Tempa Rossa, l’Eni rivede progetto sul pontile petroli

 

Presentato uno Studio Preliminare Ambientale per la modifica di progetto già autorizzato e in corso di realizzazione, che sarà sottoposto a procedura di verifica di VIA
pubblicato il 18 Agosto 2020, 18:56
18 mins

La società Eni Refining & Marketing ha presentato uno Studio Preliminare Ambientale in merito al progetto di “Adeguamento delle strutture della Raffineria di Taranto per la movimentazione del Greggio Tempa Rossa Adeguamento del Pontile Petroli esistente” firmato dalla società Petroltecnica spa (azienda di Cesarolo in provincia di Rimini).

Lo studio riguarda l’adeguamento del Pontile Petroli esistente presso la Raffineria ENI R&M, nel Mar Grande di Taranto, tra il quarto sporgente e Punta Rondinella. 

La revisione riguarda il progetto già valutato con pronuncia di compatibilità ambientale favorevole, di cui al Decreto VIA/AIA n. 573 del 27.10.2011 – la cui vigenza ed efficacia sono state prorogate con Decreto VIA n.373 del 17 dicembre 2017 – e all’Autorizzazione Unica n. 17441, rilasciata il 29 marzo 2018 dal Ministero dello Sviluppo Economico di concerto con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. 

Il progetto di revisione, prevede l’infissione di 52 pali in acciaio di grande diametro, dei quali, 44 saranno infissi lungo il lato est del pontile e saranno collegati tra loro, nonché con la struttura del pontile, attraverso travi in acciaio; altri 8 saranno infissi presso ciascuna delle due piattaforme d’attracco (4+4). La finalità esclusiva dell’intervento è di integrare le strutture del Pontile Petroli esistente, per renderle idonee a sostenere il nuovo oleodotto da 30” – già previsto nel precedente programma lavori di cui al citato Decreto VIA/AIA n. 573 – il cui scopo come si sa rimane quello di trasportare il greggio proveniente dal parco serbatoi Tempa Rossa verso la zona di imbarco. 

Secondo quanto riportato nello studio “Il progetto di cui al presente studio preliminare ambientale, pertanto, non altera la finalità dell’opera già autorizzata e non ne modifica la potenzialità di movimentazione dell’infrastruttura logistica che resta quindi inalterata rispetto a quanto già autorizzato”. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/06/15/tempa-rossa-estrazione-greggio-partira-a-fine-anno/)

Il progetto originario per la raffineria di Taranto

Questo in quanto il progetto precedente sottoposto a VIA, di cui il presente costituisce revisione, non prevedeva infatti interventi sul Pontile Petroli esistente ad eccezione della posa dell’oleodotto di collegamento con il pontile in prolungamento (nella foto i lavori in corso al Pontile Petroli).

Esso, infatti, originariamente prevedeva: 

Interventi Offshore in ambiente marino: prolungamento del pontile esistente a servizio della Raffineria; adeguamento dei servizi ausiliari asserviti al pontile.

Interventi Onshore in ambiente terrestre: costruzione di due nuovi serbatoi di stoccaggio greggio Tempa Rossa; costruzione di due nuove aree di pompaggio per la spedizione del greggio Tempa Rossa e del greggio Val d’Agri al nuovo pontile; costruzione nuova linea di trasferimento greggio Tempa Rossa dai nuovi serbatoi al nuovo pontile; costruzione nuova linea di trasferimento greggio Val d’Agri dai serbatoi esistenti al nuovo pontile; costruzione di un nuovo impianto pre-raffreddamento greggio Tempa Rossa; costruzione di due nuovi impianti di recupero vapori a integrazione dell’esistente, uno per la gestione dei vapori da caricamento greggio Tempa Rossa e uno per la gestione dei vapori da caricamento  greggio Val d’Agri; adeguamento-potenziamento servizi ausiliari asserviti alle nuove installazioni onshore.

La realizzazione dell’intervento di adeguamento del pontile esistente, oggetto dello studio preliminare ambientale, “è esclusivamente motivato dalla esigenza, emersa solo in fase di progettazione esecutiva, di fare fronte ad una sensibile accentuazione dello sforzo di taglio gravante sulla trave del pontile esistente sulla quale collocare la linea di trasporto greggio di 30” prevista dal progetto autorizzato. Per questo motivo si è resa necessaria la progettazione una nuova struttura portante, da posizionare adiacentemente alla struttura esistente, per sostenere la tubazione da 30″, sgravando la trave esistente dagli incrementi dei carichi” si legge nello studio.

Per quanto sopra, si ritiene che il progetto di modifica di che trattasi ricada nella tipologia di progetto di cui alla lettera h) dell’Allegato II-bis alla parte seconda del D.Lgs. 152/2006, in quanto configurabile come modifica di progetto già autorizzato e in corso di realizzazione, e, pertanto, da sottoporre a procedura di verifica per l’assoggettamento a VIA. 

Nel documento viene dunque presentata una situazione Ante Operam che si riferisce alla situazione delle opere già autorizzate per effetto dei provvedimenti sopra citati, ed una situazione Post Operam che si riferisce alla situazione derivante dalla realizzazione del presente progetto così come rappresentato nelle figure 1a e 1b. 

La seguente figura mostra la situazione ante operam riportando il dettaglio (in rosso) delle opere autorizzate. 

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Il progetto non ricade nella disciplina di cui al D.Lgs.105/2015, in quanto si tratta di mero adeguamento strutturale del Pontile Petroli esistente. La posa del nuovo oleodotto da 30” sul Pontile Petroli esistente era già stato oggetto del Rapporto Preliminare di Sicurezza per la fase di Nulla Osta di Fattibilità relativo al progetto di Potenziamento delle Strutture di Raffineria per lo stoccaggio e la movimentazione del greggio Tempa Rossa, positivamente assentito dal CTR della Regione Puglia nella seduta in data 10 aprile 2013. Il progetto dunque non modificherebbe in alcun modo quanto allora positivamente assentito.

Le conclusioni dello Studio Preliminare

Il progetto per l’adeguamento strutturale del pontile petroli esistente, è quindi costituito da: una nuova struttura portante per sostenere la tubazione da 30″, sostenuta da 44 pali infissi lungo il lato est del pontile e collegati tra loro, nonché con la struttura del pontile, attraverso travi in acciaio; un intervento di adeguamento delle strutture portanti delle piattaforme P1 e P2 dovuto ai carichi dati dai nuovi dispositivi del sistema antincendio prescritti dalle autorizzazioni ottenute, realizzata attraverso l’infissione di 4 pali agli angoli di ciascuna delle due piattaforme d’attracco (4+4);

In particolare, per le singole componenti nello studio preliminare si legge quanto segue:

Atmosfera e qualità dell’aria: “le emissioni di inquinanti in atmosfera sono legate esclusivamente ai mezzi navali utilizzati per la posa dei nuovi pali in acciaio nella fase di cantiere. Le emissioni stimate dell’inquinante maggiormente emesso, gli ossidi di azoto, ammontano a circa lo 0,151% di quelle annualmente emesse nel comune di Taranto, determinando effetti non significativi sullo stato locale di qualità dell’aria, che peraltro, in base ai dati esaminati relativi al triennio 2016-2018, presenta un buono stato qualitativo”.

Ambiente idrico superficiale, sotterraneo e marino: “per quanto riguarda l’ambiente terrestre, il progetto non prevede in fase di cantiere né prelievi né scarichi idrici e nessuna azione è prevista a carico della componente in fase di esercizio. Circa l’ambiente marino il sito di intervento è collocato in una posizione marginale del Mar Grande a ridosso della costa. Date le caratteristiche geomorfologiche del fondo marino e le caratteristiche correntologiche presenti si può escludere che l’opera possa provocare alterazioni al regime attuale in quanto la nuova palificata si colloca a ridosso del pontile esistente in aree a ridotta profondità con correnti deboli”

Suolo e sottosuolo: “La realizzazione del progetto non evidenzia impatti significativi all’ambiente terreste della componente né in fase di cantiere né in fase di esercizio. L’unica attività svolta in terraferma riguarda infatti il deposito e la gestione della carpenteria metallica utilizzata nei lavori, che sarà oggetto di occupazione temporanea limitata alla durata dei lavori (circa 6 mesi). Per quanto riguarda l’ambiente marino va evidenziato che le tecniche utilizzate per l’infissione dei pali minimizzano la risospensione dei sedimenti, come peraltro dimostrato dal monitoraggio ambientale condotto durante la realizzazione del pontile, inoltre le caratteristiche granulometriche dei sedimenti evidenziano una scarsa predisposizione alla risospensione, in un ambiente caratterizzato da correnti deboli e da biocenosi bentonica a basso valore ecologico. Inoltre i sedimenti interessati non evidenziano la presenza di sostanze contaminanti. Infine le misure di mitigazione adottate permettono di ridurre ulteriormente l’entità del fenomeno. Per tale motivo è escluso che il fenomeno possa determinare incidenze sull’area Natura 2000 “Posidonieto Isola di San Pietro – Torre Canneto” (SIC-ZSC IT9130008), distante circa 6 km con l’interposizione della diga foranea e dell’isola di S.Pietro“.

Biodiversità: “La realizzazione del progetto non evidenzia impatti significativi all’ambiente terreste della componente né in fase di cantiere né in fase di esercizio. Per quanto riguarda l’ambiente marino l’intervento non determina sottrazione di habitat in quanto l’area interessata dai lavori è collocata sottocosta in un ambito portuale caratterizzato da biocenosi bentonica a basso valore ecologico, che non potranno nemmeno essere disturbate dall’eventuale risospensione dei sedimenti che risulta minimizzata, come già visto, sia dalle caratteristiche granulometriche, che dalle tecniche esecutive, che dalle mitigazioni adottate. Si ritiene infine di poter escludere l’impatto del rumore subacqueo sui Mammiferi Marini in quanto l’area di cantiere si trova sottocosta molto lontano dal mare aperto ed il rumore generato, in particolare nelle fasi di battitura dei pali, viene comunque schermato dalle Isole Cheradi e dalle dighe foranee che delimitano il Mar Grande”.

Rumore (terreste): “le emissioni sonore indotte in fase di cantiere risultano non significative rispetto al clima acustico attuale, oltre ad essere temporanee e reversibili. Inoltre le attività di cantiere saranno esclusivamente diurne”.

Radiazioni non ionizzanti: “il progetto non prevede alcuna azione che preveda l’emissione di radiazioni di qualsiasi natura”.

Salute pubblica: “il progetto riguarda l’adeguamento di una infrastruttura esistente la cui fase di cantiere, ha una durata di circa 6 mesi. Si tratta dunque di azioni temporanee e completamente reversibili che dunque non possono produrre effetti cronici sullo stato di salute della popolazione, che non risentirà nemmeno degli effetti degli impatti su altre componenti, qualità dell’aria e rumore, in quanto sono stati stimati non significativi”.

Paesaggio: “l’intervento risulterà sostanzialmente impercettibile in quanto localizzato al di sotto del profilo del pontile esistente e costituito da opere prevalentemente sommerse. Di conseguenza l’impatto paesaggistico sarà nullo“.

Traffico: “Per quanto riguarda il traffico stradale, il progetto richiederà l’impiego di qualche centinaio di mezzi pesanti per il trasporto della carpenteria metallica (pali e travi). Considerata la movimentazione di mezzi pesanti originata dall’area industriale di Taranto, l’incremento è da considerare irrisorio, temporaneo e reversibile. Per quanto riguarda il traffico navale, la posizione dell’area di intervento è marginale e sottocosta rispetto ai movimenti navali nel Mar Grande di Taranto e dunque non determinerà alcuna interferenza con il traffico portuale in atto”.

In conclusione, nello studio si legge che “l’analisi della vincolistica e degli strumenti di pianificazione territoriale vigenti nell’area di studio e l’analisi delle potenziali interazioni delle attività in progetto con il territorio e l’ambiente in cui esse si inseriscono, descritta dettagliatamente nei capitoli precedenti e come sopra riepilogata, ha evidenziato che la realizzazione del Progetto non produrrà effetti negativi e significativi sull’ambiente e che non si evidenziano elementi di contrasto con la pianificazione territoriale vigente“.

La seguente tabella riepiloga la stima degli impatti effettuata nel presente studio: 

COMPONENTE AMBIENTALE ALTERAZIONE POTENZIALE FASE DI CANTIERE FASE DI ESERCIZIO
ATMOSFERA Alterazione della qualità dell’aria TRASCURABILE NULLO
AMBIENTE IDRICO SUPERFICIALE SOTTERRANEO E MARINO 

 

Utilizzo di risorse  NULLO  NULLO 
Scarichi idrici NULLO NULLO 
Alterazione regime delle correnti TRASCURABILE NULLO
SUOLO E SOTTOSUOLO  Modificazioni dell’ uso del suolo NULLO NULLO 
Alterazione delle caratteristiche morfologiche NULLO NULLO
Risospensione di sedimenti marini  TRASCURABILE  NULLO 
 

BIODIVERSITÀ 

Sottrazione di habitat terrestri NULLO NULLO
Sottrazione di habitat marino NULLO NULLO
Effetti risospensione sedimenti su comunità bentonica TRASCURABILE NULLO
Effetti rumore su mammiferi marini TRASCURABILE NULLO
CLIMA ACUSTICO  Alterazione del clima acustico TRASCURABILE  NULLO 
SALUTE PUBBLICA Effetti sullo stato di salute della popolazione NULLO NULLO
RADIAZIONI IONIZZANTI E NON Assenza di azioni di progetto
PAESAGGIO, BENI CULTURALI E ARCHEOLOGICI Alterazione della qualità del paesaggio NULLO NULLO
TRAFFICO Effetti su traffico terrestre e navale NULLO NULLO

 

In conclusione, sulla base delle informazioni reperite e riportate nel presente Studio Preliminare Ambientale, “tenuto conto del contesto territoriale, ambientale e urbanistico nel quale si colloca il progetto, analizzati gli impatti ambientali indotti dal progetto esaminato nelle fasi di costruzione ed esercizio, alla luce degli interventi di mitigazione e delle procedure adottate per la salvaguardia della qualità ambientale e della sicurezza, è possibile ragionevolmente ritenere che gli interventi in progetto non determineranno effetti significativi negativi per l’ambiente e per l’uomo“.

Le nostre conclusioni

Come riportato in precedenza, il progetto in quanto configurabile come modifica di progetto già autorizzato e in corso di realizzazione, verrà sottoposto a procedura di verifica per l’assoggettamento a VIA.

Attualmente in Basilicata sono ancora in corso le prove di esercizio dell’impianto Tempa Rossa (con non pochi problemi come raccontano le cronache lucane), con la Total (che ha chiesto una proroga all’Umnig, l’Ufficio nazionale minerario controllato dal ministero dello Sviluppo Economico) che conta di implementare la produzione entro l’anno, aumentando progressivamente anche le attività e conseguentemente il numero degli occupati.

Resta inoltre da capire quale sarà il reale sviluppo e il futuro della raffinazione a Taranto, visto che l’Eni sul territorio nazionale ha iniziato un lungo processo di riconversione e trasformazione delle proprie attività, con l’azienda del cane a sei zampe che prevede di uscire dalla raffinazione tradizionale entro i prossimi 10-15 anni.

Sul progetto Tempa Rossa abbiamo scritto sin dal suo principio decine di articoli nel primo decennio degli anni duemila sulle colonne del ‘TarantoOggi‘ (conseguendo anche un premio giornalistico d’inchiesta nel 2013), proseguendo poi sulle pagine del corriereditaranto.it. Non staremo dunque qui a ripeterci cose già arcinote.

Certamente però, su quanto avviene all’interno della raffineria Eni (ed all’esterno con le emissioni odorigene che sembrano essere finalmente diminuite negli anni), bisognerà tenere gli occhi ben aperti: sia sulla sua eventuale e molto probabile riconversione, sia sulla possibilità che si trasformi in un semplice sito di stoccaggio.

Staremo a vedere.

(leggi tutti gli articoli sul progetto Tempa Rossa https://www.corriereditaranto.it/?s=tempa+rossa&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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