Elezioni e referendum… e il circo delle parole

 

Il voto: un diritto e un dovere. Ma mai come questa volta è un difficile percorso di riflessioni per decidere
pubblicato il 15 Settembre 2020, 19:30
4 mins

Avrei preferito restar lontano dal circo delle parole. Quelle che rimbombano in questi giorni per convincermi a votare. Già, il voto: un diritto e pure un dovere. Mai come questa volta è un difficile percorso di riflessioni per decidere.
Avrei voluto restar lontano da quanti pregavano il Vesuvio di eruttare. Ma anche da coloro i quali l’hanno dimenticato, sorvolando sugli insulti sopportati, le ingiurie: oggi costoro formano truppe cammellate di chi per anni gli ha vomitato addosso.
Avrei voluto restar lontano da quanti giuravano sullo spegnimento dei camini infernali dell’ex Ilva, strappando cori e applausi e soprattutto voti a palate. Ma anche da quanti oggi difendono l’indifendibile, arrampicandosi su argomenti e complicazioni che servono solo a lavarsi la coscienza.
Avrei voluto star lontano da chi oggi non sa cos’è l’accoglienza, la solidarietà, una mano tesa, fomentando tensioni e puntando il dito su quanti fuggono dalla fame e sparano a zero su chi non la pensa così, dimenticando che al Governo e in Europa ci sono stati e non hanno concluso granchè. Ma anche lontano da quanti sfruttano i bisogni del più fragile mascherando falsa fratellanza per qualche danaro.
Avrei voluto star lontano da chi per un pugno di dollari, però di certo di gran lunga tanti rispetto a un operaio qualsiasi, sottoscrive una tessera di partito e sale sul trono dei tuttologi. Ma anche di quanti tessere diverse ne hanno accumulate parecchie, saltando di qua e di là come farfalle: conta la poltrona da occupare e del popolo bue chissenefrega.
Avrei voluto star lontano da chi rinnega i cambiamenti climatici, si gira dall’altra parte sulle città inquinate, fa finta che i veleni nell’aria siano meno dannosi, figli come sono delle lobbies, del dio profitto, perchè il lavoro viene prima di tutto, persino dei danni alla salute. Ma lontano anche da quelli che narrano il buio e solo il buio, nemico facile da gettare in pasto alla gente, talvolta distorcendo realtà scientifiche.
Avrei voluto star lontano dalle alleanze con Satana, quelle che pur di ottenere abbandonano ideologie, valori, lealtà, trafficando con chiunque. Ma anche da coloro i quali fanno finta di niente al cospetto del mercimonio elettorale, perchè tanto… il fine giustifica i mezzi.
Avrei voluto star lontano da ominicchi fino a ieri nemici fra loro, oggi invece compagni di merende e, chapeau!, fini spacciatori di obiettivi buoni per il cittadino. Ma anche da coloro che non vedono, non sentono, non parlano perchè va bene così.
Avrei voluto star lontano da chi vuol tagliare e non tagliare il numero dei parlamentari: sono bandiere demagogiche e i veri problemi non s’affrontano. Perchè fanno finta entrambi di non conoscere i costi esorbitanti dello Stato: la diaria parlamentare, i lacchè di partito, consiglieri regionali, agenzie regionali, burocrati delle Istituzioni, staffisti e una miriade di enti e similari che costano un botto (come direbbero i nostri giovani).
Finiamola qui, davvero. Perchè lontano preferisco restarci dal circo. E ai tanti che predicano questa falsa politica, preferiamo De Andrè: “Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti”…

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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