Uffici stampa e quell’informazione imposta

 

pubblicato il 26 Agosto 2020, 22:02
6 mins

Dopo essermi fatto tanti “amici” tra i colleghi giornalisti con il pezzo https://www.corriereditaranto.it/2020/03/13/2giornalismo-sportivo-a-tarantoliscio-gasato-o-a-gettone/, proverò a farmene anche tra i colleghi responsabili degli uffici stampa delle nostre realtà sportive.

Una premessa però va fatta. Ricoprire l’incarico di addetto stampa di un club sportivo non è semplice per una serie di motivi.

L’investimento dei club nostrani nella comunicazione è veramente irrisorio quasi ai limiti del mortificante se si pensa all’importanza di un settore, quello della comunicazione, diventato anno dopo anno sempre più determinante per far conoscere le attività del club.

Spesso basterebbe tagliare di un migliaio di euro l’ingaggio annuale a qualche giocatore per poterlo investire in un ufficio stampa di livello. Ed invece, spesso, i colleghi sono costretti a fare le classiche nozze con i fichi secchi venendo gratificati poco dal punto di vista economico (qualche centinaio di euro al mese più qualche capo di abbigliamento tecnico) ma anche da quello professionale, considerate le continue ingerenze da parte di presidenti e direttori vari che credono di poter imporre le loro idee ad una persona che è lì, con le sue competenze certificate, per aiutare il club a crescere dal punto di vista della percezione che ne ha l’opinione pubblica.

Diciamo che in tanti casi , almeno dalle nostre parti, un addetto stampa ha più da perdere che da guadagnare, considerato che è veramente difficile mediare le esigenze del club con quelle dei giornalisti, esigenze che spesso non coincidono. Le recenti dimissioni di Eligio Galeone da adetto stampa del Taranto FC 1927 ne sono un esempio in tal senso.

Fatta questa lunga, ma doverosa premessa, ora andiamo ad analizzare l’omologazione che da qualche tempo a questa parte si è impossessata degli uffici stampa dei club sportivi nostrani.

Quasi tutti forse pensano di lavorare in grossi club di serie A e pertanto cercano di simulare nelle realtà locali lo stesso modus operandi di club seguiti da milioni di persone.

In tanti casi ci si presenta con dietro il kit dell’addetto stampa 2.0 che prevede: grafica accattivante, utilizzo smodato dei social, taluni inutili (proprio perchè non si ha il seguito di Juventus, Inter, Milan, Lube Volley o Armani Basket), comunicati stampa, alcuni veramente superflui (ad esempio le partnership con gli sponsor secondari) inviati a tutte le ore del giorno ma anche della tarda sera (è capitato di riceverne alle 6.30 del mattino ma anche alle 23.00) che una persona dovrebbe vivere sul web per starci dietro.

In più la novità della creazione di canali informativi interni (web tv o strisce web quotidiane di informazione autogestite) che danno vita ad una sorta di incoscia”concorrenza” con i mass-media ai quali ci si rivolge che si traduce in notizie o comunicati inseriti prima sui propri profili social o contenuti esclusivi veicolati in precisi giorni che costringono i giornalisti a collegarsi a tal orario, per ascoltare tal giocatore scelto dal club. Insomma la sensazione che la modernità spacciata dagli uffici stampa di nuova leva stia costringendo noi giornalisti a subire una informazione imposta. Quella è se vi piace……

Ciò fa comodo ai club perchè così veicolano quel che vogliono loro lasciando poca libertà di azione ai mass-media, riducendo al minimo il contradditorio e l’esposizione alle critiche. Insomma l’idea che si ha è quella di una informazione che va avanti con il pilota automatico.

Altro discorso riguarda i contenuti propinati dagli uffici stampa. Perchè se il contenitore è sempre molto accattivante, il contenuto a volte lascia a desiderare. Molti comunicati stampa sono carenti di notizie, specie quelli che riguardano l’annuncio dell’acquisto dei giocatori (non tutti conoscono un certo giocatore piuttosto che un certo pallavolista o un certo cestista). Non si trovano ad esempio le caratteristice tecniche degli atleti (è destro? è sinistro?è un incontrista? è un colpitore di testa? è uno che attacca la palla alta? è uno che ha una battuta fulminante? è uno fenomenale nei tiri da tre? È uno specialista nei rimbalzi?) nè quelle fisiche che aiutano a capire di che tipo di atleta si sta parlando (altezza ma anche peso), in che squadre hanno militato in precedenza, quanti gol hanno fatto o quanti punti hanno realizzato, dove sono nati.

Insomma sembra che negli ultimi tempi ci si soffermi più sulla forma, sull’impacchettamento della notizia, sull’aspetto multimediale che sul suo reale contenuto.

In definitiva non è facile ricoprire il ruolo di responsabile dell’ufficio stampa ma se si personalizza il proprio lavoro, senza star dietro agli stereotipi, forse si può riuscire ad accontentare sia il club per il quale lavori, che i giornalisti con i quali ti interfacci quotidianamente.

Ovviamente il posto dal quale scrivo non è una cattedra, anche io ho sbagliato e continuo a sbagliare cercando di imparare da chi ne sa più di me. Forse da “anziano” del settore sono refrattario ai cambiamenti avvenuti negli anni (quando ho cominciato, l’addetto stampa era impegnato solo il giorno dell’evento sportivo, durante la settimana si potevano chiamare direttamente i giocatori per una intervista e decidevano loro se acconsentire o meno alle richieste) ma forse sarebbero auspicabili meno regole da Champions League e più libertà di contenuti da concedere.

*immagini di repertorio

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