ArcelorMittal, sventato (per ora) l’aumento dei lavoratori in cig

 

Incontro questo pomeriggio tra Fim, Fiom e Uilm e il direttore del personale di ArcelorMittal, Arturo Ferrucci
pubblicato il 14 Settembre 2020, 21:23
6 mins

Sembra scongiurato per ora l’aumento di ben mille unità (passando dalla attuali 4mila a 5mila) da sottoporre in cig da parte di ArcelorMittal Italia. Al termine dell’incontro di questo pomeriggio tra Fim, Fiom e Uilm e il direttore del personale di ArcelorMittal, Arturo Ferrucci, per affrontare il tema della nuova tranche di cassa integrazione Covid-19 che durerà 9 settimane e si aggancia, in continuità, a quella appena conclusa di 6 settimane partita ai primi di agosto, è questa la notizia più importante.

Un aumento, gudicato fisiologico, c’è comunque stato ed è dovuto alle fermate dei reparti dell’area a freddo, della produzione lamiere (PLA/2) e laminatorio a freddo (LAF) soprattutto. Inoltre l’azienda avrebbe manifestato una certa apertura nel verificare la possiiblità di ruotare i lavoratori tra i reparti tra loro compatibili.

“Non possiamo continuare a vivere di cassa integrazione. Servono progetti che diano credibilità alla siderurgia e restituiscano dignità ai lavoratori”, ha affermato alle agenzie di stampa Biagio Prisciano, il segretario generale aggiunto della Fim Cisl Taranto Brindisi, al termine dell’incontro.

“A questo punto – commenta Prisciano – sorge una domanda legittima: per quanto tempo ancora si potrà andare avanti seguendo la strada a senso unico della cassa integrazione? A Taranto, come nel resto del gruppo ArcelorMittal, sono anni che si parla solo ed esclusivamente di Cig con relative proroghe con dati certi alla mano. In questi anni non abbiamo mai sentito parlare di investimenti e di rilancio dello stabilimento. Dal 2019, dopo l’ingresso di ArcelorMittal, non sentiamo parlare di manutenzioni degli impianti e del futuro dei lavoratori dell’appalto e dell’Ilva in Amministrazione straordinaria. L’accordo del 6 settembre 2018 sembra trapassato: ArcelorMittal e il governo (garante di quell’accordo) lo hanno disatteso. Ancora oggi la parola magica che compare sulla stampa è Cig. Che tristezza. Il tutto in un silenzio assordante da parte di tutte le istituzioni, governo centrale in primis. Una Cig calata in modo unilaterale senza accordo sindacale e senza alcuna forma di incentivo aziendale”.

“Non possiamo credere che la cassa integrazione – rileva Prisciano – possa durare all’infinito, non possiamo immaginare un territorio che, giorno dopo giorno, mese dopo mese, si avvii verso una forma di povertà irreversibile. Ed allora ci chiediamo come mai questi banali interrogativi, queste misurabili contestazioni non trovino, finora, segnali coerenti da parte di chi attualmente è al governo del Paese. Nel nostro territorio ci spaventa l’indicatore del tasso di disoccupazione, ormai a tutti i livelli. Ben vengano le dichiarazioni di alcuni rappresentanti politici secondo cui è necessario puntare sulla riconversione impiantistica, favorendo lo sviluppo di tutta una serie di altri settori, ma facciamo presto. Servono soluzioni per affrontare l’immediato”.

“Come Fim Cisl sono anni che ci spendiamo per questo obiettivo. Occorre produrre nel rispetto del diritto alla Salute, all’Ambiente e al Lavoro. Lo dimostrano i tanti esposti agli enti competenti – una volta esauriti tutti i passaggi tecnici con ArcelorMittal – presentati dalla nostra organizzazione sindacale, finalizzati proprio al rispetto delle regole. In questi giorni – ricorda Prisciano – partiranno le assemblee all’interno della fabbrica per metter su un percorso condiviso di mobilitazioni. È importante – conclude – far giungere al governo il nostro grido d’allarme, alla luce anche delle forti difficoltà che le aziende dell’appalto registrano nel saldo delle fatture per i lavori effettuati. Difficoltà che, di conseguenza, si ripercuotono sui lavoratori che non ricevono con regolarità gli stipendi. Per tutta questa serie di ragioni occorre manifestare il nostro disappunto in maniera organizzata. Aspetto su cui stiamo lavorando”.

“Nell’incontro di oggi pomeriggio a Taranto, ArcelorMittal, col direttore del personale, Arturo Ferrucci, ci ha detto che attualmente sono al lavoro ogni giorno in fabbrica 4mila dipendenti diretti e 2800 dell’indotto-appalto, che in questa fase di mercato sono più che sufficienti. Per ArcelorMittal, non è cambiato nulla, non ci sono riduzioni di personale al lavoro, nè aumento di cassa integrazione con la nuova tranche cominciata oggi. Però, siccome noi non siamo convinti e non crediamo a quello che l’azienda ci ha detto, abbiamo chiesto di fare, area per area, verifiche approfondite tra i responsabili aziendali e le nostre rsu”, ha dichiarato alle agenzie di stampa il segretario Uilm Taranto, Antonio Talò. “Noi restiamo del parere che ArcelorMittal abbia messo mano agli organici tecnologici della fabbrica e determinato una riduzione. Ecco perché servono gli incontri. Stiamo intanto programmando oggi il calendario di assemblee e non appena avremo l’ok anche rispetto alle regole in materia anti Covid, partiremo – aggiunge Talò -. Abbiamo chiesto a Ferrucci cosa pensasse l’azienda del documento sulla svolta green dell’acciaieria che oggi ministri Pd e lo stesso Pd nazionale hanno presentato a Roma. Ferrucci – sostiene Talò – ci ha detto di non conoscerlo. Ci ha invece detto che ArcelorMittal sta chiedendo al Governo un incontro per discutere dell’accordo dello scorso marzo, ma dal Governo non arrivano segnali”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/09/14/taranto-capitale-del-green-new-deal/)

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