Confcommercio, è polemica per un terzo mandato a Giangrande

 

Il comitato 'La Confcommercio è di tutti': "Non possono esistere più patronati di ottocentesca memoria"
pubblicato il 12 Luglio 2020, 17:01
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Confcommercio, continua la querelle sul rinnovo delle cariche. Anzi, sull’eventuale successore di Leonardo Giangrande. Com’è noto, a quest’ultimo è scaduto a maggio il secondo mandato e per Statuto non può essere rieletto. Fatto sta che, come raccontano le cronache, Giangrande starebbe premendo, assieme ad altri associati, affinchè vengano apportate modifiche allo Statuto per permettere il terzo mandato, tant’è che domani pomeriggio è convocato un consiglio in cui si potrebbe votare le modifiche statutarie da approvare in un’Assemblea straordinaria a fine luglio. A queste intenzioni si stanno opponendo altri associati che non vedono di buon occhio l’introduzione della possibilità di un terzo mandato nello Statuto, tanto da aver interpellato anche dei legali. Questi associati sono riuniti nel comitato ‘La Confcommercio è di tutti’, che ha diffuso una nota alla stampa.

In relazione ad alcune note di stampa apparse nei giorni scorsi, circa le divergenze nell’ambito della dirigenza della Confcommercio di Taranto, in ordine alla ricandidatura dell’attuale presidente Giangrande (il cui mandato è scaduto già in data 31 maggio u.s.) per un eventuale terzo mandato consecutivo, quindi ben oltre i dieci anni già trascorsi dalla sua prima elezione del 2010, lo scrivente comitato di dirigenti ‘La Confcommercio è di tutti’ sente la necessità di riportare i fatti nell’alveo della realtà.
Lo Statuto vigente della Confcommercio, non consente la rielezione alla presidenza per più di due mandati consecutivi, sicché, nel pieno rispetto delle regole, nessuno – non solo l’attuale presidente scaduto – può essere eletto per più di due volte. Questa scelta è il frutto di una decisione assembleare del lontano 2010, finalizzata a garantire una rappresentatività che non si fossilizzasse sui ‘nomi’, ma operasse in maniera democratica, rispettando tutte le componenti assembleari ed i soci delle associazioni che vi confluiscono. Non possono esistere più patronati di ottocentesca memoria, che garantiscano il perpetuarsi delle cariche sui medesimi personaggi e, questo, anche a fronte di un buon operare, perché è il rispetto delle democrazia, delle regole dell’alternanza, del rispetto dei membri di ogni forma aggregativa e sociale.
In un mondo che necessita fortemente di cambiamenti radicali e di evoluzione verso nuove frontiere, arroccarsi su poltrone che si definiscono ‘scomode’, ma che evidentemente finiscono col diventare comodissime per chi ci si sistema sopra, anche considerata la visibilità sociale che garantiscono, appare evidentemente anacronistico. Ecco perché oggi occorre chiedere a chi quelle poltrone occupa, di fare un passo indietro, di rispettare le ‘regole del gioco democratico’ liberamente accettate allorquando si è entrati a far parte di un’associazione che ha una tradizione da rispettare e far rispettare da tutti, nessuno escluso: la Confcommercio di Taranto, un tempo l’associazione con il maggior numero di operatori economici del terziario di mercato della provincia, oggi ‘isolata’ ai margini del sistema di rappresentanza economica territoriale, con la necessità impellente di tornare ad essere, quanto prima, motore propulsore della nostra economia.
Ci rivolgiamo, dunque, a tutti gli associati Confcommercio della provincia di Taranto, chiedendo di fare fronte comune affinché nella prossima assemblea vengano fatti rispettare i princìpi sacrosanti sanciti dallo Statuto vigente, che a nostro avviso non può essere modificato a mandato già scaduto e in un clima di contrasto dovuto all’assenza di convergenza (in tal senso, nei giorni scorsi abbiamo finanche dovuto avviare un percorso di tutela legale), soprattutto per quanto attiene il vincolo temporale di incarico presidenziale, proprio per evitare che chiunque, anche per il futuro, possa incorrere nell’errore grossolano di non riuscire più ad intravedere il termine del proprio mandato di responsabilità”.

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