Yilport rivede il piano industriale: sindacati delusi

 

Dopo due ore di riunione nella sede di Confindustria, Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti interrompono il confronto e chiedono intervento dell'Authority
pubblicato il 04 Settembre 2020, 11:39
5 mins

Le prime avvisaglie si erano avute già la scorsa settimana. Ma che qualcosa si stesse incrinando nei rapporti tra la San Cataldo Container Terminal S.p.A. (SCCT) -società controllata dalla Yilport Holding a.s., compagnia del gruppo Yildirim Holding a.s. – ed i sindacati di categoria FiltCgil, Fitcisl, Uiltrasporti di Taranto, si era intuito. Non un bel segnale a poco più di anno dalla concessione di 49 anni ottenuta dalla società turca per la gestione del Molo Polisettoriale del porto.

Al centro del contendere, il piano industriale triennale ricevuto ieri dalla San Cataldo Container Terminal e analizzato questa mattina nella sede di Confindustria Taranto, dalla società (presente in video conferenza) e dai sindacati di categoria. Ai quali non è piaciuto il rimensionamento dei numeri del traffico container (più che in quelli occupazionali) previsto per i prossimi tre anni, che la società ha rivisto al ribasso a causa della crisi economica globale dovuta alla pandemia da Covid-19.

Ma a FiltCgil, Fitcisl, Uiltrasporti non sono piaciute le risposte date dalla società a fronte delle domande poste, tanto da indurre la delegazione sindacale a decidere di interrompere la riunione dopo due ore di confronto.

Nella nota diramata al termine dell’incontro, si legge che “le organizzazioni sindacali hanno preso atto di quanto dichiarato dal management Yilport presente in videoconferenza, che stride fortemente con la realtà che sta vivendo sul territorio e soprattutto nel Terminal. Pertanto le OO.SS. stanno producendo una richiesta di incontro urgente al Presidente Prete per una verifica congiunta della rispondenza, di quanto contenuto nel piano industriale presentato e di quanto dichiarato oggi, rispetto agli impegni assunti nell’atto concessiorio” dichiarano i segretari di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, De Ponzio, Fiorino, Sasso.

Al momento però, non sono stati resi noti i numeri della discordia. Ma dalle poche righe diramate dai sindacati e dalle poche dichiarazioni rilasciate, è sembrato di capire che non ci sia grande soddisfazione nemmeno nella gestione dei cantieri attualmente aperti per il revamping delle gru. Certamente toccherà all’Autorità Portuale di Sistema del Mar Ionio, guidata da Sergio Prete, ricoprire il ruolo di mediatore tra le parti.

(leggi gli articoli sulla holding Yilport https://www.corriereditaranto.it/?s=yilport&submit=Go)

Come pubblicammo diversi mesi fa, nelle slide di presentazione di una bozza del piano industriale e occupazionale che Yilport rese noto lo scorso dicembre, e che noi riusciammo a visionare, i numeri erano questi.

Per quanto concerneva il traffico merci, Yilport prevedeva di incrementare il volume dei container a 500 tonnellate entro il 2019. Per poi passare ad 1,6 milioni di tonnellate di TEU (l’unità di misura dei container) tra il 2021 e il 2024, per poi portare il volume a 2,6 milioni entro il 2036 ed infine arrivare alla soglia dei 4 milioni di TEU entro il 2045. Ricordiamo che la concessione richiesta dalla multinazionale turca copre un arco di 49 anni.

Per quanto riguardava invece il piano occupazionale, sempre secondo le slide che visionammo, la forbice era più ampia e copriva un arco di tempo che andava dal 2019 al 2064. E copre quattro categorie di personale: operai, impiegati, magazzini e manutenzione. Per il 2019 era prevista un’occupazione pari a 108 unità; per il 2022 erano previste 425 unità; per il 2029 si parlava di 691 unità; per il 2036 si arrivava a 798 unità; per il 2039 si raggiungeva la quota di 851 unità, che sale a 1.091 nel 2049, 1.404 nel 2059, 1.509 nel 2062 ed infine nel 2067 si toccherebbe la cifra di 1.706 unità. L’aumento cresente e maggiore si registrava nella categoria degli operai.

Bisognerà adesso capire in che quantità siano stati modificati e rivisti questi numeri. Certamente anche i cantieri in corso, dopo la sospensione durante i lockdown, hanno subito un rallentamento. Ma certamente è d’obbligo ritrovare la giusta serenità tra le parti e soprattutto è necessaria grande chiarezza da parte della società, visto che il porto, e tutto ciò che è ad esso connesso, è l’architrave su cui si dovrà reggere il futuro economico della città di Taranto e della sua provincia (come cerchiamo di far capire da almeno 20 anni). Staremo a vedere.

(leggi gli articoli sul porto https://www.corriereditaranto.it/?s=porto&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

2 Commenti a: Yilport rivede il piano industriale: sindacati delusi

  1. Gico

    Settembre 4th, 2020

    Stiamo alle solite, ci sarà qualcuno nella ” stanza dei bottoni” in connivenza con il politico locale che pian piano scipperà i traffici e quindi l’occupazione e nello stesso tempo per 49 anni terrà in ostaggio il porto di Taranto. Sono films visti e rivisti non ultimo Evergreen.Quando tutto questo avrà reale riscontro purtroppo dovremmo rassegnarci che Taranto come il Mezzoggiorno sarà sempre vittima della politica romana e maggiormente del capitalismo milanese o meglio colonia di entambi. Siamo lontani dai meridionalisti come Francesco Saverio Nitti quindi senza risveglio di questi simili personaggi Taranto, il Mezzogiorno e l’Italia tutta non avra futuro ed integrità.

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    • francesco Siliberti

      Settembre 4th, 2020

      Visione eccessivamente pessimistica che rispecchia lo spirito di noi Tarantini.
      Criticare in modo negativo senza dare un alternativa. Quando si sta alla finestra bisogna accontentarsi di quello che cade dal cielo. I politici li scegliamo noi fino a prova contraria quindi bisognerebbe avere uno sguardo lungo quando si va a votare e non pensare al proprio tornaconto immediato personale.

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