«Università autonoma, Governo mantenga promesse»

 

Carmine Carlucci ospite della terza puntata di “Parliamo di Università”. «Le famiglie tarantine non conoscono l’offerta universitaria ionica».
pubblicato il 26 Luglio 2020, 13:00
18 mins

Siamo alla terza puntata del ciclo di interviste in cui parliamo dell’opportunità di un’Università autonoma a Taranto. Nostro ospite quest’oggi è il prof. Carmine Carlucci, presidente del Comitato per la Qualità della Vita, nonché uno degli attori storici della battaglia per l’Università a Taranto.


ASCOLTA L’INTERVISTA COMPLETA


Iniziamo dal principio: quando comincia questa battaglia per l’autonomia universitaria di Taranto?

Questa è una battaglia che noi abbiamo iniziato nel 1984 con la petizione popolare “La città chiede l’Università”, petizione che fu sottoscritta da oltre 83.000 cittadini e che poi, depositata alla Camera dei Deputati, sostenne la proposta di legge di Amalfitano che portò all’insediamento a Taranto dei corsi di laurea sia afferenti all’Università di Bari sia al Politecnico di Bari. Questa è l’origine del percorso che poi è stato travagliato negli anni e che ha visto in campo, fra l’altro, a sostenere l’Università a Taranto insieme a noi del Comitato, il Consorzio Universitario Ionico, che io ho presieduto dal 2000 al 2005, e che in realtà è stato l’organismo istituzionale che con gli accordi di programma sottoscritti con il Rettore Girone ha dato avvio ad un’interlocuzione positiva con l’Università degli Studi di Bari.

Parliamo di una battaglia che ormai ha più di trent’anni. Se la sente di tracciare un primo bilancio di che cosa ha portato l’Università, anche se non ancora autonoma, alla città di Taranto in questi primi tre decenni?

Ha portato tante opportunità accademiche, di formazione, di coinvolgimento anche degli studenti e delle famiglie. Dobbiamo dire che in questi trent’anni, però, accanto a delle vittorie – ricordo quando portammo a Taranto Giurisprudenza – abbiamo in realtà registrato tante sconfitte. Abbiamo perso Scienze della Formazione, abbiamo perso Scienze e Tecniche della Moda – adesso mi fa piacere che a Martina si istituisca un ITS – abbiamo perso Scienze della Maricoltura, il presidio della fauna marina protetta, e tante altre opportunità che avrebbero certamente rappresentato per Taranto quella chiave di volta per voltare pagina rispetto alla grande industria.

Oggi, invece, inizia un nuovo capitolo di questa storia, con la Facoltà di Medicina. Abbiamo avuto un primo tentativo, molto stentato, fra tanti problemi, in quest’anno. Adesso si cerca di ricominciare con il piede giusto con la nuova sede all’ex-Banca d’Italia e la possibilità in tre anni, previa valutazione positiva dell’ANVUR, di avere l’Università autonoma. Come guarda a questo inizio che è ormai imminente dei corsi di Medicina e a questi tre anni che diranno molto del nostro futuro?

Devo dire che per il corso di Laurea in Medicina noi abbiamo lottato per oltre vent’anni, e in particolare dal 2001 insediando un apposito coordinamento. Siamo riusciti l’anno scorso a portare questo canale formativo del Corso di Laurea di Bari qui a Taranto, poi finalmente l’Università ha deliberato l’istituzione del Corso di Laurea autonomo di Medicina a Taranto, con 60 posti. Però qui dobbiamo fare un chiarimento. L’insediamento di Medicina a Taranto – che ha avuto, fra l’altro, la grande opportunità di vedere finalmente Comune, Provincia, ASL, Regione, Ordine dei Medici ecc. tutti insieme impegnarsi per Medicina e non solo, perché ci sono i centri di ricerca e formazione – si collega ad una promessa mancata, ad oggi, da parte del signor Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Giuseppe Conte venne a Taranto a dicembre promettendo di varare a giorni il famoso decreto “Cantiere Taranto”, nel quale decreto “Cantiere Taranto” era previsto il polo universitario autonomo di Taranto nella sperimentazione triennale [leggi qui per approfondire]. Siamo arrivati a luglio, questo decreto ancora non vede la luce. Per cui al di là degli impegni significativi che il sottosegretario Mario Turco sta portando avanti, incidendo molto positivamente affinché in realtà si realizzi l’autonomia dell’Università di Taranto, fino a quando il Governo non approverà questo decreto a Taranto il Polo Universitario autonomo non si realizzerà. Questo è un impegno che io mi auguro che nelle prossime settimane il Governo mantenga, e mantenendo quest’impegno noi avremo un finanziamento; quello iniziale era previsto in 27 milioni in tre anni, adesso in realtà Turco parla di 40 milioni in tre anni, ma una gran parte di questi 40 milioni saranno spesi per Medicina, evidentemente. Però accanto a questo abbiamo fatto dei passi avanti, perché quando noi abbiamo cominciato a parlare, dopo l’input del governo, di Polo Universitario autonomo a Taranto, noi abbiamo pensato che in realtà il polo universitario autonomo a Taranto comprendesse tutti i corsi di laurea che operano su Taranto, cioè quelli dell’Università e quelli del Politecnico. In realtà non è così, perché il Politecnico ha stabilito che non intende far parte del polo universitario autonomo di Taranto. Il magnifico rettore Francesco Cupertino ha scommesso ulteriormente su Taranto e prevede l’istituzione di un Dipartimento del Politecnico su Taranto. Dipartimento che ingloberà, ovviamente, i Corsi di Laurea del Politecnico su Taranto, compreso quello di Archeologia, logicamente, e quindi la scuola superiore di archeologia. Invece, il polo universitario autonomo diventerà una realtà che sarà guidata per i primi tre anni dall’Università degli Studi di Bari, la quale Università degli Studi di Bari accompagnerà questa sperimentazione triennale, dopodiché il polo universitario autonomo avrà tutti i requisiti di autonomia con i suoi organi statutari.

Ora devo farle una domanda un po’ scomoda: i tarantini quanto la vogliono quest’Università?

Questa è una bella domanda. In realtà noi abbiamo un numero significativo di studenti che frequentano i nostri corsi di laurea. Purtroppo, devo dire che negli anni, però, questo numero è andato calando. Perché? Prima di tutto perché noi non siamo riusciti a fare nelle scuole un opportuno orientamento universitario, e questo è il primo problema. Il secondo problema: i giovani – gli oltre 5000 che si sono maturati quest’anno, tanto per fare un esempio – in realtà guardano al completamento dei loro studi fuori di Taranto, per un discorso di autonomia, di libertà, di prospettiva. È proprio qualcosa che è connotato con il pensiero degli studenti. Guardano a fuori perché non perché i corsi di laurea di Taranto siano dal punto di vista formativo inferiori a quelli delle altre Università; perché a Taranto, nel momento in cui io mi laureo in una qualunque delle discipline che operano nell’ambito del sistema universitario ionico, non trovo possibilità di inserimento nel mondo del lavoro e della professione. È questo il problema. Ecco perché molte famiglie preferiscono sobbarcarsi i sacrifici e mandare i loro figli fuori.

Quindi parliamo di un cammino che è ancora molto lungo da percorrere, a prescindere dall’Università autonoma, se interpreto bene il suo pensiero.

L’Università autonoma agevolerebbe questo discorso, perché il sistema universitario ionico – che è formato dai corsi dell’Università di Bari, del Politecnico, della Lumsa e del Paisiello – ha bisogno di una interazione con il territorio. Fa molto bene il dipartimento Ionico, che è una delle cellule del sistema universitario, però ovviamente dobbiamo fare qualche passo avanti, e i passi avanti da fare sono quelli collegati con la ricerca, perché questo è un altro punto dolente: a Taranto pur noi avendo dei centri di ricerca – il Polo Tecnologico Magna Grecia, Ambiente e Salute, adesso il Governo ha previsto l’insediamento a Taranto del Tecnopolo del Mediterraneo, Mittal stessa aveva fatto un centro di ricerche importante – che cosa manca? Manca l’interazione fra questi centri di ricerca e l’Università. Allora, o noi andiamo verso un sistema che dall’autonomia dell’Università porti non a continuare a fare lezionifici ed esamifici, ma accanto alle lezioni e ali esami, ricerca, oppure certamente l’Università non può essere la chiave di volta dello sviluppo.

Ovviamente, il nostro argomento principale resta l’Università, ma parlando di qualità della vita non possiamo non spendere due parole sulle trasformazioni che potrebbero investire la città nei prossimi anni in vista dei Giochi del Mediterraneo. Come si immagina Taranto nel 2026?

Beh, se in realtà noi riusciremo per un verso a realizzare l’autonomia dell’Università, per l’altro a realizzare i centri di ricerca con il Tecnopolo e tutto quello che gira intorno a Medicina – perché intorno a medicina girano tante opportunità…

… non dimentichiamo l’ospedale san Cataldo…

Sì, certamente, ma non dimentichiamo l’ospedale virtuale, sul quale l’ASL e il presidente Gesualdi si stanno spendendo e si sono spesi in maniera significativa, le palestre della salute, collegate con la specializzazione in scienze e tecniche dello sport… Se tutto questo si va realizzando e soprattutto noi riusciamo a recuperare la centralità della archeologia a Taranto, accanto al recupero dei palazzi – fronte mare, mura aragonesi, ecc. – ecco allora che c’è uno sviluppo. E a proposito dell’archeologia a Taranto, noi abbiamo in questa settimana fatto una grande iniziativa per mettere in luce l’archeologia a Taranto, i tanti siti abbandonati, a cominciare dalla domus romana di via Nitti 31. C’è un altro problema molto importante, che si collega con l’Università e, poi, con il MarTa. Noi abbiamo perso qualche anno fa – per una idiozia, dico io, del ministro Franceschini – la Soprintendenza regionale che avevamo a Taranto. Però Franceschini ha istituito a Taranto una cosa straordinaria: la Sovrintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo, che avrà competenze, però, anche su Belle Arti, Paesaggio e Archeologia. Ecco, questa è stata istituita, però ad oggi non è operante. Se sarà operante nelle prossime settimane è chiaro che questo sarà un ulteriore tassello per la rinascita di Taranto.

Lei ha citato più volte diversi degli attori politici in campo. Le vorrei chiedere, a questo punto, non dico un giudizio, ma un’opinione su come si stanno muovendo gli attori istituzionali in questa fase di transizione importante per la città e tutto il territorio.

Devo dire onestamente che l’esperienza di Medicina ha portato ad una strategia operativa nuova, quella di mettersi insieme e puntare, per esempio, a Medicina o, nell’ambito del CIS, puntare a tante iniziative – il recupero dei palazzi storici, ad esempio. Che cosa manca? Manca il coinvolgimento serio del territorio, delle imprese. Ecco perché noi, come Comitato per la Qualità della Vita, già ai tempi del Prefetto Guidato, in attesa dell’evoluzione del sistema universitario ionico avevamo ottenuto un tavolo per la stesura di un patto per l’Università. Abbiamo a suo tempo fatto tante riunioni, il Prefetto dopo Guidato ha continuato in questa azione. Io mi auguro adesso che il Prefetto Martino, che mi auguro di incontrare al più presto – preso dai problemi del virus ovviamente non ha ritenuto di riceverci – riconvochi il tavolo. Perché va bene, molto bene quello che ha fatto Rinaldo Melucci sottoscrivendo un accordo con l’Università, bene ha fatto Rinaldo Melucci a sottoscrivere un accordo col Politecnico, ma è necessario che questi due accordi si inseriscano in un discorso molto più ampio, che veda la ASL, la Provincia, la Regione, il Ministero dei Beni Culturali, dell’Università, tutti insieme a sottoscrivere un patto, un patto per l’Università a Taranto.

Prima di salutarci e chiudere questa breve chiacchierata vorrei chiederle quali sono le iniziative che il Comitato per la Qualità della Vita ha in programma in questi giorni.

Gli impegni che abbiamo in programma sono impegni tradizionali, ma soprattutto vogliamo incentivare alcune realtà riferite alla archeologia. Domani sera [venerdì 24 luglio, ndr] metteremo una targa alla casa della mamma di Mario Costa. Vogliamo incrementare il turismo? Il turista che viene a Taranto sa che a Taranto noi abbiamo delle realtà archeologiche straordinarie, ma come fa a individuarle se non c’è neanche una targa che dice dove per esempio a via D’Aquino quelle sono le fortificazioni annibaliche? Non lo sa nessuno. Dove è stata trovata la dea Persefone? Non lo sa nessuno.

Verrebbe da dire che anche molti tarantini non lo sanno.

Moltissimi non lo sanno. Ma moltissimi tarantini non sapevano che Valentino ha abitato a via Massari e poi lì è stata messa una targa. Molti tarantini non sanno che a via Massari ha abitato la mamma di Mario Costa e Mario Costa quando tornava a Taranto, qualcuno dice, componeva anche dal balcone di primo piano di via Massari. Allora questa è un’altra delle iniziative che noi porteremo avanti. E poi le tradizionali iniziative dell’inizio dell’anno, quelle delle pergamene ai maturati con 100 e 100 e lode e ai promossi con lode e ai pensionati della scuola. Quest’anno, poiché settembre sarà un mese molto difficile – e io mi auguro che la Azzolina metta giudizio e si renda conto delle difficoltà della scuola – noi dal primo ottobre porteremo avanti quella che è l’iniziativa della Giornata del Ringraziamento e quindi il primo ottobre quest’anno andremo in Concattedrale a celebrare la Messa del ringraziamento e poi a Martina, Massafra, Manduria, Castellaneta. Il primo agosto rilanceremo il polo universitario autonomo facendo riflettere gli studenti e le famiglie sull’offerta formativa universitaria a Taranto. Quando io ero presidente del Consorzio ho fatto sempre dei grandi manifesti per tutta la città, ho portato i manifesti verso Matera, Potenza. Adesso molti genitori non sanno che cosa abbiamo a Taranto. E poi, logicamente, accanto a questo noi rilanceremo la scuola pitagorica. Noi ci troviamo qui, nella Villa Peripato; alcuni storici dicono che proprio qui è nata la scuola pitagorica. Allora dalla scuola pitagorica al polo universitario Ionico, con uno sguardo sul mare e sulle opportunità del mare, ed ecco perché questo incontro lo faremo il primo agosto, la mattina, al molo Sant’Eligio.


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Un Commento a: «Università autonoma, Governo mantenga promesse»

  1. Gico

    Luglio 26th, 2020

    Taranto e’ vittima del suo provincialismo.Le famiglie continuano ad ostinarsi nei confronti di una Università locale. Dobbiamo allargare gli orizzonti e studiare una Università che sia rivolta ad altre regioni o meglio ai giovani che si affacciano non solo in riva allo Jonio ma sopratutto sulle sponde del Mediterraneo. Bisogna cambiare filosofia di pensiero , da esterofili ad campanilistici .

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