Università, un lettore: «Non ci si accontenti di un’istituzione formale»

 

Lettera di risposta alle nostre interviste sull'Università autonoma: «Imparare dal passato. Quanti i docenti che risiedono davvero a Taranto?»
pubblicato il 10 Agosto 2020, 21:52
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A poco più di un mese dalla partenza dei corsi di Medicina, e a ridosso delle discussioni istituzionali sull’autonomia universitaria (leggi «Università di Taranto, a che punto siamo?»), prende corpo il dibattito sull’ateneo ionico. Riceviamo e pubblichiamo il commento di un nostro lettore alle interviste del ciclo “Parliamo di… Università“:

Ho ascoltato con attenzione le interviste diffuse dal Corriere di Taranto ad alcuni personaggi tarantini relative all’Università a Taranto.

Ho constatato una unanimità quasi scontata a favore di questa istituzione nella nostra città, avvalorata da una serie di motivazioni assolutamente condivisibili.

Dichiaro di condividerle tutte. Non le ripeto per risparmio di tempo e per dare più spazio alle considerazioni che ritengo fondamentali affinché l’istituzione dell’Università porti i benefici attesi dagli intervistati e non diventi un’ulteriore occasione di delusione. Quanto meno è importante tenerne conto. Le difficoltà di realizzazione devono essere utilizzate come avvertimento a non lasciarsi prendere dall’entusiasmo; non per costringerci al pessimismo e al malumore, ma per affiancare alle manifestazioni di apprezzamento le condizioni necessarie affinché si realizzi quanto auspicato.

Nelle interviste è stato ripresa a dismisura l’espressione “occorre provvedere” , “occorre che tutti remiamo nella stessa direzione”; “occorre che il governo e le istituzioni locali siano coerenti”; ecc…

Ma se non si enuncia il tipo dei provvedimenti necessari, nominandoli con nome e cognome, si fa della retorica che apre alla delusione e allo sconforto, poiché si pensa che la mancata realizzazione degli obiettivi sia conseguenza di qualche oscuro maleficio o della malevole destinazione di noi tarantini.

L’Università – specie quella di Medicina – per raggiungere i benefici sperati sul piano dell’efficienza sanitaria, del freno all’emigrazione dei nostri giovani verso altre città, ecc. non ha bisogno soltanto dell’autonomia e delle prestigiose sedi dell’ex Banca d’Italia e dell’ex convento San Francesco del Borgo Antico, ma soprattutto della creazione di condizioni organizzative, tecnologiche, di convenienza dei docenti, di investimento in apparecchiature avanzate, di residenza per gli studenti fuori sede, ecc. che rendano conveniente per i giovani studiare a Taranto (almeno ai tarantini) piuttosto che in altri Atenei per trovare un centro di ricerca oltre che di ottenimento di un diploma di laurea.

Sono perfettamente consapevole della difficoltà di ottenere queste condizioni! Non vengo mica da Marte! Ma senza questi provvedimenti simultanei all’istituzione formale dell’Università si va incontro a delusioni e a spreco di risorse finanziarie e umane. Certamente le condizioni di efficienza possono anche essere raggiunte con il tempo, dopo alcuni anni, per cui è importante cominciare: ma in questo caso occorre affermare che per alcuni anni non ci si deve attendere nessuna variazione sugli obiettivi di miglioramento da tutti auspicati! Altrimenti nei prossimi anni ci sconforteremo davanti a risultati di poco valore.

Fra l’altro è necessario fare esperienza dagli altri corsi universitari già istituiti a Taranto. Quanti sono i docenti che risiedono nella nostra città? Quanta parte delle lezioni e delle ricerche sono condotte dai docenti e quante dagli assistenti? Quale è la percentuale degli studenti provenienti da altre città? Quali sono le condizioni di accoglienza per gli studenti e i docenti fuori sede? Come possiamo pensare che i genitori iscrivano i loro figli a Taranto invece che a Milano, Roma, Bologna, ecc. sostenendo più o meno gli stessi costi (tranne i tarantini) oppure andando incontro a maggiori difficoltà? Rischiamo di fare un’Università per gli studenti di Taranto! Per quale motivo di “vantaggio” (accoglienza, qualità didattica e di ricerca, specializzazione, ecc.) Taranto dovrebbe essere preferita ad altre sedi già consolidate nelle stesse modalità di quelle di Taranto?

Ed allora, cosa fare? Rinunciare all’istituzione dell’Università a Taranto? Certamente no, ma avere l’onestà intellettuale di dichiarare che non ci si può accontentare di un’istituzione “formale” dell’Università ,ma affinché sia efficace deve essere accompagnata da provvedimenti consequenziali e fondamentali, senza dei quali non possiamo aspettarci nel breve tempo quei risultati che tutti gli intervistati si augurano.

Filippo Catapano

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