Urne un po’ più affollate rispetto al passato

 

Provincia e Taranto città hanno fatto registrare un'affluenza maggiore rispetto alle ultime elezioni regionali. Ma sono tanti quelli che hanno disertato
pubblicato il 21 Settembre 2020, 22:08
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Quel che dovrebbe indurre alla riflessione – ma sono un po’ di anni che si predica nel vuoto – è il numero di quanti elettori non si sono recati alle urne.
Già, perchè a prescindere da chi canterà vittoria, c’è una gran parte di cittadini-elettori che evidentemente esercitano un diritto non riconosciuto: quello di non votare.
C’è da chiedersi: è davvero così sbagliato? Beh, se ci limitiamo ai numeri degli ultimi 5 anni – per non andar troppo a ritroso – non è che possiamo puntare il dito contro questi elettori, o almeno parte di essi. Diciamoci la verità: è lecito pensare che una parte di questo ‘elettorato non praticante’ non si senta rappresentato da quanti si sono candidati e che non accetti la filosofia tanto in voga da queste parti del ‘meno peggio’?
Vabbè, il discorso è lungo e non addentriamoci troppo. Proviamo solo a elencare un po’ di numeri, limitandoci però alla nostra area, alla nostra provincia insomma.
In questa tornata elettorale per l’elezione del Presidente della Regione, le cifre dicono che il 55,75% degli aventi diritto si è recato alle urne, quasi 6 punti percentuali in più rispetto al 2015 (49,98%). Taranto città ha fatto qualcosa di più rispetto al passato: 50,56% contro addirittura solo il 42,31%.
Se consideriamo che alle Europee del 2019 la nostra provincia non raggiunse neppure il 50% (su 477.776 elettori si recarano alle urne in 211.798), possiamo affermare tranquillamente che c’è stata maggiore partecipazione.
Restando solo nel capoluogo, significativo è il confronto con i dati delle ultime comunali, quelle del 2017, seppur va detto che in questo tipo di elezioni conta molto il candidato. Bene, al primo turno su 168.695 elettori solo il 58,52% pose la croce sulla scheda elettorale. Ma al secondo turno la percentuale crollò addirittura al 32,88% (votarono in appena 55.473), tanto che il vincitore Melucci ottenne appena 918 voti in più rispetto all’avversaria Baldassari (26.913 contro 25.955).
Diverso il discorso per le elezioni politiche nazionali del 2018, caratterizzate, come ben sappiamo, dal successo trainante del Movimento5Stelle in quasi tutto il Paese. In quel frangente, e con un macchinoso sistema elettorale, il Collegio 10 per la Camera dei Deputati registrò un significativo 65,28% (in provincia), mentre al Senato il 68,28%. Una fiammata, se possiamo definirla così.
In definitiva, se si può ritenere positiva l’affluenza dei tarantini rispetto al passato (seppur non si parla di differenze enormi e tranne quello che appare più che un episodio delle Politiche 2018), c’è sempre da non trascurare l’alto numero di aventi diritto che proprio non ne vuol sapere.
Diritto di non votare o menefreghismo? Lasciamo a voi la risposta. Ma se resiste un’alta percentuale di persone che negli anni continua a disertare le urne, quantomeno la Politica dovrebbe interrogarsi. Se davvero vuol riconquistare la gente.

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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