Cinque domande al sindaco Melucci

 

Focus senza fronzoli su water front, autonomia universitaria, periferie, Brest e Sparta, bilancio e auspici
pubblicato il 07 Agosto 2020, 09:55
10 mins

Una chiacchierata rapida, priva di fronzoli e su argomenti talvolta poco recepiti: è il succo di cinque domande al sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. E al netto della vicenda Ilva, che è lunga, tortuosa, complicata, che in ogni caso non può condizionare completamente una visione differente della città, per quanto sia importante. L’Amministrazione comunale vuol puntare molto sul futuro tentando, per quanto possibile, di ridisegnarne il ‘volto’, e proprio perchè insegue quell’alternativa socio-economica che rompa definitivamente l’assedio della grande industria.
Uno dei progetti più interessanti varati è quello che riguarda gli affacci a mare della città, concettualmente strategici per dare slancio alla riconnessione urbanistica e sociale, oltre che turistica, tra il mare e la città stessa. Tra questi, quello che ha destato qualche perplessità è la passerella sotto le mura aragonesi, in origine piuttosto impattante e che, a quanto pare, lo sarà invece molto meno. La visione è quella di una riconfigurazione degli affacci a mare: qual è il desiderio di Melucci una volta realizzati?
«Non abbiamo scelto il brand turistico ed identitario “capitale di mare” in maniera banale. Tutto, dal nostro piano di transizione generale, che include la rigenerazione urbana, alle numerose misure che l’Amministrazione comunale sta assumendo in questi anni per il sistema di imprese e i residenti, persino il progetto delle linee elettriche BRT e le idrovie, ci ricollega alle potenzialità economiche, sociali e culturali che il nostro mare, con le sue filiere, le sue infrastrutture strategiche, è in grado di offrire ad un nuovo modello di sviluppo per Taranto, una città che si sta oggettivamente riscoprendo autorevole e soprattutto attrattiva, una comunità che non vuole più guardare indietro e che da quel mare intende presentarsi al mondo e anche ai mercati con una immagine tutta nuova. Non dimentichiamo che persino l’Italsider scelse Taranto per via del suo porto, che ora dobbiamo in parte riprenderci. Di fronte a questo grande scenario di ripartenza non compiamo il solito errore di dividerci, di criticare per partito preso senza nemmeno aver approfondito il lavoro altrui, di ripetere l’esercizio disfattista di denigrare la reputazione della città, che invece oggi da punti a tutti in qualunque contesto. I progetti dei waterfront, che sono più di uno e si svolgono con la collaborazione di altri enti, tra i quali la Sovrintendenza archeologica, anche questo andrebbe considerato, riqualificheranno con fondi per lo più ministeriali vaste aree dell’Isola Madre, del Borgo umbertino e del quartiere Tamburi, siamo certi che essi porteranno i tarantini a guardare con occhi diversi a quel mare e alle sue opportunità».
Tra gli aspetti di cui forse non si discute molto, pur essendo nella pancia culturale della città, è l’autonomia dell’Università. Anche in questo caso, guardare a Taranto avrebbe sapore differente, magari riattivando corsi di laurea più consoni al territorio (pensiamo a Beni Culturali e Scienze Ambientali). Che idea s’è fatto il primo cittadino?
«Beh, mi lasci dire che la nostra idea, anche essa contenuta nella strategia di “Ecosistema Taranto”, la stiamo realizzando, con il concorso delle altre Istituzioni, non siamo più nel campo delle belle teorie. Per quanti anni abbiamo sentito parlare della esigenza di un corso di Medicina in riva allo Ionio? In quanti si sono affannati invano a richiedere il traguardo dell’autonomia del nostro polo universitario? Prendiamo la sana abitudine di valutare i fatti, risultati che sono una vittoria per ogni famiglia e ogni giovane tarantino, con la quale guardare con maggiore fiducia e ritrovata dignità al futuro. Nuovi significativi corsi di laurea, prestigiose sedi cittadine riconvertite all’uso universitario, un accordo di programma con risorse vere per le finalità di cui sopra, tutto questo è molto più di una promessa ormai, è l’inizio di un percorso, che Taranto meritava senz’altro e che sarà la chiave della emancipazione dalla dannosa monocultura industriale. Sulla selezione della didattica abbiamo un atteggiamento più laico, lasciamo lavorare i tecnici, di sicuro la chiave di un ateneo autonomo e sostenibile, al netto di alcune importanti eccezioni, non è nella duplicazione di offerte generaliste e già presenti in ambito regionale. Piuttosto, puntiamo forte sui settori innovativi, mi piace pensare che un giorno non lontano, nel mondo accademico, si parli di Taranto come un hub di riferimento della formazione nei frangenti del “green deal” europeo e della transizione energetica».
Sempre parlando di cultura. Ci sono argomenti apparentemente e momentaneamente messi da parte. ‘Sfruttare’ i gemellaggi con Sparta e Brest non aiuterebbe a internazionalizzare ancor più la città? Pensiamo a ciò che produrrebbe il rapporto di sangue con Sparta, così come la grande marineria celebrata ogni quattro anni a Brest con una festa di dimensioni planetarie.
«Nessuna omissione, anche perché per noi la cultura è economia, non c’è distinzione sostanziale nella prospettiva che stiamo costruendo per Taranto. Certamente l’emergenza epidemiologica ha frenato tante attività, ma con le città gemellate siamo in costante contatto e anzi proseguiamo nell’intento di accrescere questo tipo di partnership. Brest e Sparta saranno, per altro, invitate d’onore ai nostri Giochi del Mediterraneo del 2026, e riguardo ai festival insieme c’è già un programma che avanza, ma riconosciamoci che l’offerta culturale ed eventistica di Taranto ha poco da invidiare ormai in giro per l’Europa. Anche questo è un segno del cambiamento, del clima che stiamo modificando insieme ai cittadini, come trasferito nel nostro dossier di candidatura a capitale italiana della cultura per il 2022. Incrociamo le dita».
Periferie. A parte i lodevolissimi interventi di decoro urbano, cos’ha in mente l’Amministrazione per ricongiungerle al centro città, pur riconoscendo una difficoltà oggettiva fatta di distanze soprattutto?
«Mi rifaccia per favore questa domanda il prossimo inverno, quando sarà partita la gran parte dei cantieri per la riqualificazione del quartiere Tamburi e della Città Vecchia, quando la progettazione delle nostre linee bus elettriche sarà ormai esecutiva, quando sarà pronto il masterplan degli impianti sportivi per i Giochi del Mediterraneo, quando avremo completato il programma della raccolta differenziata in ogni quartiere, quando avremo iniziato gli interventi per la Green Belt, questa sfida per rendere verde il perimetro del vasto territorio comunale. Stiamo curando tante ferite di questa comunità, ci vuole pazienza, ma siamo sulla strada giusta, credo che i cittadini siano più intelligenti e sensibili di quanto si pensi, forse sono un po’ increduli per le troppe promesse di riscatto mancate nel passato, ma questa volta un enorme silenzioso lavoro ha preceduto ogni annuncio, ci siamo quasi e sarà tutta un’altra Taranto, anche in periferia».
Sindaco Melucci: in questi tre anni di certo ha dovuto affrontare mille difficoltà che è inutile elencare (sarebbero troppe…). Pensa di aver gettato le basi per una città differente? E se sì, dove crede di aver fatto meglio e cosa invece pensa di aver, ci passi il termine, dimenticato?
«Inutile eccedere in modestia. Sono orgoglioso di come stiamo trasformando la macchina comunale e di come stiamo seminando la rinascita di Taranto, forse si vede ancora poco ma lasceremo il segno per il prossimo decennio di sviluppo della nostra comunità, è un’opera faticosissima, che spesso richiede sforzi e narrazioni impopolari, ma non c’è un’altra strada, sarebbe stato sbagliato tradire il mandato elettorale che voleva una grande rivoluzione, non l’ennesima toppa ad una tela già trasandata. Aver avviato questa rivoluzione con uno stile sobrio, aperto, competente e gentile, contro l’onda dei veleni e delle volgarità del nostro tempo, resta una particolare soddisfazione. Quando arriva Taranto nei palazzi romani che contano non ridacchia più nessuno, siamo presi molto sul serio, siamo ascoltati. Per il resto, mi creda, non abbiamo dimenticato proprio nessuno e niente, abbiamo ancora due anni di mandato e faremo in modo di completare in buon ordine il nostro programma amministrativo. Semmai, adesso entriamo in una fase più politica e di rinnovata partecipazione civica ai processi essenziali di Palazzo di Città, ci sarà modo di ascoltare tutti ed eventualmente integrare le nostre scelte secondo il sentimento corrente dei nostri concittadini».

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

Un Commento a: Cinque domande al sindaco Melucci

  1. Fra

    Agosto 7th, 2020

    Che tristezza

    Rispondi

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