Ex Ilva, ArcelorMittal e MiSE: quale verità?

 

L'azienda era pronta a partecipare alla call conference convocata dal MiSE. Piccola schiarita nell'indotto per la situazione dell'Alliance Green Services Italia
pubblicato il 10 Agosto 2020, 20:26
9 mins

La sensazione è che ancora una volta si è provato a forzare la mano, per obiettivi poco chiari. Soprattutto, ciò che manca davvero e da troppi anni oramai così come negli ultimi mesi, è la chiarezza. Sarebbe meglio dire che manchi la verità, ma riconosciamo che di questi tempi è un termine che fa tremare i polsi dei più, abituati a navigare in quella di mezzo del “si sa, ma non si può dire” che sta distruggendo il rapporto di fiducia tra cittadini, istituzioni e mondo della comunicazione.

Ciò detto, essendo da sempre amanti dell’approfindimento e della conoscenza reale delle cose, poniamo una semplice domanda: perché la call conference odierna sull’indotto ex Ilva per affrontare il tema dei i ritardi nei pagamenti alle imprese dell’indotto siderurgico è saltata?

Voci hanno lasciato filtrare che la responsabilità sarebbe ancora una volta da attribuire alla presunta indisponibilità dell’azienda. Che però in realtà oggi era pronta a partecipare con il direttore della Risorse Umane, Arturo Ferrucci e ben due consulenti legali di fiducia dell’ad Lucia Morselli, che seguono da vicino l’azienda.

Quindi l’azienda c’era. Nè risultano assenze nella controparte (che era a conoscenza da venerdì delle presenze dell’azienda), composta dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, senatore Mario Turco e la collega del MiSE, Alessandra Todde, che avevano convocato la call conference, con ConfindustriaTaranto, Camera di Commercio e Prefettura.

A quanto pare, così come accaduto oltre un mese fa con l’audizione convocata in Regione Puglia, la controparte avrebbe voluto la presenza dell’ad Lucia Morselli. Che ovviamente a queste riunioni non parteciperà mai.

E’ infatti assolutamente inutile convocare questi incontri (lo ribadiamo ancora una volta), mentre è in corso una lunga trattativa che entrerà nel merito soltanto dopo la conclusione delle elezioni regionali nel mese di settembre, di cui tra l’altro l’esito è tutt’altro che scontato e potrebbe portare all’addio di ArcelorMittal entro il mese di novembre.

A tal proposito, evidenziamo un qualcosa che poi spiegheremo nel dettaglio in seguito: i 470 milioni di euro presenti nel ‘Dl Agosto’ varato dal governo (‘salvo intese tecniche’) sotto la dicitura “iniziative strategiche, da realizzarsi mediante operazioni finanziarie, inclusa la partecipazione diretta o indiretta al capitale, a sostegno delle imprese e dell’occupazione, anche nel Mezzogiorno”, sono la differenza tra i 900 milioni di euro che il Dl 142/2019 aveva assegnato a Invitalia per il rafforzamento patrimoniale di Mediocredito Centrale e i 430 milioni di euro utilizzati poi da quest’ultimo per l’aumento di capitale della Popolare di Bari.

Ora questi 470 milioni dovrebbero servire ad Invitalia per entrare nel capitale sociale di AM InvestCO Italy, società veicolo con attraverso la quale ArcelorMittal gestisce in affitto gli impianti dell’ex gruppo Ilva, tra cui il siderurgico di Taranto. Ma sia chiaro a tutti: a prescindere dalla valutazione che è ancora in corso e verrà fatta sul valore dell’azienda, quei 470 milioni di euro a stento serviranno per raggiungere un 30% di quote: il che significa che lo stato spenderà una marea di soldi (basti ricordare che sempre allo stato spetterà realizzare l’impianto di preridotto per alimentare il forno ad arco elettrico previsto dall’accordo del 4 marzo, che dovrebbe costare tra i 900 e i 950 milioni di euro), per restare minoranza in un eventuale futura join venture con l’investore privato. Ammesso e non concesso che quest’ultimo resti. Altrimenti ne vedremo delle belle.

Resta però certamente in fermento l’indotto dell’ex Ilva per lavori e interventi eseguiti in fabbrica, fatturati, scaduti e non pagati, che molte aziende iscritte a Confindustria (che aveva chiesto l’incontro odierno) e non, affermano di vantare dalla multinazionale.

Lo scorso 22 luglio, Il presidente della sezione metalmeccanica di Confindustria Taranto Antonio Lenoci aveva incontrato nel pomeriggio di ieri Arturo Ferrucci, responsabile delle risorse umane di Arcelor Mittal Italia, per un confronto e fare il punto sui temi riguardanti l’indotto.

Al termine del quale Confindustria informà un sia pur parziale passo in avanti, con la ripresa del confronto con i referenti dell’industria dell’acciaio, che doveva tornare ad avere una frequenza settimanale, il coinvolgimento delle imprese locali e una scuola di formazione sui temi della siderurgia, anche in funzione delle trasformazioni che, a livello globale, investono il settore: questi i principali aspetti affrontati nel corso dell’incontro.

Il confronto fece seguito ad una call tenuta nei giorni precedenti fra gli stessi referenti, nel corso della quale era stato anticipato da parte del dott. Ferrucci il pagamento di tre milioni di euro alle aziende dell’indotto, a parziale ristoro di uno scaduto ammontante a circa 35 milioni di euro (dato approssimativo riconducibile a giugno scorso, che contempla anche aziende i cui pagamenti scaduti sono fermi all’inizio del 2020 e che adesso sarebbe salito a 38 milionie riguarderebbe soltanto le aziende iscritte a Confindustria); allo stesso tempo, il responsabile delle risorse umane di Ami aveva comunicato di aver cambiato il sistema informatico relativo ai pagamenti, prospettando un miglioramentonelle tempistiche di corresponsione degli stessi. 

In realtà però, la situazione non è cambiata granché, vista la gravissima crisi economica in corso e la grande incertezza per il futuro del siderurgico.

Tanto è vero che oggi c’è stato un incontro tra Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltrasporti e Usb, e la direzione aziendale Alliance Green Services Italia S.r.l., dopo che quest’ultima aveva comunicato ai dipendenti la sospensione delle lavorazioni presso lo stabilimento ArcelorMittal Italy a far data dal 7 agosto a partire della ore 23.00, con la conseguente proclamazione di un sit-in per il giorno 10 agosto dalle h 7.00 alle h 13.00 dinanzi alla portineria Imprese dello Stabilimento ArcelorMittal di Taranto, che poi non si è tenuto a seguito della convocazione della riunione odierna.

Durante la riunione l’azienda ha anche paventato la possibilità di rescindere il contratto, qualora ArcelorMittal non avesse saldato un arretrato che la società valuta in cinque milioni di euro (saldo che potrebbe arrivare nelle prossime 48 ore), risorse senza le quali non riuscirebbe a pagare le retribuzioni ai lavoratori. Per il momento però, fino a nuova comunicazione, i lavoratori staranno a casa, con i sindacati che hanno chiesto che per queste giornate di sospensione sia prevista la normale retribuzione.

Ancora una volta dunque, a pagare il tributo più alto sono i lavoratori dell’indotto. Quelli da sempre più esposti ai problemi legati al siderurgico di Taranto. Quelli che lavorano con contratti precari, a chiamata, o se va bene quelli che hanno un contratto Multiservizi, che ha molte meno tutele rispetto a quello dei Metelmeccanici. E così spesso basta un messaggio sul telefonino, o una email, per tenerli a casa e non farli scendere sul posto di lavoro.

(leggi tutti gli articoli sull’indotto ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=indotto&submit=Go)

Condividi:
Share
Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Commenta

  • (non verrà pubblicata)