ArcelorMittal, esposto Slai cobas per uso illeggittimo Cig

 

Esposto presentato alla Procura della Repubblica di Taranto, all’INPS e all’Ispettorato del Lavoro di Taranto
pubblicato il 29 Luglio 2020, 18:35
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Lo Slai cobas per il sindacato di classe di Taranto ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Taranto, all’INPS e all’Ispettorato del Lavoro di Taranto, chiedendo “di non autorizzare la cassintegrazione Covd-19 per tutti i periodi richiesti da ArcelorMittal Italia e di disporre che ArcelorMittal restituisca agli operai posti in cig Covid la differenza tra l’indennità percepita e la retribuzione normale”.

Nell’esposto si legge che “ArcelorMittal Italia, nello stabilimento di Taranto il 6 luglio, senza accordo sindacale, ha rinnovato la cassintegrazione per 8152 lavoratori fino a dicembre 2020, con la motivazione Covid-19. Questa cassintegrazione Covid-19 è stata utilizzata già nei mesi da aprile a giugno 2020.
La scrivente ritiene, alla luce delle motivazioni e fatti di seguito esposti, che l’utilizzo di ammortizzatori sociale previsti per Covid sia illegittimo e costituisca un abuso da parte dell’azienda ai danni dello Stato e dei lavoratori”.

“La cassintegrazione era stata già programmata e attuata da ArcelorMittal mesi prima, già dal 2019, indipendentemente dall’emergenza pandemia, per crisi del mercato dell’acciaio; pertanto una parte, circa 3200, degli operai a rotazione era già in cassintegrazione ordinaria prima del lockdown e dei Dpcm che hanno introdotto e prorogato la cig per Covid-19. La crisi di sovrapproduzione, i problemi del mercato dell’acciaio vi erano da molto prima dell’emergenza coronavirus, questa l’ha solo intensificata. AMI, invece, vuol far passare questa cig addebitando le difficoltà tutte all’emergenza Covid” prosugue nel suo esposto lo Slai cobas.

L’azienda ArcelorMittal “dall’uscita del decreto “Cura Italia”, ha continuato a prorogare la cassintegrazione senza soluzione di continuità, ma ha cambiato la motivazione da cassintegrazione ordinaria a cassintegrazione per Covid-19, al solo fine di risparmiare, dato che la cassa Covid consente all’azienda di spendere meno rispetto alla cassa ordinaria e di evitare eventuali verifiche da parte dell’Inps come avviene nelle richieste di cassa ordinaria” denuncia il sindacato di classe nel suo esposto.

“Per gli operai posti in cassintegrazione Covid, questo cambio di motivazione ha comportato un pesante taglio dell’indennità di cig rispetto a quella ordinaria, arrivando a percepire solo il 58%, con pesanti e in alcuni casi anche drammatiche conseguenze sulle condizioni di vita proprie e dei familiari” viene evidenziato.

“Per tutto il periodo del lockdown AMI aveva ottenuto la deroga per continuare a produrre pur non facendo una produzione essenziale e facendo lavorare a rischio 5mila lavoratori (3mila diretti e 2mila dell’appalto). Pertanto, quando doveva mettere gli operai in sicurezza a casa (mantenendo solo un minimo di forza in fabbrica per la salvaguardia degli impianti) non l’ha fatto, invece nella “fase 2” dell’emergenza e con la nuova cig covid chiesta, per ora fino a metà agosto, sta ponendo fuori dalla fabbrica migliaia di operai. Lo scopo è di beneficiare della cassa Covid per tutto il periodo possibile, per poi agganciare subito dopo la cassa integrazione ordinaria già prevista” denuncia ancora lo Slai cobas nel suo esposto.

“In questo modo il periodo complessivo di cassintegrazione si allunga per i lavoratori e viene perpetrata una truffa allo Stato. Per i motivi esposti la scrivente chiede che codesta Procura voglia, previo accertamento dei fatti, ove ravvisi la ricorrenza di fattispecie penalmente rilevanti, procedere nei termini di legge nei confronti dei responsabili legali dell’ArcelorMittal Italia” concludono dallo SLAI COBAS per il sindacato di classe Taranto.

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