Dov’è finita la politica, quella vera?

 

Ci ha incuriosito la vicenda di Liviano, che ha deciso di sottrarsi dalle grinfie di un modo cattura-consensi di fare politica
pubblicato il 12 Luglio 2020, 17:24
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Fuori dal coro. Masticando delusione. Riflettendo su quanto vale la politica oggi. Perchè da giorni affida i suoi pensieri ai social, ricordando idee partorite finite nel cassetto assieme ad altre giunte al traguardo.
Lo avrete notato: è un periodo in cui Gianni Liviano esprime il suo lavoro in Consiglio regionale vergando quel che intende per ‘politica’. E allora, ci ha incuriosito. Perchè è vero che i politici abili coi social catturano consensi e ire: più facile, insomma, seguirne i cinguettii o anche leggere mail. Meno capirne le intenzioni reali.
Voleva fare il sindaco dopo qualche anno da consigliere comunale, è diventato consigliere regionale con parentesi assessorile. Poi il lento e lungo distacco da quella maggioranza politica che da cinque anni muove le fila in Regione sotto la guida del lider marximo Michele Emiliano. Perchè?
Ecco le riflessioni sulla politica più social che ‘arte di governare la società’ nel senso più alto. Ecco perchè la chiacchierata con chi ha deciso di lasciar perdere annunciandolo ad una manciata dalla scadenza del mandato. I detrattori lo vogliono fuori dai giochi e senza ‘casa’: quindi, ha scelto di ritirarsi dignitosamente. Può essere. Così come invece vero può essere il contrario: questa politica non lo appassiona più. Qui non giudichiamo: sono scelte, condivisibili o meno.

“Non è quella per cui mi sono speso per anni”, è la sua riflessione. Qualcuno obietterà: ma è il sistema per cui ha agito. “Mi sono chiesto se questo modo di far politica fosse ancora accettabile per me. Vedete, oggi vale soprattutto la fedeltà al leader di turno, a come agisce e quindi a ciò che impone: ciò vuol dire che la visione per cui i politici del passato si adoperavano, nel bene o nel male, non esiste più. Sì, è questo il concetto: non c’è più una visione”. In parole povere, mancano gli orizzonti: “Esatto, mancano gli orizzonti. Faccio solo un esempio, prendo tre nomi del passato: Berlinguer, Moro, Almirante. E ora tre del presente: Zingaretti, Di Maio, Meloni. Fate voi il confronto. Io aggiungo: di che parliamo?”.
Verissimo. A prescindere dagli errori commessi nel passato, di certo gli orizzonti non mancavano: però, queste sono opinioni, per carità. Torniamo all’oggi: “Ho creduto in una prospettiva, alla distanza mi rendo conto di aver sbagliato. In questo sistema non mi ci ritrovo più, perchè per quanto non si può essere sempre d’accordo su un’idea, alla base ci dev’essere sempre una prospettiva, e quindi si lavora tutti insieme per raggiungerla. Se invece, e lo possono osservare tutti, un capo si reca in una comunità e concorda con essa su alcune cose, poi si reca in un’altra e concorda con essa per l’esatto contrario della precedente, beh… è solo ricerca di consensi. Ecco, oggi la politica lavora per il consenso utile al riciclo di se stessi, utilizza gli annunci per alimentare speranze e catturare applausi e voti. Poi, più nulla”.
La storia sua è certamente fatta di delusioni allorquando mollò l’Assessorato alla Cultura per una presunta vicenda di favori mai esistita: “Sbagliai a rimettere il mandato, me lo dicono in tanti. Ma ritenni doveroso farlo, e proprio per come intendo io la politica nei suoi più alti valori di servizio per la comunità”. E in effetti, ancora oggi qualche assessore chiacchierato (attenti: per noi vale sempre la presunzione d’innocenza) resta al suo posto senza problemi. “Dico soltanto che nonostante tutto ho cercato di aiutare soprattutto il mio territorio (inutile l’elenco delle proposte realizzate – ndr). Purtroppo, mi rendo conto che spesso anche sul territorio si fa poco squadra. E i fatti degli ultimi tempi mi danno ragione (il riferimento è ai contrasti, per esempio e senza entrar troppo nei dettagli, tra il sindaco Melucci e il Governo – ndr). Io sono abituato a sedermi ai tavoli di confronto, anche se la controparte è avversario politico: alla fine, conta la sintesi”.
Liviano e il suo ultimo percorso politico è qualcosa su cui riflettere, lo abbiamo detto e lo ribadiamo: non vogliamo renderlo martire o chissà cosa, sia chiaro, perchè di certo errori ne avrà commessi negli anni. Tutto al netto di quel che ognuno possa pensare di lui. E’ stato ‘mangiato’ dalla non-politica che governa: è ciò che ci interessa di più.
Abbandonerà definitivamente? Può darsi. Certo vuol dedicarsi ai giovani, che già da troppo tempo pagano il distacco tra chi governa e la comunità, vivendo in una società dove i valori sono quasi scomparsi: “Sì, credo in qualche progetto su cui impegnarmi per i giovani, ci sto pensando”. Perchè intanto la politica attiva non lo interessa più.

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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