Centro ascolto telefonico e sostegno psicologico: il duro lavoro del lockdown

 

Ma l’emergenza non è affatto terminata
pubblicato il 20 Settembre 2020, 17:23
3 mins

È stato proprio un buon profeta l’arcivescovo mons. Santoro quando, all’inizio della pandemia, affermò che molto probabilmente avrebbe provocato più danni la depressione per il conseguente lockdown che non lo stesso, pur micidiale, virus. E così in effetti è stato. Tanta gente si è ritrovata sofferente per lo stress dovuto anche alla prospettiva di non poter più far fronte ai vari impegni per i mancati guadagni. E non sono stati certamente pochi i casi di coloro che non ce l’hanno fatta a sopportare la pressione psicologica, decidendosi per il gesto estremo (non tutti riportati dalla cronaca quotidiana). Perciò si è rivelato duro e intenso il lavoro di ascolto telefonico e sostegno psicologico nel periodo del lockdown, affidato dall’assessorato comunale ai servizi sociali all’associazione Abfo, che da molti anni opera proficuamente nel volontariato. “A rotazione, in 3-4 persone ci siamo avvicendati quotidianamente alla ricezione delle chiamate, dalle sette del mattino fino a mezzanotte – spiega la coordinatrice del servizio, Valeria Castellaneta – In media abbiamo ricevuto giornalmente 10-15 telefonate di persone, che sono notevolmente aumentate nel mese di aprile. Riteniamo che queste cifre costituiscono solo la punta dell’iceberg dello stato di malessere in città cui abbiamo cercato di far fronte e al quale il Covid-19, in tanti casi, ha costituito la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso”.

Ci viene raccontato di gente in preda alla disperazione per non poter pagare il fitto e le utenze, con il terrore di essere buttate in strada con tutta la famiglia, così come di anziani che hanno fortemente sofferto la solitudine per essere stati privati della vicinanza dei figli e dei nipotini così come del contatto con gli amici. “A tutti abbiamo riservato attenzione nell’ascolto, perchè di questo hanno bisogno quanti pensano di ritrovarsi davanti a ostacoli insormontabili – spiega l’operatrice – Questo mai sottovalutando i problemi ma ponendoci con la massima comprensione, aiutando a vedere i problemi nella reale dimensione e perciò in qualche modo risolvibili. Abbiamo fatto soprattutto comprendere che il fatto di chiedere aiuto esprime già una volontà di affrontare e perciò risolvere l’incombenza, così com’è stato”.

E per i prossimi mesi, chiediamo quali potranno essere le prospettive.

“Per i casi più delicati, pensiamo di avviare i colloqui personali – riferisce Valeria Castellaneta – Ma ritengo che nell’imminenza ci troveremo nella vera emergenza, forse più che nel periodo del lockdown. Prevediamo infatti che le sofferenze dell’autoisolamento cederanno il posto al panico per la consapevolezza di dover perdere definitivamente ogni fonte di guadagno, per la chiusura di tante aziende e attività commerciali unitamente al mancato rinnovo per molti del reddito di cittadinanza e alla conclusione della cassa integrazione. E quando termineranno gli ultimi risparmi, la situazione sarà davvero complicata”

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