«Università autonoma? Prima creare un vero sistema»

 

Domenico Rana, (Istituto Paisiello): «Si costituisca un vero sistema universitario attorno a Medicina, poi penseremo all’autonomia». E sul Conservatorio: «La Provincia ha provato ad affossarlo».
pubblicato il 30 Agosto 2020, 13:00
14 mins

Per il settimo appuntamento della nostra rubrica “Parliamo di… Università” proseguiamo il nostro viaggio alla scoperta delle istituzioni di formazione e di ricerca già presenti sul territorio. Dopo la LUMSA, il Talassografico e l’Istituto Magna Grecia, oggi mettiamo sotto il riflettore l’Istituto Paisiello (o “Conservatorio Paisiello”, come dovremo presto abituarci a chiamarlo). Nostro ospite è Domenico Rana, Presidente dell’Istituto, ma anche docente universitario ed ex Presidente della Provincia di Taranto (dal 1999 al 2004). Per questo la chiacchierata con lui non può non ampliarsi ad abbracciare fasi passate del travagliato percorso di formazione del Sistema Universitario Tarantino.


ASCOLTA L’INTERVISTA COMPLETA

 


Avvocato Rana, prima di tutto: qual è lo stato di salute dell’istituto Paisiello e quali sono le prospettive per l’immediato futuro?

Lo stato di salute dell’Istituto Paisiello è, direi, ottimo, nonostante le difficoltà e le traversie che ha dovuto sopportare e attraversare. Il Paisiello Università – perché il Paisiello è Università – ha una storia ventennale. Nel dicembre del 1999 il Liceo Musicale Paisiello è stato, con una legge dello Stato, trasformato, insieme ai Conservatori di Stato – e quindi parificato, non pareggiato, ai Conservatori di Stato – in Istituto Superiore di Studi Musicali. Quindi, come è scritto nella 508/99, il Paisiello fa parte del Sistema Universitario Nazionale. Che cosa si è dovuto fare dal 1999, anzi dal 2000, quando poi è entrata concretamente in vigore la legge? Cercare di trasformare l’Istituto Paisiello in struttura universitaria, sia per quanto riguarda la qualificazione professionale dei docenti, sia per quanto riguarda le strutture necessarie per una attività didattica articolata, ampia, che potesse in qualche modo essere corrispondente allo spirito della legge e al rango universitario che aveva assunto il Paisiello. Perché mi state intervistando? Perché oggi sono il Presidente del Paisiello, però io sono Presidente del Paisiello da vent’anni…

All’epoca della 508/99, ricordiamo, lei era il Presidente della Provincia di Taranto.

La provincia di Taranto ha una nobile storia, quasi centenaria, di sostegno esclusivo al Liceo Paisiello e poi al Conservatorio Paisiello, possiamo già chiamarlo così.

E questa è una buona notizia per tutti.

Non è una notizia, è una realtà! Una realtà della quale naturalmente bisogna rendersi conto. Non è stato facile. Non è stato facile perché le difficoltà sono venute proprio da quelli che quando dal 1° gennaio 2021 ci sarà la ufficiale statizzazione sono quelli che diranno “Abbiamo fatto”, “Siamo contenti”, “Abbiamo dato”. Quelle persone, poi ne scriveremo nome e cognome, sono quelle che hanno creato il massimo delle difficoltà possibili, e ci sono stati momenti in cui il Paisiello ha rischiato di chiudere, ed è stato grazie all’impegno, al sacrificio, all’abnegazione dei docenti e del personale amministrativo, oltre che degli amministratori, che il Paisiello è rimasto in vita, perché per molti mesi i docenti del Paisiello, cioè docenti universitari, hanno svolto in maniera assidua e regolare il loro compito con tutta la passione di cui sono capaci, senza percepire lo stipendio. Perché? Perché la Provincia, che era impegnata da quasi cento anni a sostenere il Paisiello, ad un certo punto ha stabilito che il Paisiello non le interessava più. La Provincia poi dirà – il primo gennaio risentiamoci – “abbiamo fatto”. La Provincia ha tentato, attraverso suoi organi sia politici che amministrativi, di sotterrare il Paisiello. E questa è una notizia.

È una notizia e un’accusa abbastanza grave.

Non è grave, è un’accusa che è documentata in atti. Quando volete gli atti giuridici che sono stati compiuti dalla provincia, dagli amministratori e dalla burocrazia, sono a vostra disposizione.

E di questo noi la ringraziamo. Mi consento anche di interpretare quello che lei ci ha detto riguardo l’abnegazione dei docenti del Paisiello…

Ai quali va il ringraziamento di tutta la collettività, perché il sostegno della collettività tarantina è stato totale. Però questo sostegno non è bastato a smuovere l’animo di alcuni amministratori, di cui naturalmente sono pronto a far nomi.

L’esperienza di questi docenti del Paisiello, per quanto sia un sacrificio che in condizioni normali non dovrebbe essere necessario, rappresenta anche uno spunto positivo per guardare al futuro, se pensiamo che in molte nostre interviste, invece, si è parlato di un atteggiamento un po’ tiepido da parte dei docenti universitari nei confronti delle sedi tarantine. Qual è la sua opinione di come si sono sviluppati i corsi di quello che oggi si chiama il Dipartimento Jonico dell’Università degli Studi di Bari?

Io sono soddisfatto di quello che è stato fatto, perché è chiaro, ha una storia abbastanza recente l’istituzione dell’Università, cioè del Sistema Universitario tarantino, perché io di questo mi sono occupato da Presidente della Provincia. Dopo dei timidi interventi del secolo scorso, il discorso sul sistema universitario tarantino è stato articolato – adesso devo farmi un elogio, per favore –anche a partire dall’istituzione della Facoltà di Giurisprudenza. Era mia opinione, quando ero Presidente della Provincia, che l’Università fosse il volano dello sviluppo dell’economia di un territorio, ma era mia opinione che la Facoltà di Giurisprudenza dovesse essere il volano della costituzione di un sistema universitario tarantino, che comprendesse sia Facoltà umanistiche, sia Facoltà scientifiche, e che fosse anche coordinato con il Politecnico, che andava anch’esso valorizzato e sintonizzato con il sistema universitario tarantino. Infatti, non è un caso che l’istituzione della Facoltà di Giurisprudenza abbia dato luogo nel suo sviluppo a quello che oggi è il Dipartimento, che è una eccellente istituzione universitaria. Le difficoltà, i problemi ci sono sempre, però il percorso che è stato sviluppato è stato un percorso onesto, serio, competente, e oggi ci gioviamo di docenti di valore anche internazionale – bisogna dirlo a voce alta – che nulla hanno a che invidiare sia dai docenti dell’Università di Bari che di altre Università italiane. Quando è stata istituita la Facoltà di Giurisprudenza? È stata istituita il 5 agosto 1999.

E torniamo sempre in quegli anni lì…

È stata istituita il 5 agosto con decreto del Ministro Ortensio Zecchino, che io avevo incontrato un mese prima, il 4 luglio 1999, ero Presidente della Provincia, e gli ho chiesto l’istituzione della Facoltà di Giurisprudenza a Taranto. Il Ministro accolse la mia documentazione, gli offrii anche una richiesta a nome di tutta la collettività, una memoria e misi in guardia anche il Ministro da questo aspetto, questo ci tengo a dirlo: la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari, di cui facevo parte, dietro sollecitazioni nel senso di istituire una Facoltà a Taranto aveva preso questa decisione: istituire la seconda Facoltà di Giursprudenza a Bari e poi decentrare dalla istituenda – istituibile – seconda Facoltà, quindi in futuro. Io misi in guardia il Ministro Ortensio Zecchino e gli dissi: “Guardi Ministro, la Facoltà ha deliberato in questi termini. Se noi seguiamo l’indirizzo della Facoltà di Giurisprudenza noi non avremo mai la Facoltà di Giurisprudenza a Taranto, quindi occorre che lei, Ministro – questo colloquio avvenne il 4 luglio a Lecce alla presenza del Presidente del Consiglio D’Alema – faccia un decreto che istituisca la Facoltà di Giurisprudenza a Taranto”. Il Ministro mi ascoltò, fra l’altro avevo un rapporto personale con lui, e il 5 agosto emanò il decreto con il quale istituiva il corso di laurea di Giurisprudenza a Taranto. La Facoltà è stata poi istituita dopo. Così nacque la Facoltà di Giurisprudenza a Taranto, che doveva fare da lievito per tutte le istituzioni universitarie che poi si sono avute nel tempo. In quel quinquennio riuscimmo ad aprire, se non sbaglio, una ventina di corsi di laurea, poi magari in un altro incontro glieli racconterò tutti, e nello stesso tempo inserii come Presidente della Provincia nel sistema universitario anche quella che era la novella Università, l’Istituto Paisiello.

C’è un filo rosso che lega il Paisiello alla Facoltà di Giurisprudenza, ed è via Duomo. Se oggi noi vediamo una via Duomo un po’ diversa da quella di vent’anni fa è forse grazie anche e soprattutto a queste due presenze universitarie. Qual è il suo punto di vista su questo mutamento urbanistico e non solo urbanistico che c’è stato in questi ultimi due decenni?

Il filo rosso non è fra Giurisprudenza e Paisiello, è fra Paisiello e Università, perché nella mia idea – e naturalmente operammo in questo senso in sintonia con il sindaco di Taranto che all’epoca era Rossana Di Bello – operammo nel senso di destinare la Caserma Rossarol a istituzione universitaria, e la nostra idea era quella di collegare il Paisiello all’Università, e per la verità devo dire che la mia idea non era quella di allocare Giurisprudenza lì, in quel luogo, ma di allocare la Facoltà di Lettere e di Beni Culturali, includendo nei Beni Culturali i Beni Culturali Musicali. Questo era il mio disegno criminoso.

Questa Facoltà di Beni Culturali che ritorna periodicamente nelle nostre interviste come una delle incompiute di questo progetto dell’Università su Taranto.

Dopo la mia azione, che si è conclusa nel 2004, diciamo che le cose sono andate leggermente e progressivamente degradando, quanto alle istituzioni universitarie. Ma questo è un altro discorso, che magari faremo in altro momento. Concludendo: la mia voce non è per l’autonomia universitaria, la mia voce è per creare il sistema universitario a Taranto, e per creare il sistema universitario a Taranto, occorre che sia istituita e funzionante la Facoltà di Medicina. Questo è il vero disegno da perseguire! Poi penseremo all’autonomia. E Medicina deve fare sistema, poi, con la Facoltà di Scienze, che dovrà istituire il corso di laurea in Scienze Biosanitarie, e con il Politecnico, che deve istituire la Facoltà di Ingegneria Biomedica. Questo è il sistema che si deve costruire ora, e deve durare dieci anni questo processo. Poi penseremo all’autonomia, l’autonomia non è un problema adesso. Il problema è creare un sistema e una coscienza universitaria complessive.

Prima di salutarla chiudo con una domanda che ormai i nostri lettori conoscono bene: in vista delle numerose scadenze che Taranto dovrà affrontare nei prossimi anni (i lavori del CIS; la candidatura a Capitale Italiana della Cultura, i Giochi del Mediterraneo del 2026), come si immagina Taranto nel 2026?

Siccome stiamo parlando di Università, mi immagino Taranto una città universitaria, con un sistema universitario, come ho detto prima, dotato di quelle strutture universitarie di cui abbiamo parlato. Non voglio addentrarmi, sennò mi distraggo e temo di distrarre l’opinione pubblica da un tema che è un problema, che va risolto nell’interesse della collettività. Perché bisogna coniugare il diritto allo studio con il diritto alla salute, quindi Medicina, Scienze Biosanitarie, Ingegneria Biomedica. Questo è il messaggio. Nel 2026 vorrei che ci fossero queste Facoltà.


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