Ex Ilva, la Uilm: “Sicurezza lavoratori a rischio, via ArcelorMittal”

 

Lo dichiara Rocco Palombella, segretario generale Uilm, sulla vertenza dell’ex Ilva
pubblicato il 19 Settembre 2020, 18:14
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“Le nuove fermate e riduzioni dell’attività degli impianti comunicate ieri da ArcelorMittal sono l’ennesimo atto provocatorio nei confronti dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali. Negli ultimi giorni la multinazionale ha accelerato azioni che non hanno giustificazioni economiche e organizzative, come la diminuzione del personale di manutenzione nelle acciaierie che aumenta il rischio incidenti e infortuni. ArcelorMittal ha ormai deciso di rompere definitivamente per arrivare alla fermata dello stabilimento. Il Governo ne prenda atto e intervenga urgentemente”. Lo dichiara Rocco Palombella, segretario generale Uilm, sulla vertenza dell’ex Ilva.

“La situazione ormai è insostenibile e intollerabile – dichiara il leader Uilm – la multinazionale sta provando a creare uno scontro con i lavoratori per addossargli la responsabilità della fermata del sito di Taranto”.

“Per noi la sicurezza dei lavoratori e degli impianti è un tema imprescindibile e non negoziabile – sottolinea – L’ultimo episodio risale a ieri con la rottura di un nastro trasportatore e la fuoriuscita del materiale con conseguenti danni ambientali. Non vogliamo essere correi di incidenti e infortuni”.

“Il Governo ha la responsabilità di questa situazione – aggiunge – perché non ha mai ascoltato le grida di allarme dei lavoratori e dei sindacati sui mancati interventi della multinazionale su sicurezza, ambiente e investimenti”.

“ArcelorMittal va mandata via per inadempienza contrattuale, economica, ambientale e perché continua a distruggere un territorio e gli impianti mettendo a rischio la salute e la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini” continua.

“Non si può attendere ancora, il Governo non si può permettere a una multinazionale di distruggere gli impianti e spegnere il sito di Taranto – conclude -. La situazione è sull’orlo di esplodere, con effetti ambientali, sociali, occupazionali ed economici devastanti”.

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