«Nella permanenza dei giovani il futuro di Taranto»

 

Quarta intervista per parlare di Università. Don Antonio Panico, direttore LUMSA: «Nei decenni classe politica miope. Oggi grande disillusione nella cittadinanza».
pubblicato il 02 Agosto 2020, 13:00
23 mins

Siamo giunti alla quarta puntata del ciclo di interviste in cui parliamo di Università a Taranto, in vista della possibilità di raggiungere l’autonomia dell’ateneo ionico (clicca qui per leggere o ascoltare le precedenti interviste). Nostro ospite don Antonio Panico, direttore della sede LUMSA di Taranto, con il quale iniziamo a parlare delle realtà formative già esistenti sul territorio.


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Don Antonio, prima di tutto, che cos’è la LUMSA e quali sono i corsi che eroga su Taranto?

È vero, nonostante la LUMSA sia presente da una ventina d’anni ormai sul territorio, non tutti hanno una conoscenza diretta e approfondita di questa presenza. Che cos’è la LUMSA? Intanto il nome, che sta per Libera Università Maria Santissima Assunta. È un’Università presente sul territorio italiano da 80 anni, quest’anno è l’ottantesimo anniversario dell’istituzione.

E quindi vi facciamo anche gli auguri.

Grazie. C’è stato il Papa che ci ha accolti a novembre, con il quale abbiamo celebrato l’avvio di quest’anno accademico così importante, che per noi qui a Taranto ha significato molto perché già da qualche anno noi abbiamo avuto la possibilità di far crescere l’offerta formativa sul nostro territorio. Che cosa abbiamo: due corsi di laurea presenti sul territorio, che sono, si dice, in filiera, la filiera dei servizi alla persona, in particolare dei servizi sociali. I due corsi sono l’L39, Scienze del Servizio Sociale e del no-profit – la laurea triennale che consente ai laureati di poter sostenere l’esame di stato per l’ingresso nell’albo B degli assistenti sociali – e poi abbiamo la Laurea Magistrale, direttamente consequenziale, in Programmazione e direzione dei servizi sociali e delle politiche sociali, LM87. Abbiamo a Taranto la possibilità, quindi, di dare ai nostri ragazzi una continuità dal punto di vista accademico, così da consentir loro l’accesso al cosiddetto albo A, l’albo degli assistenti sociali specialisti, quelli che possono fare carriera dirigenziale, in particolare nella pubblica amministrazione. Quindi è un’offerta, sul versante servizi alla persona, completa, che negli ultimi anni si sta arricchendo con dei corsi post-laurea. Abbiamo cominciato qualche tempo fa con dei corsi di perfezionamento post-laurea in diritto minorile, poi abbiamo attivato altri percorsi. Quest’anno ne abbiamo uno molto interessante per management e placement del lavoro. Di che cosa ci occuperemo? Tutti i consulenti del lavoro che vogliano occuparsi di selezione e gestione del personale potranno affinare la loro preparazione con un corso d’alta formazione che si terrà da gennaio sino a maggio. L’ente nazionale che si occupa e della formazione e della previdenza dei consulenti del lavoro ha pensato, una cosa proprio bella, di erogare trenta borse di studio agli iscritti, perché vogliono qualificare al massimo il personale, e noi siamo particolarmente onorati del fatto che per il meridione l’unico corso esista proprio a Taranto. Come mai è stata possibile questa cosa? Dal momento che noi prepariamo gli assistenti sociali dando loro una preparazione specifica anche in psicologia del lavoro e in diritto del lavoro, hanno scelto la nostra offerta formativa perché si potesse avere questa ulteriore crescita professionale, soprattutto per coloro i quali in Puglia e in Lucania dovessero pensare di migliorare la loro performance professionale affinando la preparazione.

Mi rivolgo adesso non al don Antonio Panico direttore della LUMSA, su cui torniamo fra poco, ma al don Antonio Panico sociologo e anche direttore dell’Ufficio di Pastorale Sociale dell’Arcidiocesi di Taranto. Da un punto di vista del tessuto sociale del nostro territorio, che incidenza potrebbe avere un’Università autonoma, e che incidenza secondo lei ha già quella formazione universitaria che a Taranto già esiste?

Intanto, bisognerebbe mettere a sistema l’offerta formativa. Molto spesso la destra non sa quello che fa la sinistra, per usare un linguaggio evangelico, e questo è un po’ triste. C’è una scarsa collaborazione tra le realtà formative. Noi, bene o male, con l’Università di Bari e con il Paisiello abbiamo avuto una lunga e interessante collaborazione negli anni, però queste andrebbero sempre più rese sistematiche. La creazione di una rete della offerta formativa dovrebbe essere una delle direttive sulle quali si gioca anche il progresso della nostra città, la sua rinascita, per certi aspetti, perché se vogliamo migliorarla e se vogliamo uscire da questa impasse va benissimo qualsiasi tipo di azione politica dinamica come quella che si sta provando a portare avanti con le ultime scelte, però se non c’è formazione, se non ci sono competenze che vengono acquisite al massimo livello possibile – e quello accademico è certamente quello massimo – restiamo sempre indietro rispetto ad altri territori. La Chiesa, visto che mi hai citato anche come direttore della Pastorale Sociale della nostra Diocesi, fa uno sforzo importante nel tenere in piedi questa offerta formativa della LUMSA, che è un’offerta universitaria anche di livello notevole, nel senso che da un punto di vista qualitativo la nostra ricerca, come dagli ultimi report, è considerata particolarmente, anche quella fatta in sede è considerata di livello eccellente. Siamo la prima delle Università pubbliche non statali sul versante scienze umane e sociali, come proposta didattica, ma soprattutto noi siamo particolarmente orgogliosi del fatto che lo siamo anche per le attività di ricerca.

Questo della ricerca è uno dei problemi che spesso vengono sottolineati quando si parla dell’Università a Taranto in tutte le sue declinazioni. C’è chi addirittura ha parlato di lezionifici ed esamifici; sicuramente non rivolgendosi alla LUMSA, ma è un problema che è molto sentito nell’ambiente.

Certo, è vero, lo sentiamo tutti. Confrontandomi con i colleghi è proprio vero, tante volte la cosa che non è piaciuta è che per molti Taranto è stato semplicemente l’approdo per poter essere titolare di un corso, per poi essere a disposizione semplicemente per le ore di lezione, ma poi si va via e quindi non ci si radica nel territorio, non si offre un servizio reale al territorio, non si fanno attività di ricerca che possano far crescere questo territorio.

E quindi non c’è radicamento nelle sedi universitarie tarantine, che rischiano di rimanere degli scatoloni vuoti.

Purtroppo sì. È un errore che non va ripetuto soprattutto in una realtà che fa ricerca a livelli importantissimi come quella medica, per cui, dal momento che avremo questa bella opportunità [della Facoltà di Medicina, ndr], sarà assolutamente necessario che i colleghi che saranno investiti di responsabilità improntino la loro presenza sul nostro territorio non soltanto a livello didattico – ma non potrebbe essere così per la medicina – ma siano veramente attenti anche alla dimensione ricerca, perché qui c’è molto da fare. Taranto è, come diciamo – in Sociologia dell’Ambiente e del Territorio ai miei studenti racconto sempre questa cosa – noi siamo una sorta di laboratorio a cielo aperto.

Laboratorio permanente, anche, verrebbe da dire…

Esatto, permanente su alcuni temi come possono essere proprio quelli legati ai deficit strutturali che abbiamo in alcuni settori come quello formativo e poi quello sanitario, pur essendoci delle emergenze che stanno venendo fuori. Per esempio, noi presenteremo a settembre un grosso lavoro di ricerca che è stato avviato nel 2017 con il Commissario per le Bonifiche, la dott.ssa Corbelli, che ha dato vita ad un volumone che presenteremo, in cui emergono tante situazioni particolarmente difficili, che devono essere affrontate dalla politica. La ricerca analizza, suggerisce una serie di linee perché il problema emerso possa essere risolto, poi dopo ci deve essere qualcuno e ovviamente non può essere semplicemente l’amministrazione locale, ma deve esserci una sinergia importante tra gli enti locali e il governo nazionale, che provi a risolvere queste dinamiche negative che purtroppo sono presenti nel nostro territorio, e sono davvero tanto evidenti.

Lei ha un osservatorio abbastanza privilegiato sulle dinamiche della vita degli studenti, in questa duplice veste di docente e di sacerdote impegnato nella pastorale. Quali resistenze, anche culturali, deve incontrare la scelta di chi decide di studiare a Taranto?

L’idea che Taranto non sia una città universitaria e che, quindi, la stragrande maggioranza dei ragazzi debba andar fuori. Ormai il ragazzo tarantino ha questa idea, molto diffusa. Lo vediamo, lo dicono i colleghi che vanno a fare orientamento, che incontrano gli studenti delle scuole superiori, ma io stesso qui in parrocchia mi rendo conto di questa cosa. L’idea è quella che tu debba andare a studiare fuori; nella migliore delle ipotesi scegli Bari o Lecce, altrimenti vai a Roma o vai al nord, e questo impoverisce clamorosamente il nostro territorio. Questa assenza di popolazione giovanile si riscontra anche a livello di pastorale giovanile, lo vediamo sul livello ecclesiale. Una realtà grande come questa – siamo 191.000 qui, la provincia raggiunge i 690.000 abitanti – forse nel tempo avrebbe meritato una Università, per cui questo lavoro che state portando avanti direi che, alla luce di quello che si prospetta possa realizzarsi, è particolarmente meritorio, perché il futuro di una città passa esattamente dalla permanenza delle forze più energiche, quelle più ricche, che sono le forze giovanili.

Questo ci porta anche a parlare di classe dirigente. Nell’ultima conferenza stampa in Prefettura sugli interventi del CIS, il Sottosegretario Turco diceva che «senza un tarantino in questi luoghi chiave, tutte queste cose non le avremmo viste». Questo ci porta a riflettere su una certa carenza di classe dirigente espressa dal nostro territorio.

Una cosa che emerge in modo molto chiaro dall’analisi delle politiche territoriali, a proposito di quello che si è fatto nella nostra città, è che si fosse vissuti in una sorta di immobilismo permanente. Quello che dicono gli osservatori è che di fatto noi siamo rimasti fermi. È come se tutto ruotasse attorno a quelle due-tre grandi realtà, una in particolare, e in attesa che si risolvano i problemi di quella realtà particolare che è la realtà industriale, tutto è rimasto abbastanza fermo, statico. Questo è ovviamente dipeso dalle persone che hanno avuto delle cariche e che sono state elette in questi anni. Ora sembra che ci sia, in quest’ultimo periodo, e da parte del governo un interesse davvero particolare nei confronti della nostra realtà, ma anche che le realtà territoriali si stiano muovendo con un po’ più di incisività, e questo lascia ben sperare per il futuro. È evidente che si dovrebbe fare tantissimo, che il tempo perso è davvero stato troppo e adesso recuperare è faticoso.

Questo ci porta direttamente ad una domanda che ormai i nostri lettori hanno imparato a conoscere, perché è il fil rouge di questo ciclo di chiacchierate, di interviste. Lei come se la immagina Taranto nel 2026?

Volevo raccontare una cosa che è successa l’anno scorso che mi ha fatto molto riflettere, a proposito di quello che dicevi sulla classe dirigente. Ovviamente non farò dei nomi. È una cosa molto interessante che fa capire come davvero noi abbiamo bisogno di un impulso che ci dia il “la” perché le cose cambino. Riusciamo a far arrivare a Taranto un master in collegamento con la Scuola dello Sport del CONI “Sport e Salute”, che è questa realtà che si occupa delle tante attività extra-sportive che il CONI realizza. Ci concede la possibilità di fare questo come LUMSA a Taranto – non a Roma – in virtù del fatto che Taranto avrebbe ospitato nel 2025 i Giochi.

Perché originariamente, ricordiamo, la data era quella.

Questo master si sarebbe dovuto svolgere nel 2019-2020. Quando arriva la notizia dello spostamento dei Giochi del Mediterraneo dal 2025 al 2026 noi ormai abbiamo avviato la macchina organizzativa, ci sono già delle persone iscritte. Noi però vorremmo che fossero i Comuni interessati da questa importante kermesse sportiva a dare le persone da formare. Per questo si era attivata una certa sinergia con alcune amministrazioni comunali. Nel momento in cui si decide di portare i Giochi del Mediterraneo dal 2025 al 2026 alcuni sindaci dicono: «Non c’è motivo di fare adesso questa cosa, ci sono troppe altre cose da fare, nel 2024 ne riparliamo». Capiamo come forse non siamo sufficientemente attrezzati, e forse le nostre capacità nel guardare al presente si fermano semplicemente, appunto, al presente, al massimo sono di corto respiro. Non c’è una reale vision di quello che può essere il futuro. Ecco perché la tua domanda è particolarmente intelligente ma allo stesso tempo mette in crisi, perché di fatto ci mostra quella difficoltà nell’intercettare le persone che sono capaci di una vision che possa dare una svolta reale al territorio. È come se noi ci aspettassimo che tutto caschi dall’alto e che poi all’ultimo momento le cose possano cambiare. Quindi non c’è una capacità di programmare il futuro con i tempi con i quali altri, altrove, sono riusciti a canalizzare le energie anche di tipo economico, ingenti, che sono arrivate. Io ho paura che se noi continuiamo a pensare che le cose siano ancora lontane e che dobbiamo darci da fare soltanto all’ultimo momento, le cose le faremo male, perché le faremo in fretta.

Questo dal punto di vista delle classi dirigenti, di cui abbiamo parlato diffusamente. C’è un altro lato della questione, che è quello della cittadinanza. C’è una grossa quota di disillusione, che anche noi sul giornale sperimentiamo ogni qual volta ci troviamo ad annunciare un progetto positivo. Che cosa ci dice questo dello stato di salute della società tarantina?

Che esiste una percentuale minoritaria particolarmente resiliente di abitanti, e c’è una maggioranza di abitanti delusi e, devo dire purtroppo, abbastanza rassegnati. Quella ricerca di cui parlavo prima, che presenteremo a settembre, ha analizzato i diversi stati d’animo delle persone. Teniamo presente che sono state ascoltate 1270 persone, quindi una quantità notevole di soggetti intervistati. Questi ci hanno dato un risultato che è esattamente quello che è emerso dal vostro ascolto. C’è una parte di cittadinanza, soprattutto quella più attiva, che ha tanta voglia di cambiare le cose, ma che ha timore che la cosa non si riesca a fare né in tempo né come si deve, perché non si viene guidati a sufficienza e perché anche queste persone sono abbastanza critiche nei confronti della classe dirigente, a tutti i livelli; ci sono quelli che sono ribelli, ma sono una scarsa e sparuta minoranza; poi ci sono tanti che vivono l’esperienza del rinunciatario, cioè persone che sono quasi depresse, e comunque sono così disilluse da pensare che tanto a Taranto le cose non cambieranno mai.

Chiudendo questa chiacchierata, andiamo su qualcosa che invece potrebbe generare un germe di speranza e che è un evento che vedrà protagonista la Chiesa tarantina – e non solo la Chiesa –, cioè la Settimana Sociale dei Cattolici Italiani.

Si tratta di un importante incontro sinodale, in cui ogni Diocesi presenterà dalle tre alle cinque persone che rappresenteranno quel territorio e saranno tutte qui a Taranto, quindi avremo 1100-1200 persone dalla elevatissima formazione che si incontreranno su dei temi specifici, che sono il lavoro e la sostenibilità a tutti i livelli, quella sociale, quella economica e soprattutto – ecco perché è stata scelta Taranto – quella ambientale. Si discuterà per quattro giorni di questi temi, saranno invitate persone molto importanti ma soprattutto sarà ascoltato questo importante numero di cattolici, laici, credenti, formati ed impegnati nella società. E Taranto si potrà pregiare di ospitare questo incontro che si svolge ogni tre-quattro anni in città diverse. Grosso merito è quello dell’Arcivescovo, mons. Santoro…

Che, ricordiamo, è il presidente della Commissione Episcopale della CEI per i problemi sociali…

Non solo, ma in virtù di questo è diventato anche il presidente del comitato scientifico delle Settimane Sociali, quindi lui ha, di fatto, presieduto questo comitato che ha già gestito la settimana sociale di Cagliari, che si è tenuta tre anni fa, e sta preparando la Settimana Sociale di Taranto, che si sarebbe dovuta tenere a febbraio del 2021, ma che ovviamente, per le questioni legate al Covid-19, verrà portata probabilmente o all’autunno del 2021 o nella primavera del 2022. Il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana deciderà questa cosa a settembre. Molto bello che Taranto diventi il centro di attrazione su questi temi, tenendo presente che gli invitati a questa importante realtà – che non è semplicemente convegnistica ma molto operativa – sono in genere il Presidente del Consiglio, il Presidente del Parlamento Europeo, insomma, le istituzioni ai massimi livelli possibili vengono ad ascoltare quelle che sono le proposte del mondo cattolico su dei temi specifici, in questo caso la sostenibilità. È bello che si faccia da noi e io credo che insieme ai Giochi del Mediterraneo siano i due grandi avvenimenti che possono dimostrare che la nostra è una città capace di andare oltre e che possa scrollarsi di dosso quest’etichetta di città inquinata, di città problematica, che un po’ è meritata, diciamocelo pure, perché i problemi ce li abbiamo, noi li vediamo, e i dati sono quelli che sono, anche se adesso le cose vanno un po’ meglio. Abbiamo bisogno di dimostrarci capaci di fare tante cose bene. Le professionalità, le competenze, ci sono. Dobbiamo crescere, e soprattutto dobbiamo sperare tanto nei più giovani, perché saranno loro a dare la svolta a questa città. Noi che abbiamo dai cinquant’anni in poi forse non abbiamo saputo fare benissimo, direi facendo un po’ di autocritica. Io ho fatto il massimo possibile mantenendo viva questa presenza universitaria a Taranto, facendo arrivare a Taranto tutto quello che era possibile in termini accademici per quanto attiene la mia piccola parte di responsabilità, ma tutti avremmo potuto, sono convinto, fare di più. I giovani sapranno fare decisamente meglio.



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Un Commento a: «Nella permanenza dei giovani il futuro di Taranto»

  1. Fra

    Agosto 2nd, 2020

    Non si è capito nulla molto vago ,sia sincero,sembra che sia stato pagato per dire non so cosa . Sia onesto dica che ha vergogna di questa città ,offre così poco così trasandata ,così senza senso che i vostri sacrifici non saranno premiati . Taranto è un cumulo di palazzi ,di spazzatura ,di industrie fallite ,di incivili per tradizione ,si perché voi che siete sopra i cinquanta non ci avete lasciato un mondo migliore ,i ragazzini se ne fregano della civiltà sanno già che andranno via da questo scempio un giorno . Siamo in estate e covid a parte nessuno sceglie Taranto per trascorrere le sue vacanza a parte chi da anni ha la seconda casa e ormai costretto a venire ,ma sicuramente è una città che peggiora sempre più . Molti anni fa prima di amministrazioni diciamo democratiche la città era molto turistica nonostante il nulla ,almeno c’era più attenzione per certi posti (tipo i luoghi di mare ) adesso invece nonostante tre mesi di buio e di fermo non si è Approfittato di ripulire e sistemare la situazione in vista del periodo estivo . Esempio ,San Vito una discarica a cielo aperto ,avete messo le luci e vi siete dimenticati di ripulire la zona una pietà assoluta ,in pratica non ci viene più nessuno . L’università ,ritornando al tema in questione sarà lo stesso ,un declino senza precedenti ,non ci sono attenzioni per una città completamente abbandonata al degrado ,turco sta ai piani alti e gli danno retta ,vero ,ma perché nessuno se lo domanda ?volete fare la raccolta differenziata ma vi pensate a che schifo andiamo incontro ? Vedi tramontone. Alcuni di noi vivono senza acqua E beni primari eppure nessuno ci pensa , non abbiamo ancora l’ospedale ,non abbiamo infrastrutture ,soltanto pullman e senza le fermate con le pensiline ; un aeroporto adibito per gli shuttle e noi a stento abbiamo i treni ,strade provinciali ridotte a cola brodo ,chi vuole perdersi in questo schifo ? Professori miei la vostra cultura non servirà a giustificare il naufragare di Taranto ,vi auguro di essere obbiettivi e di valutare e dare un peso alle parole . Vogliamo ospitare i giochi del mediterraneo ma non abbiamo una struttura sportiva ,però si vuole costruire un acquario nonostante i tanti piranha presenti in tutta la città ,vogliamo rivalutare la città vecchia nonostante le belle persone che ci sono e poi in quartieri dove tutto pagano le tasse piuomeno neanche un briciolo di riguardo . Che tristezza !!

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