Il posto giusto per dire “quel” sì

 

Chi doveva sposarsi prima del 18 maggio scorso ha rischiato un esaurimento nervoso perché, per la gioia dei tipografi, migliaia di partecipazioni sono finite nel cestino e molte coppie hanno dovuto rinviare il grande giorno ad una nuova data
pubblicato il 30 Agosto 2020, 07:07
5 mins

A causa del coronavirus anche il mercato connesso al Sacro ha subito una drastica battuta d’arresto. Quest’anno, la maggior parte di battesimi, comunioni, cresime e matrimoni sono stati rimandati e i banchetti e i ricevimenti, a causa delle restrizioni, drasticamente ridotti.

Proprio per il rito del matrimonio, sul quale ci soffermiamo, che fa mercato a sé visto che produce un giro d’affari fra i 7 e i 15 miliardi l’anno e coinvolge anche gli stranieri che in Italia vengono a pronunciare il fatidico sì, sono state introdotte dal governo delle vere e proprie “linee guida” che hanno fatto impazzire sposi e wedding planner di tutto il Paese. Chi doveva sposarsi prima del 18 maggio scorso ha rischiato un esaurimento nervoso perché, per la gioia dei tipografi, migliaia di partecipazioni sono rimaste immacolate, intonse e pronte per il cestino e molte coppie hanno dovuto rinviare il grande giorno ad una nuova data.

Vale la pena di riflettere allora sul perché nonostante la ripresa, si è calcolato che gran parte dei matrimoni sia stato comunque rinviato al prossimo anno. Nelle risposte emerse da un sondaggio diffuso dagli organizzatori di eventi – i wedding planner – il 51 per cento delle coppie avrebbe deciso di mantenere la data fissata e Unimpresa Moda, ha calcolato invece che 7 fidanzati su 10 avrebbero scelto invece di posticipare, con un impatto negativo sui ricavi (abbigliamento, video e fotografie, bomboniere, addobbi floreali, ristorazione) stimato in centinaia di migliaia di euro. Ma perché? Visto che le linee guida restringono senza vietare?

Se si esamina bene questo spaccato ci si accorge che, a parte qualche elemento caratterizzante in alcune forme di matrimonio che resistono: per esempio i set fotografici alla Carlo e Diana o i ricevimenti nuziali che iniziano a pranzo e finiscono a cena proseguendo fino a tarda notte anticipando un finale affidato a ballerine, sosia di Gigi d’Alessio e fuochi d’artificio, nulla ha impedito alle coppie che lo volevano veramente, di unirsi in matrimonio.

Certo, con le regole poi introdotte con la fase due, qualcosa è cambiato. Ma rimosso l’obbligo degli sposi di indossare la mascherina durante il rito, limitati gli abbracci alla sposa, le pacche fraterne sulle spalle dello sposo e i baci di troppo dopo le foto di rito, pur rispettando (non condividendola) l’idea di festa di nozze di chi la intende in questo modo, cos’altro ha impedito di trovarsi davanti ad un altare, se non l’impossibilità di scatenare un Carnevale di Rio per duecento o più persone?

Unirsi in matrimonio, in questo periodo storico, fra paura del Covid e una ben più pressante incertezza economica e più in generale del futuro, probabilmente ha un significato ancora più autentico e profondo che farlo in “tempo di pace”.

Mi è venuto in mente dopo aver assistito casualmente a una cerimonia nuziale sulla spiaggia. Sebbene non invitato, da osservatore privilegiato (in quanto molto vicino a un luogo aperto al pubblico: il bagnasciuga) ho avuto il tempo per maturare lo spunto per questa riflessione.

E ho potuto vedere con i miei occhi, che un tronco come altare sotto un arco di legno addobbato con i fiori è tutto quello che serve se vuoi pronunciare uno splendido si. Se poi ci aggiungi il tramonto e il rumore del mare, potrebbe quasi sembrare una cornice da film. E in effetti, lo era.
Anzi, lo erano. Proprio come in un film i due sposi sembravano emozionati ma radiosi. Belli perché autentici.

E la chitarra classica che ha sostituito il suono maestoso dell’organo, non l’ha fatto rimpiangere, perché ha accompagnato con lo stesso effetto l’arrivo della sposa, sempre emozionante.

Non parlo di un matrimonio in calzoncini corti, ma di bellezza senza lusso. Lo sfarzo era concentrato nella ricerca della semplicità, ma senza l’esigenza della misura, del calcolo. E l’effetto si trasferiva nel brusio allegro degli invitati. Il caldo era atroce, soprattutto per chi era in camicia e giacca, ma nessuno sembrava accorgersene. La musica giusta, l’atmosfera perfetta.
G. e R., le iniziali dei due sposi, mi hanno convinto che sposarsi (ed essere felici) ai tempi del Covid, si può. E mi hanno (involontariamente) fatto partecipare a una forma di “evento” al quale solitamente prendo parte per poche eccezioni e malvolentieri. Davvero un peccato non essere stato invitato, una festa così, non me la sarei persa per nessun motivo.

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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