Virus e pianeti: fatti senza storia

 

E poi ci sono Willy, Maria, Don Roberto. Tre fatti, tre vite bellissime destinate a fare la “storia” senza cambiarla, che dovrebbero spingere a chiederci e interrogarci cosa stiamo diventando e soprattutto da che parte dobbiamo stare
pubblicato il 20 Settembre 2020, 07:07
9 mins

Siamo sicuri che certi annunci hanno le carte in regola per poter essere definiti “storici”? E se così non fosse, avrebbe più senso interrogarsi sugli effetti o sulle cause di questo genere di comunicazione?
Prendiamo due fatti.

Da una parte abbiamo l’annuncio da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità, che un paio di settimane fa ha dichiarato che la Poliomielite è stata debellata anche dall’Africa. Caspita.

Solo cinquant’anni fa fu scoperto il vaccino per il virus, al quale ebbero accesso per primi i paesi più ricchi, gli stati europei e americani, dove la malattia è stata debellata da decenni, ma in Africa le possibilità di accesso al vaccino furono molto più lente e nel frattempo (50 anni) la Poliomielite, una malattia virale acuta e contagiosa che colpisce prevalentemente i bambini attaccandone il midollo spinale, ha provocato migliaia di casi di deformazioni e paralisi irreversibili.
Gli ultimi stati africani a debellarla sono stati, a Giugno, il Camerun e la Nigeria, entrambe le nazioni avevano negli anni precedenti condotto una campagna di vaccinazioni su larga scala e non avevano più riscontrato casi per un periodo di tempo di 3 anni, come richiesto dall’Oms.
Ad oggi (dopo 50 anni) più del 95 per cento della popolazione del continente africano è stata vaccinata secondo i dati riportati dall’Africa Regional Certification Commission (Arcc) che da più di 20 anni si occupa di supervisionare l’eradicazione della malattia in tutti i Paesi africani. L’ultima volta che un virus letale fu eradicato dal territorio africano, fu il vaiolo, 40 anni fa con il vaiolo e fu un altro avvenimento storico.
Migliaia di persone morivano o restavano invalide, mentre gli stati ricchi, per 50 anni, si sono accaparrati le scorte di vaccini per sconfiggerla.
Eppure esultava, durante l’annuncio ufficiale, Adhanom Ghebreyesus il direttore generale dell’Organizzazione mondiale dalla sanità, africano, che pochi giorni fa, ha scritto sui suoi canali social: “È una grande giornata per i miei fratelli e le mie sorelle africane, questo è uno dei più grandi risultati della salute pubblica, che dimostra che con la scienza e la solidarietà possiamo sconfiggere i virus e salvare vite umane”.
Un grande e tardivo risultato. Ma ci mancherebbe, pur sempre una bella notizia. La vaccinazione, resta la sola arma per sconfiggere la poliomielite. Se diminuissero, il virus della polio, ancora attivo solamente in Afghanistan con 29 casi confermati e in Pakistan con 58 casi, potrebbe tornare a diffondersi rapidamente. E così per gli altri virus, più o meno letali.
Parlando di una sua eradicazione a livello globale, che si spera possa avvenire nei prossimi anni visto il bassissimo numero di paesi ancora coinvolti, Ghebreyesus ha affermato: “Il raggiungimento dell’eradicazione della polio sarà una pietra miliare per la salute globale”. Ma va?!
Certificare l’Africa libera dal Poliovirus durante l’anno del Coronavirus resta un tangibile segno di progresso che mostra cosa si può ottenere attraverso la collaborazione e la perseveranza. Ma siamo sicuri, visto le premesse, che si sia trattato davvero di una giornata “storica”?

C’è vita su Venere?

Un segno, che oggi fa il paio con un altro “storico” annuncio che ha solo pochi giorni, ovvero, quello della scoperta di una sostanza, la fosfina, sul pianeta Venere. Un pianeta considerato inaccessibile perché caldissimo e avvolto al suolo da una densa atmosfera che offuscava le osservazioni.
La svolta è arrivata grazie a un ingegnere elettronico di nome Phil Neudeck che ha realizzato 2 microchip che per un mese hanno lavorato all’interno di un serbatoio che ha riprodotto le stesse condizioni estreme di Venere senza “corazze”. Superato l’ostacolo ciò ha permesso di scoprire la fosfina, un gas prodotto generalmente da fonti biologiche e questo ha riacceso la domanda “c’è vita su Venere?” e che lascia ben sperare per la prossima missione russo-americana Venera-D che si è proprio prefissata l’obbiettivo di capire se su Venere ci sia davvero la vita.
Ma la differenza che c’è fra un “annuncio storico” e un “fatto” è la stessa che c’è fra una “scoperta” e un “intrigante indizio”. Restano ciò che sono, notizie non epocali.
“La storia, – aveva probabilmente ragione Emile Cioran, quando scriveva: – a voler essere esatti, non si ripete, ma, poiché le illusioni di cui l’uomo è capace sono limitate di numero, esse ritornano sempre sotto un diverso travestimento, dando così a una porcheria ultradecrepita un’aria di novità e una vernice tragica”.
Eppure, nonostante questa verità e considerando che l’anagramma di “spero” è “perso”, in settimana qualcosa che ha riacceso la speranza è accaduto. Parliamo di un “leone da tastiera” o “webete”, come preferite, comunque uno di quei codardi che vomitano frasi aggressive o violente, protetti da un sempre meno garantito anonimato.

Willy Monteiro

E’ il caso dell’utente di Facebook che aveva indignato il web condividendo un commento shock su Willy Monteiro Duarte, il 21enne ucciso nel corso di un pestaggio a Colleferro la notte tra sabato 5 e domenica 6 settembre e del quale si era parlato anche la settimana scorsa. “Avete tolto di mezzo quello scimpanzé. Godo come un riccio per la sua morte”, aveva scritto l’idiota, sul profilo che portava il nome di “Manlio Germano”, in un post rivolto ai fratelli Bianchi e a Francesco Belleggia, considerati i principali responsabili della morte di Willy. A distanza di circa due settimane, la polizia postale di Roma e Latina, con la collaborazione della squadra di Firenze, ha rintracciato lo studente di 23 anni esperto di informatica in un albergo del capoluogo toscano. Residente a Treviso, aveva usato un profilo falso per condividere il messaggio razzista, utilizzando tecniche per rendere anonimo il suo indirizzo Ip, convinto che sarebbe stato impossibile rintracciarlo.
Sperava, l’amico razzista dei due fratelli che facevano la vita da nababbi ma percepivano il reddito di cittadinanza. Sperava, il branco che ha fatto fuori Willy, di farla franca, spavaldi, sicuri dalla loro forza. Che ora hanno perso perché il carcere fa loro paura e infatti hanno chiesto di essere messi in isolamento. Hanno già abbassato la testa rasata.

Maria Paola Gaglione

Anche Maria Paola Gaglione, sicuramente, sperava. Sperava di poter cambiare vita con il suo compagno trans, ma il suo sogno è rimasto appiccicato al palo sul quale suo fratello Michele l’ha fatta sbattere, speronandola con il suo scooter, uccidendola. “Volevo darle una lezione, era infetta” ha trovato il coraggio di dire ai carabinieri.
E’ chissà se ha avuto il tempo di sperarlo ancora, Don Roberto Malgherini, mentre moriva. Che la sua missione, che essere il “prete degli ultimi”, che le persone possono cambiare, mentre il tunisino che assisteva, lo uccideva a coltellate.

Don Roberto Malgesini

“La speranza, secondo Sant’Agostino, ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose, il coraggio per cambiarle”.
Willy, Maria, Don Roberto. Tre fatti, tre vite bellissime destinate a fare la storia senza cambiarla, dovrebbero spingere a chiederci e interrogarci cosa stiamo diventando e soprattutto da che parte dobbiamo (re)stare.

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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