Mega parco eolico dell’Enel in provincia di Taranto

 

Il maxi progetto da 114 MW con pale da 6 MW integrato è stato presentato dalla Yellow Energy al ministero dell'Ambiente lo scorso 29 luglio
pubblicato il 07 Settembre 2020, 19:26
10 mins

Un mega parco eolico composto da 19 aerogeneratori di grande taglia (6 MW) per 114 MW totali più un sistema di accumulo da 40 MW nelle province di Brindisi e Taranto, da realizzare nei Comuni di Erchie (BR), Torre Santa Susanna (BR), Manduria (TA) e Avetrana (TA), per un investimento di 146 milioni di euro: è il progetto “Contrada Sparpagliata, Donne Masi e Tostini” presentato il 29 luglio al ministero dell’Ambiente (per essere sottoposto alla procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale) da Yellow Energy, una Srl con sede legale a San Marzano, che ha tra gli azionisti anche Enel Green Power e la Projetto Engineering srl.

I dettagli del progetto

La Yellow Energy s.r.l., con capitale sociale pari a 10.000 euro, il capitale versato è pari a 2.500 euro (che ha come scopo la produzione di energia elettrica a mezzo di impianti di generazione da fonti rinnovabili allo scopo della cessione a terzi utilizzatori, e lo studio, la progettazione, la realizzazione di impianti e l’esecuzione dello studio di fattibilità) ha individuato nei territori comunali di Erchie (BR), Torre Santa Susanna (BR), Manduria (TA) e Avetrana (TA), un sito di interesse eolico.

Il progetto prevede la realizzazione delle infrastrutture necessarie alla costruzione del Parco stesso e per lo sfruttamento dell’energia elettrica prodotta. Lo sfruttamento di questo parco di aerogeneratori, con il relativo storage, come sistema produttivo di energia elettrica “permetterà di risparmiare sulle altre fonti energetiche e di perseguire nello stesso tempo l’acquisizione di tecnologie energetiche avanzate” si legge nella relazione tecnica del progetto.

Come detto è prevista l’installazione di 19 aerogeneratori di tipo SIEMENS GAMESA “SG170 6.0MW @ 115m HH con una potenza complessiva di 114MW, inoltre, verrà installato uno storage in agro di Erchie (BR) della potenza di 40 MW.

Gli aerogeneratori in progetto sono così suddivisi e ubicati nel territorio: 5 aerogeneratori nel Comune di Avetrana; 11 aerogeneratori nel Comune di Erchie; 2 aerogeneratori nel Comune di Manduria; 1 aerogeneratore nel Comune di Torre Sanata Susanna. 

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Gli strumenti urbanistici vigenti classificano l’area interessata dal parco come zona agricola. L’area interessata dal presente progetto è delimitata a nord dalla strada provinciale N. 68 che collega Torre Santa Susanna a San Pancrazio Salentino, a sud dalla strada statale 7 ter che collega la Strada Provinciale 64 con la Strada Provinciale 144.

Gli aerogeneratori secondo il progetto, saranno posizionati lungo strade comunali esistenti che dovranno essere soggette ad interventi di adeguamento delle caratteristiche dimensionali laddove necessario, e saranno utilizzate per accedere ad ognuna delle piattaforme degli aerogeneratori alla sottostazione di trasformazione, sia durante la fase di esecuzione delle opere che nella successiva manutenzione del parco eolico.

Per 6 aerogeneratori sarà necessario realizzare una nuova strada al fine di poter raggiungere la turbina, “infatti, solo per brevi tratti e laddove non è risultato possibile per il mancato rispetto delle caratteristiche richieste, sono state previste nuove piste di servizio il cui percorso è comunque tale da ridurre il più possibile i movimenti di terra e quindi l’impatto sul territorio” si legge nella relazione del progetto.

I cavidotti d’interconnessione fra gli aerogeneratori e quelli di collegamento alla Sottostazione Elettrica saranno costituiti da cavo sotterraneo dimensionato opportunamente secondo i criteri ingegneristici previsti da legge. 

Il rotore è costituito da 3 pale disposte in maniera aerodinamica e costruite in resine di poliestere rinforzate con fibra di vetro fissate ad un nucleo metallico.

Il rotore avrà una velocità di rotazione variabile tra 9,0 e 19,8 giri/min. Combinato con un sistema di regolazione del passo delle pale, “fornisce la migliore resa possibile adattandosi nel contempo alla specifiche della rete elettrica (accoppiamento con generatore) e minimizzando le emissioni acustiche” si legge ancora nelle carte sul sito del ministero dell’Ambiente.

Le pale avranno una lunghezza massima di 83.5 metri, pertanto poiché il rotore è installato in cima alla torre ad un’altezza di 115 metri, il massimo sviluppo verticale del sistema torre – pale sarà di 200 metri. Le pale, a profilo alare, sono ottimizzate per operare a velocità variabile e saranno protette dalle scariche atmosferiche da un sistema parafulmine integrato secondo lo standard IEC 1024-1. Questo sistema conduce il fulmine attraverso i lati della pala dalla punta sino alla giunzione del rotore e da qui sino al sistema di protezione di terra e consente di proteggere ogni componente dell’aerogeneratore. 

L’opera strutturale di maggiore dimensione è sicuramente rappresentata dalle fondazioni degli aerogeneratori, che saranno costituite da piastre in cemento armato Rck 300. Si tratta di fondazioni costituite da platea in calcestruzzo armato di idonee dimensioni, su cui ogni singola torre dovrà sorgere, poggianti sopra una serie di pali la cui profondità varierà in funzione delle caratteristiche geotecniche del sito. A tale platea verrà collegato il concio di fondazione in acciaio delle torri. 

I cavidotti di collegamento alla rete elettrica nazionale in MT attraverseranno il territorio comunale di Erchie, poiché in quest’ultimo territorio è prevista la realizzazione della stazione Elettrica di trasformazione AT/MT.

La realizzazione dell’impianto prevede una serie articolata di lavorazioni, complementari tra di loro, che possono essere sintetizzate mediante una sequenza di otto fasi.

L’energia generata in questo parco sarà consegnata alla rete di trasmissione di proprietà del Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale. in antenna della SET alla stazione TERNA. 

I “benefici” del progetto e la stima dei costi

Secondo quanto si legge Relazione Tecnica “l’inserimento di un impianto eolico all’interno di un territorio genera in esso numerosi effetti, tra questi, rilevanti sono le conseguenze sullo sviluppo socio-economico delle comunità che vivono nelle aree interessate. In particolare l’impatto sociale ed economico ha risvolti positivi a livello occupazionale diretto, indiretto ed indotto”. Ed ancoraLa realizzazione di un parco eolico, a fronte di modesti inconvenienti, presenta concreti vantaggi socio-economici che direttamente ed immediatamente riguardano la popolazione locale e, con visione più ampia, si riflettono sul risparmio della bolletta energetica nazionale e sullo sviluppo di una tecnologia nazionale, in un settore che lascia prevedere un forte incremento per i prossimi cinquant’anni“. 

Ma i benefici, in termini occupazionali e in termini di impatto socio-economici sono ridotti al lumicino. 

Ad esempio, per quanto concerne la Fase di cantiere (impatto di breve periodo) si prevede che le attività di cantiere necessiteranno mediamente di circa 50 unità; le attività dureranno 12/13 mesi circa e il personale presente in sito varierà da alcune decine nelle prime fasi costruttive (primi mesi) ad un massimo di 100 unità nel periodo di punta. 

Per quanto riguarda invece fase di regime che non tiene conto dell’occupazione indiretta e/o indotta, sono previsti circa 2 addetti diretti per attività direttamente legate al processo produttivo e tecnologico a cui andrà ad aggiungersi la manodopera coinvolta nell’indotto.

In merito invece alla valutazione degli impatti socio-economici, la stessa relazione sostiene che “è difficile da quantificare propriamente poiché questi possono variare in maniera significativa a seconda delle comunità locali e dalle aree geografiche interessate”. “In ogni caso, per la mitigazione di eventuali impatti, è fondamentale il coinvolgimento delle amministrazioni locali per la definizione di misure di compensazione che, in base alle esigenze, possono essere considerate strategiche per la comunità“.

La stima dell’incidenza dei costi di costruzione nella Relazione Tecnica è di 145.795.341,74 €, stima effettuata “con un approccio teso a minimizzare i costi di fornitura e di realizzazione, in conformità con gli attuali standard di mercato del settore”.

Gli oneri per la sicurezza sono stati stimati in 308.000 €.

Altri costi di progetto (costi di sviluppo, progettazione autorizzativa, direzione lavori, collaudi, consulenze, etc.) sono stimati per un importo totale di 4.588.408,00 €.

Per i costi di dismissione, invece, si stima un importo complessivo di 4.658.187,72€.

Le nostre conclusioni

Domanda finale: ma siamo proprio sicuri che un parco del genere serva? A chi o a cosa serve un impianto del genere se produce effetti bassissimi a livelloo lavorativo e di ritorno economico? Siamo sicuri che se la risposta è affermativa, non si rischia di stravolgere quel territorio che a parole tutti vogliamo difendere, che fa da cartolina al turismo che in tanti vorrebbero far diventare il volano della nostra economia? 

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

10 Commenti a: Mega parco eolico dell’Enel in provincia di Taranto

  1. Piero

    Settembre 7th, 2020

    Vorrei vedere i Nimby una settimana intera in blackout.

    Rispondi
  2. Pietro

    Settembre 8th, 2020

    Ancora una volta l’autore dell’articolo parla di eolico senza cognizione di causa. Si veda a livello nazionale quanto addetti (fra diretti ed indiretti) conta il settore in relazione all’energia prodotta (rispetto alle fonti tradizionali) e i benefici in termini di emissioni inquinanti.
    Sarebbe bello, ad esempio, se lei confrontasse i vantaggi rispetto alla stessa energia prodotta da altre fonti.

    Rispondi
    • Gianmario Leone

      Settembre 8th, 2020

      Gent.le lettore,
      i dati riportati nell’articolo riguardano il progetto in questione e sono desunti dalla lettura della Relazione Tecnica presentata al ministero dell’Ambiente da parte della società proponente. Dunque, non vi è nell’articolo alcun riferimento critico al settore dell’eolico in generale in termini di ricadute economiche, occupazionali e ambientali. Tra l’altro, visto che appare conoscitore del settore energetico, dovrebbe sapere che già oggi produciamo più energia di quella che consumiamo.

      Spiace infine notare nel suo commento l’incipit in cui scrive “Ancora una volta l’autore dell’articolo”, probabilmente riferendosi al parco eolico che sorgerà nella rada esterna del Mar Grande. Per quanto ci riguarda, a parte il fatto che ogni progetto va anche valutato rispetto all’ambiente e al paesaggio in cui sorge e quindi la sua funzionalità per il territorio, le ricadute anche in quel caso sono di fatto minime sotto tutti i punti di vista. Se così non fosse, la valutazione sarebbe stata senz’altro diversa.

      Cordiali Saluti
      Gianmario Leone

      Rispondi
      • Pietro

        Settembre 8th, 2020

        La ringrazio per la risposta. Quindi lei non è contro l’eolico in generale, ma solo se viene installato in provincia di Taranto?
        Eppure ci sono, se non sbaglio, circa mille occupati nel settore in provincia.
        Gli impianti eolici sono soggetti a lunghi iter di valutazione ambientale, nonché valutazioni sulla producibilità; il loro contributo è fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione emissioni nocive.
        Lei dice che produciamo più energia di quanto consumiamo, a quale periodo e a quale territorio fa riferimento? Fonte Terna, a livello nazionale nel 2019 abbiamo prodotto circa l’88% dell’energia richiesta di cui circa il 60% da fonti non rinnovabili, quindi inquinanti. Come possiamo ridurre tale inquinamento, se non investiamo in impianti rinnovabili?
        Grazie.

        Rispondi
        • Gianmario Leone

          Settembre 9th, 2020

          Gent.le lettore,
          non sono affatto contro a priori sull’eolico, o sul fatto che venga installato su Taranto e provincia.
          Il discorso è diverso. Io penso che qualunque progetto debba essere funzionale al territorio in cui sorge. E non servire ad arricchire le tasche di pochi. Sempre nel 2019, restando ai dati ufficiali, l’Italia ha esportato il 54% dell’energia prodotta.
          Quello che dico è che se il progetto eolico in questione non serve a creare posti di lavoro e ritorno economico sul territorio, come si evince dalla Relazione Tecnica della stessa società, lo ritengo di fatto utile soltanto per le società che lo hanno presentato e da cui trarranno giovamento economico. Senza tralasciare ovviamente la questione amenbientale/paesaggistica. Concordo con l’utilizzo delle rinnovabili e l’uscita dal carbone (anche se questa transizione energetica attraverso il gas mi convince assai poco giusto per citare altri esempi del campo in questione), ci mancherebbe altro, ma questo non deve comportare lo stravolgimento del paesaggio e con esso la svendita dei terreni agricoli (cosa che conoscono bene tutti quelli che si occupano del settore). Credo che ci sia modo e modo di fare le cose, di pensare, di realizzarle. Coinvolgendo la cittadinanza che quei territori vive da sempre. Tutto qui.

          Cordiali Saluti
          Gianmario Leone

          Rispondi
          • Massimiliano

            Settembre 10th, 2020

            A cosa serve un impianto del genere? A produrre energia rinnovabile per risolvere il problema dell’effetto serra imputabile alla produzione di energia. Non possiamo annoverare la produzione di energia tra quei progetti che generano posti di lavoro o che siano funzionali al territorio. A meno che non impariamo a produrre turbine eoliche e panelli fotovoltaici. Preferiremmo una centrale a carbone o a gas naturale, con tutte le conseguenze ambientali del caso, perché l’eolico invece deturperebbe il paesaggio? I pali eolici non sono minimamente paragonabili a ciminiere fumanti. Preferiremmo un unica centrale nucleare da 1,5 GW piuttosto che più parchi eolici e fotovoltaici diffusi sul territorio per raggiungere pari potenza? Basterebbe soltanto dirlo, perché i nuclearisti non chiedono altro. Pertanto la domanda giusta dovrebbe essere: “riuscirà l’impianto a produrre i MW promessi in una zona poco ventosa, oppure è soltanto speculazione?” Personalmente sarei più favorevole ai parchi eolici offshore galleggianti posti a parecchi chilometri dalla costa.

          • Gianmario Leone

            Settembre 14th, 2020

            Gent.le Lettore,
            nessuno qui è a favore di centrali a carbone o nucleari, si figuri. Sono 20 anni che parliamo di ambiente e alternative economiche, quindi non è questo il punto. Come dice giustamente lei, il problema è capire se un progetto del genere serva davvero di quelle dimensioni e se si andrà realizzare nel posto idoneo. Nessuno pensa che debbano creare chissà quanti posti di lavoro, appunto a meno che non si riconvertano alcune aziende del territorio nella produzione ad essi funzionali. Quello che qui si chiede è la maggior chiarezza possibile sulle società che vogliono realizzare tali impianti e quali siano i reali obiettivi e ritorni economici. Crediamo sia giusto porre certe domande ed accendere i riflettori anche su questioni che all’apparenza sembrano innocue.

            Cordiali Saluti
            Gianmario Leone

          • Paolo

            Settembre 15th, 2020

            “Sempre nel 2019, restando ai dati ufficiali, l’Italia ha esportato il 54% dell’energia prodotta.”
            Questa frase è profondamente incorretta, e viene da una sua errata interpretazione dei dati tabellari. Ho cercato da dove potesse aver preso questo dato: secondo il report Terna di giugno 2019, tabella di pagina 6, nel periodo gennaio-giugno 2019 l’esportazione è aumentata del 54% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In particolare, abbiamo esportato 2598 GWh nel primo semestre 2019 contro i 1687 GWh del 2018. Ma nello stesso periodo, ne abbiamo importati 25530 GWh (10 volte tanti) dall’estero. Cioè, il saldo netto è 23843 GWh dall’estero, e questo dato è in linea con la serie storica dei dati elettrici italiani
            Dire che l’Italia esporta la metà di quanto produce è quindi profondamente sbagliato.
            Come detto correttamente da Pietro, l’Italia è fortemente dipendente dalle importazioni dall’estero, anche se “ogni tanto”, quando il sole splende di più, qualcosa esportiamo anche noi.
            La invito perciò a rettificare il suo commento.

          • Gianmario Leone

            Settembre 15th, 2020

            Gent.le lettore, le statistiche vanno lette nella loro totalità.
            Riporto dal sito ufficiale di Terna:
            “Nel 2019 in Italia la domanda di energia elettrica ha raggiunto i 319.622 GWh, con una flessione dello 0,6% rispetto all’anno precedente.
            La domanda di energia elettrica è stata soddisfatta per l’88,1% da produzione nazionale destinata al consumo per un valore pari a 281.481 GWh (+1,4% sul 2018) al netto dei consumi dei servizi ausiliari e del pompaggio.
            La quota restante del fabbisogno (11,9%) è stata coperta dalle importazioni nette dall’estero per un ammontare di 43.975 GWh in diminuzione del 6,8% rispetto all’anno precedente”.

            Ora, prescindendo dai dati che lasciano il tempo che trovano, la questione non deve certo diventare una disputa tra i lettori e il giornalista, semmai deve essere motivo di confronto fattivo e costruttivo. Che l’Italia sia profondamente dipendente dall’estero, in particolar modo per quanto concerne il gas e in parte il petrolio, è indubbio. Che si possa e si debba produrre sempre più energia elettrica attraverso l’eolico e il fotovoltaico, lasciando alle nostre spalle quando sarà possibile l’era del carbone è altrettanto fuori discussione.

            Ma bisogna anche saper restare nel merito delle questioni. E qui si parla di un progetto di un mega parco eolico spuntato fuori dal nulla, di cui sappiamo poco o niente, da far sorgere in un’area non tra le più ventose della nostra provincia, che vede già nelle sue finalità la vendita sul mercato dell’energia prodotta. Con un ritorno insignnificante verso il territorio in termini economici e occupazionali. Che la soluzione alla disoccupazione della nostra provincia non debba arrivare da questi settori lo sappiamo bene. Ma è almeno lecito porsi e porre delle domande per avere una visione chiara del progetto in questione senza per forza essere tacciati di non si sa nemmeno bene cosa?

            Cordiali Saluti

  3. Giancarlo Soffietto

    Settembre 8th, 2020

    Avrei optato per un parco ad energia fotovoltaica. Queste zone più che ventose sono assolate. E l’impatto ambientale è sicuramente meno disturbante delle infrastrutture eoliche.

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