Utin Taranto. L’eccellenza in serie B

 

Con l'Utin in funzione, tutti i punti di nascita del nostro territorio possono fare riferimento ad un centro di altissima specializzazione non costringendo intere famiglie a sobbarcarsi il disagio e i problemi legati alla lontananza. Disagi affettivi, ma anche organizzativi ed economici
pubblicato il 16 Agosto 2020, 07:07
10 mins

L’Utin di Taranto ha bisogno di aiuto”. E la voce dei tanti sostenitori dell’Unità di Terapia Intensiva Neonatale non si è fatta attendere. Al grido d’allarme lanciato qualche giorno fa dall’Associazione Delfini e neonati dalla piattaforma Change.org, sulla quale è stata sottoscritta la petizione contro la chiusura del reparto, hanno risposto in tantissimi. Per dare un’idea in 5 ore sono arrivate oltre 3 mila firme, fino ad arrivare a circa 15 mila in un’altra manciata di ore.
Un segnale chiaro. L’Utin non deve chiudere.
Ripercorriamo la vicenda.

Una settimana fa, col reparto già in affanno per carenza di neonatologi, una donna alla 37ma settimana di gestazione viene trasferita per un parto d’urgenza all’ospedale di Acquaviva delle Fonti. L’episodio diventa un caso che viene presentato al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano in occasione di un incontro con i sindacati dei dirigenti medici, in particolare dall’Anaao che avevano sollevato la questione insieme ad altre organizzazioni sindacali.
Sul tavolo, sebbene in “rottura”, anche altre questioni, tra le quali, l’erogazione dell’indennità Covid, duemila euro lorde a circa mille operatori in prima linea.

Michele Emiliano

Si cerca di ricomporre la frattura. Per Emiliano la soluzione è intercettare le disponibilità di specialistici che potrebbero essere messe in campo dal Policlinico di Bari o dall’ospedale di Acquaviva delle Fonti. Così facendo si potrebbe far fronte a questo periodo di grave emergenza in cui la carenza di neonatologi riesce a garantire solo il funzionamento del Nido. Una soluzione tampone. A preoccupare sono le emergenze che potrebbero verificarsi in un territorio ampio come il tarantino dove avvengono circa 2600 parti all’anno.

Grazie all’Utin di Taranto infatti, tutti i punti di nascita del nostro territorio possono fare riferimento ad un centro di altissima specializzazione non costringendo intere famiglie a sobbarcarsi il disagio e i problemi legati alla lontananza. Disagi affettivi, si, ma anche organizzativi ed economici. Chiunque abbia avuto a che fare con quel reparto (e il sottoscritto lo è stato) sa benissimo che la lontananza dal luogo dove il figlio è ricoverato (e il sottoscritto ne aveva ben due) è un problema che aggiunge ansia, impotenza, angoscia, stress, disagio, infelicità.
Come pure la presenza della figura materna nella fase dell’assistenza non è un fattore opzionale ma è parte integrante della cura.

La carenza di pediatri, va detto, non è circoscritta alla città di Taranto ma è un’emergenza nazionale che ci riguarda, ora più che mai, da vicino. L’allarme fu lanciato più di un anno fa e le cause, da una parte sono attribuibili alle nuove norme pensionistiche, con un alto numero di medici che giungono all’età della quiescenza, dall’altra, alle borse di studio di specializzazione sempre più ridotte che non garantiscono un numero congruo di nuovi specializzati e che hanno determinato la carenza dei medici specialisti.

Tra le specializzazioni che soffrono di più c’è proprio la pediatria, infatti, secondo uno studio indipendente della fine del 2019, senza un’adeguata programmazione e i necessari correttivi, nei prossimi 5 anni, negli ospedali italiani, mancheranno all’appello 2 mila camici bianchi. La situazione è complicata già ora, con una seria difficoltà da parte di tutti gli ospedali di reperire medici specializzati.

Numeri, cifre, protocolli. Sulla scacchiera del sistema sanitario medici e utenti vengono spostati come pedine. Nessuna emozione da condividere, nessun volto da ricordare. Per capire cos’è l’Utin devi esserci entrato, o devi averlo creato, per questo le conclusioni di queste considerazioni sul tema non può che assere affidata a chi, questa eccellenza, l’ha voluta e l’ha fatta crescere.
Circa un anno fa, Oronzo Forleo (nella foto), Direttore di neonatologia a Taranto, scrisse in una lettera indirizzata a un neonato, “Luca”, una profonda e toccante riflessione.

“Carissimo Luca, (…) intanto, di cuore ringrazio te e tutti gli altri neonati per l’esperienza umana che mi avete offerto insieme a tutto l’arricchimento culturale, professionale e tecnico che attraverso voi ho accumulato.

Mi avete insegnato ad essere uomo, padre e medico chiedendomi poco e solo quel poco che atteneva al mio ruolo istituzionale di medico, senza grandi meriti se non quello di essere stato chiamato ad assistere e controllare i tuoi bisogni. (…) Ti chiedo di perdonarmi perché penso a quanto tempo mi ci è voluto per capire che tu pretermine, di peso basso o molto basso, di età gestazionale severamente bassa e comunque in condizioni critiche, tu avevi una tua capacità sensoriale ed emozionale come la mia e come la nostra.

Ho capito con ritardo che provavi emozioni e dolore e che il dolore è una esperienza che lascia tracce indelebili nel grande magazzino della nostra mente. E probabilmente sono quelle esperienze negative e quelle tracce di sofferenza a richiedere poi negli anni successivi un risarcimento idoneo che, quando assente, produce il nostro “male di vivere”. E nessuno osi oggi darti dolore anche se in fine vita per cui anche il nostro approccio verso di te deve essere dolce, delicato e capace di darti ristoro anche nelle numerose procedure.

Ho capito in ritardo che avevi grandi capacità di ascolto e allora ho imparato a modulare la mia voce per poterti accarezzare solo con vezzi e sussurri

Ho capito in ritardo che la luce intensa non la gradivi e attraverso te ho superato l’egoismo di voler vedere illuminato il reparto a giorno in tutte le ore ma la luce vera è quella della nostra vicinanza.

 

Mi hai chiesto di chiamarmi per nome rifiutando di essere “il bambino della terza culla” o peggio “quello che sta più di lì che…”. (…) Mi hai insegnato che i tuoi genitori non sono attori non protagonisti, ma che devono vivere con te e con noi una esperienza da condividere nella migliore condizione empatica. Ma pur chiedendoti tante scuse, caro Luca devo dire che da tempo i nostri vissuti si sono modificati, quasi una nefasta digitalizzazione impropria del nostro vivere e, dei nostri vissuti e della scala dei nostri valori. (…) Mi scuso poi perché quando con l’aiuto del Signore io ti farò guadagnare la via di casa probabilmente ti dovremmo offrire di più. Dobbiamo sforzarci tutti di agire, non basta più il solo tuo perdono, dobbiamo ridisegnare un nuovo modello di interesse ed assistenza per te dalla culla alla vita adulta, una buona vita insieme alla famiglia. Gli ospedali che ti accolgono e che dovrebbero darti il massimo stanno implodendo a macchia d’olio come il propagarsi di un virus silente, minaccioso e distruttivo.

Stiamo facendo poco per affrontare il problema dei pediatri che disertano gli ospedali per il sacrificio che viene richiesto e per l’appeal professionale che l’ospedale ha perduto.

Per questo spesso corriamo il rischio di accoglierti in grande insicurezza offrendoti poco rispetto ai tuoi bisogni. E’ necessario far rivivere gli ospedali con medici che riprendano l’orgoglio di essere medici in ospedale, che siano contenti di stare con te Luca, con te e tutti i tuoi amici neonati bisognosi. E’ però necessario che tutto sia eseguito in sicurezza, bisogna con coraggio, avere dei progetti e non potrai scusarci se sappiamo quali sono ma non li attuiamo. La via maestra è oramai unica ed è quella della condivisione vera del sapere comune, dell’assistenza condivisa.

Tu Luca, figlio della mia amata città, non sarai diverso da Luca di un’altra città o altra regione, né alla nascita né dopo. Le diseguaglianze sono il frutto di un fallimento organizzativo e della distribuzione delle risorse. E allora impegniamoci su questo: rivediamo quello che facciamo per te e quello che facciamo per noi. Rivediamo come ridistribuire le nostre risorse tra territorio e ospedale, senza privilegi per nessuno, ma con il solo fine del bene comune”.

Questa è l’Utin di Taranto. Il posto dove i neonati hanno un nome, i genitori un ruolo e i medici un cuore.

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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