Agromed, risale la tensione. Delibera CIPE rivista?

 

Il sequestro del capannone di Castellaneta impedisce la partenza del progetto. Si partirà da Grottaglie. I sindacati temono su tempi e risorse
pubblicato il 06 Agosto 2020, 20:32
10 mins

Lo avevamo ribadito sin dal principio di questa storia: realizzare il resuscitato progetto ‘Agromed‘ presso il capannone ex Miroglio situato a Castellaneta, non sarebbe stata operazione semplice. Ed i fatti, ahinoi, ci stanno dando purtroppo ragione. E non certo perché volevamo interpretare il ruolo di ‘uccelli del malaugurio‘, ma semplicemente perché seguendo da anni la vertenza dell’ex Miroglio e dopo aver letto le carte del su citato progetto, più di qualche dubbio era sorto nelle nostre valutazioni.

Difatti, al di là delle intese, degli accordi e degli annunci di questi ultimi mesi e settimane, ancora oggi la possibilità che il progetto si realizzi in quel di Castellaneta non è del tutto certa. Un problema non da poco, in particolar modo per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il senatore Mario Turco, che invece sperava il tutto si potesse realizzare in tempi alquanto celeri.

Senza ritornare sulle vicende degli ultimi mesi, che potete rileggere sul nosto sito cliccando questo link, restiamo alla più stretta attualità. A rallentare la realizzazione del progetto, un qualcosa che si sapeva sin dal principio e che forse si è inconsapevolmente  pensato di risolvere in breve tempo.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/04/10/22agromed-e-distrpark-riconversione-economica-o-interessi-di-bottega3/)

Il primo problema è legato al sequestro preventivo dalla Guardia di Finanza di Castellaneta il 9 maggio 2018, che contestò all’amministrazione comunale la realizzazione all’interno del capannone di una discarica abusiva. In realtà, sin dalla fine delle operazioni di filatura nel 2004 presso il sito ex Miroglio (le operazioni di tessitura venivano svolte a Ginosa) il piazzale dell’opificio venne trasformato in un deposito di rifiuti. Il sequestro è ancora e ciò non permette di partire con i lavori di ristrutturazione del capannone.

Il secondo problema, strettamente legato al sequestro di cui sopra, riguarda lo stato ambientale dell’intera area su cui sorge la struttura, che quasi certamente avrà bisogno di una’operazione bonifica. Bisognerà quindi capire se sarà la società Agromed ad accollarsi o meno queste operazioni.

Quest’intoppo non è di poco conto, visto che la delibera CIPE del 20 dicembre 2019, registrata lo scorso 3 aprile, andava a modificare la delibera CIPE n. 155 del 2000, per la parte relativa al ‘Progetto Agromed‘, finanziato per un importo pari a 9.281.247 euro, che alla data del 30 settembre 2019, è pari a 11.116.217 euro, tenuto conto degli interessi bancari maturati sulla somma originariamente assegnata dalla suindicata delibera CIPE, vincolava queste somme alla realizzazione da parte della società Agromed S.r.l. Società Benefit – interamente partecipata dalla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Taranto – di un progetto di investimento diverso dal precedente, da realizzarsi nell’ex sito produttivo del Gruppo Miroglio, localizzato in zona industriale di Castellaneta.

Il tutto, secondo quanto previsto originariamente dalla delibera CIPE, vincolava l’inizio dell’utilizzo di quelle somme entro la data del 31 luglio. Cosa che appunto non si è potuta verificare per gli ostacoli di cui sopra.

(leggi la nota unitaria dei sindacati https://www.corriereditaranto.it/2020/08/06/agromed-i-sindacati-sembra-come-storia-mela-di-tantalo2/)

Per questo, dallo scorso mese, il sottosegretario Turco e la società Agromed, hanno iniziato a parlare di un secondo sito dove iniziare l’investimento, in quel di Grottaglie. Addirittura, in un primo momento, lo stesso Turco aveva ipotizzato di spostare l’intero progetto da Castellaneta a Grottaglie, cosa che in realtà non può avvenire, come riconosciuto anche dalla società Agromed, anche solo per una questione tecnica: gli spazi del capannone di Grottaglie impedirebbero lo sviluppo del progetto, ovvero la “realizzazione di una nuova unità produttiva” per lo svolgimento delle attività di “logistica”, di lavorazione e trasformazione dei “prodotti ortofrutticoli” e dei prodotti di “IV gamma”, lavorazione e stoccaggio mandorle, stoccaggio cereali e leguminose.

Tanto che lo stesso sottosegretario Turco lo scorso 30 luglio, in conferenza stampa, ha annunciato la possibilità che la delibera CIPE venga rivista e venga esteso il progetto anche al sito di Grottaglie, in modo tale da consentire l’utilizzo di quelle risorse economiche che altrimenti andrebbero definitivamente perdute.

A dimostrazione del fatto che l’aver ottenuto dal Comune di Castellaneta la proprietà gratuita del capannone (ricordiamo che l’ente civico ne detiene la proprietà per conto dei lavoratori a cui la società piemontese donò la proprietà dello stesso al momento della chiusura del sito produttivo), che sino al dicembre 2023 sarà gestita attraverso una comodato d’uso gratuito, non ha affatto risolto il problema dell’operatività sul capannone.

Ma il sito ex Miroglio di Castellaneta è stato scelto, oltre che per le dimensioni e la posizione territoriale strategica, anche e soprattutto per risolvere la vertenza dei lavoratori che sono fermi da anni dopo la chiusura dell’azienda piemontese e senza ammortizzatori sociali dal 2016. Almeno queste sono sempre state le intenzioni annunciate. 

L’accordo quadro sottoscritto lo scorso 25 maggio, questo sì in tempo sul percorso previsto dal progetto (data di scadenza 31 maggio), prevede l’impegno della società AGROMED S.r.l. S.B. ad assumere entro ottobre 2021, 22 unità lavorative del bacino ex Miroglio di Castellaneta. Con l’impegno di assumerne altre 6, così da raggiungere il tetto delle 28 unità, entro dicembre 2023.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/05/25/agromed-ce-laccordo-parte-un-lungo-percorso/)

I lavoratori, che saranno individuati attraverso le liste certificate della mobilità inerenti la vertenza ex Miroglio Castellaneta che la Regione Puglia ha recentemente fornito, saranno assunti a tempo indeterminato senza l’applicazione della legge 183 (il Job Act) e secondo le forme contrattuali previste dal settore relativo all’attività d’impresa da svolgere.

Allo stesso tempo, la Regione Puglia cercherà di individuare la possibilità di accompagnare economicamente i lavoratori attraverso percorsi formativi, visto che gli stessi dal 2016 hanno perso il sostegno degli ammortizzatori sociali.

Resterebbero in attesa di collocazione altri 30 lavoratori ex Miroglio. Che però potrebbero essere riassunti dalla società Ecologistc Spa che opera sull’altro sito ex Miroglio di Ginosa. E che proprio in questi giorni ha presentato le fidejussioni bancarie necessarie allo sblocco del secondo progetto previsto sul sito ginosino (con il primo progetto ne sono stati assunti 89).

(leggi l’articolo sul secondo progetto previsto presso lo stabilimento ex Miroglio di Ginosa https://www.corriereditaranto.it/2020/01/29/ex-miroglio-secondo-progetto-fermo-lombra-di-agromed2/)

Nella riunione in video conferenza di ieri 4 agosto, convocata dalla Task Force regionale per l’occupazione in merito ad un aggiornamento sulla vertenza ex Miroglio, è però emerso un particolare non da poco, che ha fatto storcere il naso alle organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl e Uil e Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil).

La Camera di Commercio (il cui presidente è l’ing. Sportelli) e la società Agromed (il cui presidente è Vincenzo Cesareo, vice presidente della Camera di Commercio) hanno sì confermato la centralità del progetto Agromed per il sito di Castellaneta (evidenziando come il sito di Grottaglie dovrà fungere essenzialmente come sede di supporto), ma avrebbero anche sostenuto che l’avvio delle operazioni riguardanti la formazione dei lavoratori ex Miroglio avverrà soltanto quando il sito sarà dissequestrato e non prima. Mentre invece in sede di accordo quadro la partenza era stata prevista per settembre.

Questo perché essendoci l’esigenza di iniziare a investire subito le risorse previste dalla delibera CIPE, è la società Agromed a doverle gestire e a non voler correre il rischio di perdere tale possibilità: motivo per il quale si è deciso di partire con i primi lavori su Grottaglie.

Questo però ha accesso un campanello d’allarme nei sindacati che temono come l’iniziale utilizzo delle risorse su Grottaglie, possa determinare in futuro un venir meno di quelle previste e necessarie per realizzare il progetto presso il capannone di Castellaneta, e quindi veder venir meno anche la ricollocazione dei lavoratori come previsto dall’accordo quadro.

Certo è che sicuramente qualcosa accadrà. Soprattutto per quanto concerne la delibera CIPE che adesso rischia seriamente di essere rivista, visto che le risorse stanziate erano vincolate al sito di Castellaneta e alla ricollocazione dei lavoratori ex Miroglio. Staremo a vedere.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/05/19/agromed-salta-lincontro-al-ministero-intesa-lontana/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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