Dumas e Taranto: storie di dignità

 

Inaugurata nel Castello Aragonese la mostra  “Oltre il muro, Dumas” che illustra e documenta la prigionia del generale a Taranto.
pubblicato il 12 Settembre 2020, 11:26
5 mins

Non si sa chi prediligere, se l’uomo vero in carne e ossa che ha cercato di non piegarsi mai, che era sfrontato anche davanti a Napoleone, che, abile di sciabola, affrontava senza timore i nemici anche con un bastone oppure l’eroe letterario, quello vagheggiato dal figlio quello per cui viene il desiderio di riprendere in mano romanzi di alta letteratura che fanno suscitare emozioni fuori dal tempo.

Per cui il generale Thomas-Alexandre Dumas si specchia con il moschettiere Porthos e Edond Dantès tratteggiati dal figlio Alexandre Dumas e parte dello sfondo potrebbe essere riconducibile al nostro Castello Aragonese che, attraverso la mostra “Oltre il muro, Dumas” e gli eventi collaterali come lo spettacolo teatrale “La straordinaria vita del generale Dumas” (leggi anche https://www.corriereditaranto.it/2020/09/07/oltre-il-muro-dumas-la-prigionia-del-generale-nero/https://www.corriereditaranto.it/2020/09/10/132167/ ) svela una memoria che lega storia, territorio e letteratura.

Lo studioso Piero Massafra ritiene che questa storia dia una dignità internazionale a questa città, una dimensione che andrebbe rivalutata. Una intuizione che andrebbe tradotta nella moltiplicazione di eventi a tema, sfruttando la notorietà internazionale dei romanzi ottocenteschi e la loro trasposizione storica tra le mura del Castello.

Il curatore del castello per la M.M., l’Ammiraglio Francesco Ricci, sa come tenere l’uditorio, durante l’inaugurazione della mostra, con la sua bella voce incanta su questo affascinante scorcio della vita del Castello che ha fatto anche sua.

Questa narrazione è storia, con tutti i suoi pregi e difetti ma diventa universale perché c’è stato uno scrittore straordinario che dall’affetto ha tratto l’occasione di rendere giustizia all’eroismo di un generale morto dimenticato.

I concetti di prigione, di tradimento, di tranello, di voltagabbana, di status, di coraggio e di fiducia risiedono in questo spaccato del ‘700 che ci appartiene direttamente ma anche indirettamente.

Per cui al di là della storia farne un’occasione di riflessione potrebbe essere istruttivo. E le riflessioni sono diverse perché fondamentale è il luogo dato per scontato per chi vive tra i due mari, ma che avrà anche altre storie meno celebri da raccontare, confermando il suo valore fermo da secoli.

Partendo dalla sua realtà storica le propaggini culturale, spendibili a livello turistico, non andrebbero trascurate, avendo a cuore un futuro di memoria. Ed il percorso qualcuno sa qual è.

Intanto queste le parole del Comandante Marittimo Sud della Marina Militare, l’Ammiraglio di Divisione Salvatore Vitiello all’inaugurazione: “Il Castello è sempre al centro della storia della città di Taranto e quindi abbiamo pensato a questa mostra per ricordare il generale Dumas che è stato prigioniero proprio nella cella che si affaccia alla piazza D’Armi. E’ stato un bel lavoro fatto di ricerca storia e niente si poteva fare se non ci fosse stato l’intervento dell’ammiraglio Francesco Ricci, che è il vero storico di questo maniero, affidato alla Marina Militare dalla fine dell”800. Il rammarico è che siamo a ranghi ridotti, perché la condizione che viviamo tutti in questi giorni non ci ha consentito di realizzare tutto quello che avevamo programmato. Siamo confidente che al di là della sua permanenza fino al prossimo febbraio, potremo approfondire nel frattempo tutti quei convegni ed attività culturali che abbiamo pensato di realizzare intorno alla mostra.”

“Una storia molto bella ed eccitante” la definisce Nico Pillinini, interpellato da Tonio Attino presidente pro tempore dell’associazione Amici del Castello e che ha fortemente voluto allestire la mostra che ha curata. Il vignettista ha cambiato il suo tratto per adeguarlo alle esigenze dell’illustrazione. “C’è la descrizione di quel che è avvenuto, per sommi capi ma mancavano le descrizioni grafiche che ho colmato studiando. Sono tavole che dallo sbarco prosegue con un excursus fino alla morte del generale.” Cercando una similitudine tra il condottiero e l’artista, Pillinini scherza sulla stessa statura (m. 1.85) e conclude: “La mia arma è la matita che mi auguro faccia male, la tempero ogni mattina, sperando di riuscire a coglierei difetti e la sporcizia della politica.”

La mostra artistico-documentaria è stata finanziata dal progetto Interregionale Polysemi, a cui ha aderito il Comune di Taranto, e realizzata grazie all’apporto di un’équipe di studiosi.

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Laureata in Lettere Moderne. Giornalista. Ha partecipato al Corso di Giornalismo dell'Ordine dei Giornalisti di Puglia. 2 figli. Ha lavorato per alcune emittenti televisive locali: Videolevante, Studio 100, Telerama, Jotv, Tele.5 (in qualità di direttore). Ha collaborato con Taranto Sera, Voce del Popolo, Paese Nuovo (allegato de L'Unità), Pigreco, Tarantoggi, Primaveraradio (circuito Popolare Network), Magazine (in qualità di direttore), Edili, Radiocittadella. Ha curato numerosi uffici stampa, tra cui il Comune di Lizzano e l'Associazione Musicale della Magna Grecia, Magna Grecia... il Premio (Provincia di Taranto), Crest, VIALIBERA. Ha condotti programmi televisivi e radiofonici.

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