Estate 2020. Animali e bestie

 

La bellezza esibita sui social certe volte ci induce a pensare che il brutto non esista, sia solo “altrove”, ma così non è
pubblicato il 13 Settembre 2020, 07:07
7 mins

Non ci sono parole.
Non ci sono parole per descrivere la bellezza di questo periodo dell’anno. La fine di questa estate ha regalato ai turisti delle coste e delle isole di tutta Italia lo spettacolo più importante ed emozionante che esiste: la vita!
Dalla Liguria alla Sicilia gli avvistamenti dei grandi mammiferi hanno emozionato e divertito centinaia di persone che con i loro smartphone hanno ripreso e condiviso quest’esplosione di bellezza. I capodogli hanno fatto capolino a Lipari, mentre i delfini sono stati avvistati in Sardegna, alle Eolie e al largo di Fiumicino. Le tartarughe Caretta sono state avvistate a Filicudi e alle Eolie.

A Riva di Ugento, in Salento, una tartaruga ha interrotto una festa in spiaggia e ha piazzato il nido a pochi metri dalle luci e dalla consolle del Dj, i ragazzi l’hanno protetta e hanno avvisato una squadra di professionisti che si è occupata di lei e delle uova che aveva deposto.
Di questo proliferare di animali, di natura, di vita, pare, sia complice (ancora una volta) il lockdown. In mare, come sulla terraferma, gli animali, si sono ripresi un po’ di spazio. Nell’entroterra del nostro Paese infatti, sempre più spesso si avvistano cinghiali, orsi, lupi, con grave (talvolta motivata) paura di pastori e allevatori.
Non ci sono parole per raccontare lo spettacolo della vita. Anche perché lo si può cogliere solo nel momento in cui accade ed è l’unico nel quale la si può solo mostrare. Per questo è così emozionante vedere le immagini di uova che si schiudono e che precedono la corsa verso il mare, per questo è così affascinante, perché raro, vedere un fiore nell’attimo in cui sboccia o degli occhietti che si aprono per la prima volta in cerca di un becco o di un verme.
Quanta bellezza esibita sui social che ritrae la vita, talmente tanta certe volte da indurci a pensare che il brutto non esista, sia solo “altrove”. E invece, così non è. Se la bellezza e la l’arrivo di una vita lasciano senza parole, di fronte alla negazione di essa, bisogna trovare la forza per trovarle, le parole, per interrogarsi sull’indifferenza complice, che è parte di ognuno di noi e per capire perché, in certi casi e per certe persone, una vita vale così poco.
La morte di Willie Monteiro Duarte, il ragazzo originario di Capo Verde di 21 anni ucciso a Colleferro tra il 5 e il 6 settembre ce lo ha ricordato nel modo più terribile. Ucciso perché intervenuto per sedare una lite i corso tra un suo amico e un’altra persona, che assieme ad altri tre lo hanno pestato selvaggiamente, fino alla fine.
“Ho un vivido ricordo di un paio di loro (degli aggressori, ndr), non ricordo però chi di preciso, che addirittura saltavano sopra al corpo di Willy steso in terra e già inerme”. È uno dei passaggi più drammatici del racconto di uno dei testimoni come compare nell’ordinanza di convalida dell’arresto dei 4 giovani accusati dell’omicidio.
I quattro arrestati che lo hanno massacrato spegnandone senza motivo il sorriso, sono di Artena e nella zona intorno a Colleferro (Roma), noti per la passione per le arti marziali e per le risse. Marco e Gabriele Bianchi, di 24 e 25 anni, Mario Pincarelli, di 22, e Francesco Belleggia. tatuati, palestrati, violenti, incutevano timore per i loro “precedenti” e nella zona erano conosciuti come la banda di Artena. In passato la “banda” era stata protagonista anche del pestaggio di un addetto alla sicurezza dell’outlet di Valmontone e di un vigile urbano.
Eppure, con otto fascicoli di indagini sulle spalle che parlavano testualmente di “spaccio di stupefacenti”, di “lesioni”, di “rissa”, di “porto di oggetti atti a offendere” e di “reiterate minacce”, continuavano a seminare paura, indisturbati, indifferenti. Con la stessa indifferenza con la quale hanno lasciato Willie per terra, dopo avergli sferrato l’ultimo calcio alla testa, dopo averlo picchiato come bestie per 20 minuti, si sono voltati e sono andati a bere in un bar.

Ma per l’ultima volta.

Non ci sono parole. Eppure in troppi continuano a sprecarne. “In fin dei conti cosa hanno fatto? Niente. Hanno solo ucciso un extracomunitario”. E’ la frase pronunciata in caserma da qualcuno dei familiari dei quattro picchiatori e udite da alcuni testimoni che hanno riferito tutto ai militari. Come fa anche un tale “Manlio”, amico di uno degli arrestati che dal suo profilo Facebook, prima di essere subissato dagli insulti, ha scritto con prosa azzoppata: “Come godo che avete tolto di mezzo quello scimpanzé. Siete degli eroi”.

Willie, vorrei che avesse un senso chiederti scusa, ma non ci sono davvero più parole e siccome su questa storia se ne stanno scrivendo tantissime, molte pertinenti e di buon senso, altre ispirate a volute strumentalizzazioni politiche, non è il caso di aggiungerne altre se non queste, alle quali affido queste difficili conclusioni: “La stupidità ha fatto progressi enormi. E’ un sole che non si può più guardare fissamente. Grazie ai mezzi di comunicazione, non è più nemmeno la stessa, si nutre di altri miti, si vende moltissimo, ha ridicolizzato il buon senso, spande il terrore intorno a sé. (…) Niente è più pericoloso di uno stupido che afferra un’idea, il che succede con una frequenza preoccupante. Se uno stupido afferra un’idea è fatto: su quella costruirà un sistema e obbligherà gli altri a condividerlo”, (Ennio Flaiano, 1973).

 

Willie Monteiro Duarte – “Mio figlio non è morto invano, perché ha cercato di salvare un’altra persona”, lo ha detto il padre di Willy, Armando Monteiro Duarte

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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