ArcelorMittal, Rizzo: “Lavoro precario e inquinamento: è ora di smetterla”

 

Così Franco Rizzo Coordinatore provinciale Usb
pubblicato il 08 Luglio 2020, 18:54
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“Sosteniamo a condividiamo la posizione assunta nei confronti della grande industria nella riunione notturna, tenuta qualche giorno fa, tra il sindaco di Taranto Melucci, il Presidente della Provincia di Taranto, i Sindaci dei Comuni dell’Area di Crisi Complessa di Taranto, il Presidente della Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, il Presidente della Camera di Commercio di Taranto e la Task Force allestita dall’ente camerale”: così Franco Rizzo Coordinatore provinciale Usb.

“Ormai evidente l’impossibilità di intavolare un dialogo costruttivo con l’attuale gestore dello stabilimento ArcelorMittal, come anche la necessità di chiudere un tale sito industriale. Doverosa l’inchiesta sui fatti accaduti nel pomeriggio di sabato, quando per il maltempo la polvere ferrosa della fabbrica è stata portata nel rione Tamburi, investendo e ricoprendo strade e abitazioni” prosegue Rizzo.

“Condizioni di lavoro inaccettabili per coloro che svolgono la propria attività nell’acciaieria, e condizioni di vita tutt’altro che dignitose per i cittadini. Per questo malato sistema industriale in troppi hanno già perso la vita, ma anche la dignità che dovrebbe essere garantita attraverso un lavoro certo e sicuro – dichiara Rizzo -. Per tutte queste ragioni, il Governo deve assolutamente smettere di rincorrere i capricci della multinazionale, ed ascoltare la cittadinanza, come accade in ogni Paese democratico. Si deve assolutamente porre fine ad un periodo caratterizzato da assoluta mancanza di rispetto per i diritti basilari di lavoratori e cittadini. Via Mittal da Taranto. Un altro futuro ed un’altra economia sono possibili”.

“Martedì mattina Usb terrà un’assemblea con i lavoratori di Ilva in As e con i dipendenti di Arcelor Mittal: nel confronto si assumeranno decisioni circa le azioni da mettere in campo per ribadire la convinzione della nostra organizzazione sindacale e far sentire la voce di chi è stato per troppo tempo ignorato” conclude Rizzo.

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