Università di Taranto, a che punto siamo?

 

Vediamo a che punto è l’iter che dovrà portare Taranto all’autonomia universitaria.
pubblicato il 09 Agosto 2020, 13:00
5 mins

Alla vigilia della pausa di Ferragosto facciamo il punto sulla questione universitaria (al cui riguardo vi invitiamo a seguire il nostro ciclo di interviste, “Parliamo di… Università”), ossia ci chiediamo: a che punto è l’autonomia universitaria? È ancora una prospettiva reale o una chimera?

Taranto, l’autonomia e il decreto che (ancora) non c’è

Ai nostri microfoni, due settimane fa, Carmine Carlucci (presidente del Comitato per la Qualità della Vita) invitava il Governo nazionale a mantenere le sue promesse sull’autonomia universitaria e ad approvare immediatamente il decreto che sancisca questa opportunità.

Come ricorderanno coloro che seguono assiduamente le vicende cittadine, la prima apparizione nero su bianco dell’Università degli Studi di Taranto risale alla bozza del decreto Cantiere Taranto. Quel testo (come raccontammo qui) non giunse mai all’approvazione definitiva ma fu rinviato al nuovo anno (una scelta sulle cui ragioni permane qualche attrito nella classe politica). Un nuovo anno, però, dominato dalla pandemia, cosa che ha fatto passare in secondo piano il decreto per Taranto. Il Sottosegretario Mario Turco ha più volte rivendicato, però, che gli interventi del Cantiere Taranto vanno avanti anche senza un decreto specifico, ora inseriti in un altro decreto, ora incardinati nel CIS stesso. Fra i vari progetti, però, ciò che non ha ancora trovato un’attuazione concreta è proprio l’autonomia universitaria.

La promessa di Turco

Da noi interpellato in conferenza stampa ormai qualche mese fa, Turco ci garantì che l’autonomia universitaria era ancora sul tavolo. Non solo, ma la designò quale principale scopo della sua carriera politica. La scorsa settimana, tracciando un bilancio parziale della sua guida del Contratto Istituzionale di Sviluppo, il Sottosegretario ha nuovamente toccato l’argomento, dichiarando che proprio dall’autonomia universitaria ripartirà il lavoro del tavolo CIS dopo la breve pausa di Ferragosto. Sarà quello il momento in cui capiremo quale strada il Governo avrà scelto di intraprendere, ma le parole del Senatore Turco suonano come una vera e propria promessa. Di più, come un impegno. Un impegno che, pronunciato in un contesto ufficiale da un Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, non può che essere un impegno dell’intero governo. Un impegno, aggiungiamo noi, che non può mancare allorquando si parla per Taranto di un futuro di diversificazione e riconversione. D’altro canto, ai microfoni del nostro direttore Marcello Di Noi, anche il sindaco Rinaldo Melucci ha indicato nell’Università «la chiave della emancipazione dalla dannosa monocultura industriale».

Un’offerta formativa da costruire

Il primo cittadino, dal canto suo, mette al centro dell’attenzione un altro tema, di cui ancora si parla poco (presi, del resto, da questioni che si trovano più alle fondamenta): l’articolazione dell’offerta formativa. Quali corsi dovrà avere il nuovo ateneo ionico? «Di sicuro – scandisce Melucci – la chiave di un ateneo autonomo e sostenibile, al netto di alcune importanti eccezioni, non è nella duplicazione di offerte generaliste e già presenti in ambito regionale». Una via tarantina all’università, dunque, ancora da trovare. E non possono che risuonarci in mente le parole di rammarico espresse da pressoché tutti i nostri intervistati per la perdita dei corsi di Beni Culturali, inconcepibile in una città come Taranto.

Intanto, a settembre…

Non va mai dimenticato, però, che in attesa degli sviluppi sull’autonomia sta iniziando un nuovo capitolo fondamentale per la storia della formazione universitaria tarantina. A settembre, infatti, partiranno i corsi della Facoltà di Medicina, nella sede dell’ex-Banca d’Italia. Dalle prestazioni del nuovo corso (che saranno valutate dall’ANVUR) dipenderà in buona parte anche l’autonomia. Ecco perché molti vedono in questa Facoltà anche il banco di prova su cui dimostrare che siamo in grado di non compiere nuovamente gli errori del passato, fatti di corsi di laurea “sfuggiti” e non solo.

L’esperienza di Medicina (Facoltà che per eccellenza vive di ricerca e di dialogo con il territorio che la ospita) dovrà dimostrare se Taranto è in grado di pensare e agire come una città universitaria. È fondamentale, perciò, che la cittadinanza tutta (e gli organi di informazione, in questo, non potranno rinunciare al proprio ruolo di mediazione) segua con attenzione e trepidazione quanto sta per avvenire. L’autonomia, come abbiamo ripetuto spesso, bisogna volerla.


ASCOLTA LE NOSTRE INTERVISTE SULL’AUTONOMIA UNIVERSITARIA

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