Comune e Jonian Dolphin al lavoro per il Taranto Dolphin Center

 

Un protocollo d’intesa ufficializza la collaborazione. Prossimo obiettivo concreto da perseguire: un centro per la riabilitazione dei cetacei vissuti in cattività.
pubblicato il 11 Agosto 2020, 16:59
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È Palazzo Amati, da qualche mese sede operativa del “Centro Euromediterraneo del Mare e dei Cetacei”, la cornice per la firma del protocollo d’intesa che sancisce ufficialmente la collaborazione già esistente fra il Comune di Taranto e la Jonian Dolphin Conservation, l’impresa che da ormai oltre un decennio ha portato alla ribalta la straordinaria realtà dei cetacei nel Golfo di Taranto.

Primo obiettivo: l’oasi blu

Il primo progetto la cui realizzazione concreta è ormai imminente, come spiegato dal presidente di Jonian Dolphin, Carmelo Fanizza, è l’oasi blu del Golfo di Taranto, vale a dire un’area di speciale tutela, sancita ufficialmente, per i cetacei che vivono nelle nostre acque. Un risultato, come ha sottolineato anche il sindaco Melucci, reso possibile dal decennale lavoro di studio di Jonian Dolphin Conservation, che ha fornito le evidenze scientifiche necessarie per supportare il progetto.

Palazzo Amati

Palazzo Amati, si studia l’ampliamento

Un secondo obiettivo su cui si lavora è l’ampliamento della sede di Palazzo Amati. Come fu annunciato all’inaugurazione, infatti, il restauro ha interessato, finora, solo il pian terreno, ma il palazzo ha altri due piani più l’ipogeo. Questi ambienti dovranno essere anch’essi restaurati e resi fruibili per le attività di ricerca e divulgazione del centro Ketos.

Taranto Dolphin Center, il “santuario dei cetacei” è pronto a nascere

Il terzo e più ambizioso obiettivo, però, è un altro: la nascita di un centro di riabilitazione e rieducazione per i cetacei vissuti in cattività. Questi arriverebbero, sulla base di contatti già avvenuti, da tutta Europa (non a caso il progetto è sotto la lente dell’Unione), per essere rieducati e reimmessi nel loro habitat naturale. «Fino a dieci anni fa – spiega Fanizza – l’osservazione degli animali avveniva prevalentemente negli acquari, nei delfinari, negli zoo. Adesso, se io porto mio figlio allo zoo, mio figlio mi dice “Ma che stai facendo, dove mi stai portando? A vedere il delfino che salta?” è sbagliato proprio dal punto di vista educativo ed è sbagliato come intervento dal punto di vista temporale, perché dopo che i bambini hanno visto il film di Nemo, della tartaruga libera, di cosa ha a che fare con gli animali reclusi, non vogliono più andare a vedere quel modello. Ormai Taranto da dieci anni a questa parte è diventata, e lo siamo a pieno titolo, un esempio di osservazione degli animali».

E l’acquario?

A questo punto giunge, inevitabile, la domanda dai banchi della stampa: dunque come guardate al progetto dell’acquario? Dopo alcuni – lunghissimi – secondi di silenzio imbarazzato arriva la stilettata di Melucci: «Ci sono molti modi di spendere i soldi pubblici. Noi abbiamo la responsabilità, con i soldi che abbiamo in gestione, di assecondare progetti come questo, poi gli altri vedremo». Si tratta, volendola buttare in politica, dell’ennesima critica del Primo Cittadino all’operato del Sottosegretario Turco, che del progetto dell’acquario è in un certo senso il padrino. Non a caso, riprendendo un atteggiamento più conciliante, Melucci afferma che, ad ogni modo, l’ultima parola deve spettare a studiosi e ricercatori, e che non è detto che non possano essere loro a trovare un punto di equilibrio fra le due visioni.

Una nuova vita per l’isola di San Paolo?

I due progetti sono curiosamente accomunati anche da un altro destino. Se l’acquario, come annunciato dal Senatore Turco, dovrebbe nascere sull’ex Stazione Torpediniere, ceduta dalla Marina all’Autorità Portuale, il “sogno” di Fanizza e Melucci è che la sede del Dolphin Center possa essere l’Isola di San Paolo. Ovviamente, perché questo accada è necessario che si completi la cessione dell’isolotto alla città da parte della Marina Militare, che ne è attualmente titolare. Già domani ci sarà un incontro informale in questa direzione, e dalle parole degli attori in campo pare di capire che ci sono possibilità di uno sviluppo positivo a breve.

Capitale di Mare

Il filo conduttore del progetto sta nella volontà, più volte espressa dall’Amministrazione Comunale, di puntare tutto sulla risorsa mare, quale vero valore identitario ed economico per lo sviluppo del territorio. In dieci anni, rivendica Fanizza, la Jonian Dolphin è arrivata ad occupare regolarmente una ventina di addetti, aprendo una strada sino ad allora (e in parte sino ad ora) inesplorata. Sarà davvero questo l’oro blu di cui Taranto ha disperatamente bisogno?

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