il tavolo di confronto con Federmeccanica convocato proprio domani a Bologna per il rinnovo del contratto delle tute blu. Al dicastero di via Molise perciò domani siederanno davanti al ministro Patuanelli per parlare verosimilmente della situazione di Taranto, i segretari nazionali Gianni Venturi per la Fiom, Valerio D’Alò per la Fim e Guglielmo Gambardella per la Uilm.

Terza incognita: cosa dirà domani il ministro Patuanelli in merito alle istanze ed alle rimostranze dei sindacati? Cosa potrà dire ad esempio sullo stato dell’arte della fabbrica e degli impianti o sulla richiesta di calendarizzazione delle attività da portare avanti con l’azienda se quest’ultima non sarà presente all’incontro? Cosa potrà dire in merito alle denunce dei sindacati sulla precaria manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti? O sulle maestranze che dovrebbero rientrare dalla cassa integrazione, sull’integrazione salariale della stessa (i lavoratori Ilva oggi prendono 8-900 euro al mese, avendo perso le integrazioni previsti dai vari accordi siglati negli anni del commissariamento), o sulla richiesta della cassa integrazione a rotazione avanzata dai sindacati, o sull’assenza dovuta al taglio voluto dall’azienda sugli organici tecnologici?

(leggi tutti gli articoli su ArcelorMittal https://www.corriereditaranto.it/?s=arcelormittal&submit=Go)

Quarta incognita:  cosa potrà dire il ministro Patuanelli sullo stato della trattativa in corso con ArcelorMittal e Invitalia? A che punto è? E se non si troverà un accordo tra le parti entro fine novembre, cosa accadrà nel prossimo, imminente futuro?

Difficilmente il titolare del MiSE potrà imbonire i sindacati e i lavoratori con il racconto sponsorizzato dal governo, sulla futura decarbonizzazione della fabbrica, il passaggio da ciclo integrale a ciclo ibrido con l’ingresso del preridotto e dei forni a gas nel processo produttivo, sino ad arrivare alla fantomatica ‘Ilva green’ all’idrogeno, magari tra 20 anni, di cui nelle ultime settimane pare si siano tutti innamorati a varie latitudini (dai componenti del governo, al Partito Democratico, al Comune di Taranto sino alla Regione Puglia).

Del resto, come abbiamo sempre riportato su queste colonne, questa fantomatica transizione energetica del siderurgico di Taranto, difficilmente potrà essere realizzata nelle modalità d cui si parla da mesi e mesi. Probabilmente sarà molto più ridotta e ci vorranno tempi molto più lunghi di quelli ad oggi ipotizzati. E quasi certamente sarà quasi totalmente a costo dello Stato, visto che questi progetti non erano e non sono presenti nel Piano Ambientale sottoscritto due anni fa, se non in modalità di semplice sperimentazione a partire dal 2024. Essendo in corso anche l’istruttoria sul Riesame dell’AIA, si può facilmente capire che stiamo parlando di aria fritta.

Infine questa mattina, prima della convocazione arrivata dal MiSE, le organizzazioni sindacali di FIM, FIOM, UILM e USB sono state convocate dal prefetto di Taranto.

“Al prefetto abbiamo rappresentato la situazione oramai divenuta drammatica e  insostenibile e che vede coinvolti tutti i lavoratori di ArcelorMittal,Ilva in A.S e appalto, stanchi di subire continue procedure di cassa e mancanza di interventi ambientali. Infatti, i lavoratori sono falcidiati a livello economico legata, inoltre, ad una incertezza sul futuro che appare incerto e senza garanzie” hanno dichiarato i rappresentanti sindacali al temine dell’incontro.

“A sua eccellenza abbiamo chiesto un segno tangibile da parte del governo, attraverso una convocazione, che finalmente possa riaprire una trattativa oramai allo stallo. Non si può assistere ad un silenzio assordante da parte del governo, chiamato a prendere decisioni, e di un’azienda che continua a provocare i lavoratori e le organizzazioni sindacali” affermano Fim, Fiom, Uilm ed Usb. Il prefetto si è impegnato a convocare le organizzazioni sindacali, facendosi carico delle istanze rappresentate dai lavoratori.

Ma è certo che già da domani, qualora da Roma non arriveranno risposte chiare, la mobilitazione di sindacati e lavoratori riprenderà nelle modalità delle ultime 48 ore. In forme anche più dure. Staremo a vedere.

(leggi tutti gli articoli sull’Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

Condividi:
Share
Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Commenta

  • (non verrà pubblicata)