Ex Ilva, minerale e polvere dai parchi scoperti

 

La struttura del secondo parco primario ancora incompleta e il parco OMO da coprire entro il 2022 le aree da cui è partita l'enorme nube di sabato scorso
pubblicato il 07 Luglio 2020, 20:31
21 mins

E’ successo ancora una volta. Quando in tanti immaginavano, credevano, pensavano, che non potesse più accadere. O che comunque certi fenomeni di così ampie dimensioni, li avremmo ricordati soltanto in foto o in video con un sorriso amaro.

Ed invece sabato 4 luglio, tra le 14 e le 16, su Taranto e la zona industriale si è abbattuto quello che in metereologia si chiama downburst, una forte corrente d’aria fredda discendente che si instaura all’interno di un sistema temporalesco che ha raggiunto la fase di maturazione, apportando forti rovesci di pioggia e anche grandinate. Molto spesso la violenta espansione, paragonabile ad un improvviso scoppio (in inglese burst), produce un vortice rotante o un anello di vento entro il quale si generano dei flussi di vento lineare ad elevata velocità ma di opposte direzioni, con notevoli turbolenze e componente piuttosto irregolare e rafficata.

Ispezione straordinaria e a sorpresa dell’ISPRA…

Quello che sappiamo è che oggi si è svolta un’ispezione straordinaria dell’ISPRA (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, coadiuvta da ARPA Puglia e dallo SPESAL della ASL di Taranto) ordinata dal ministero dell’Ambiente, per comprendere le cause di quanto accaduto.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/07/07/ex-ilva-ispezione-straordinaria-di-ispra-e-arpa/)

…e l’inchiesta della Procura

Allo stesso tempo la Procura di Taranto (a cui il Comene ha presentato un esposto quest’oggi) ha aperto un’inchiesta, attualmente senza ipotesi di reato e indagati, delegando le indagini ai carabinieri del NOE.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/07/06/ex-ilva-procura-apre-inchiesta-su-nube-di-minerale/)

I dati delle centraline ARPA posizione ai Tamburi e a Paolo VI

In ultimo, abbiamo quanto meno i dati delle centraline ARPA in merito alla giornata di sabato 4 luglio. La centralina posizione nel rione Tamburi, in via Machiavelli, ha registrato un valore medio giornaliero pari a 41 µg/m³ per il PM10, mentre l’altra stazione presenta sempre nel rione in via Archimede ha registrato un valore medio giornaliero pari a 32 µg/m³; la centraline situata nel quartiere Paolo VI, denominata Taranto – CISI ha invece registrato un valore medio pari a 40 µg/m³. Superato il limite invece in via Orsini, presso la centralina della rete di ArcelorMittal, l’unica esterna allo stabilimento, dove sono stati registrati 81 µg/m³.

Dunque il valore massimo di 50 µg/m³ previsto dal decreto legge 155/2010, non è stato superato in nessuna delle tre centraline esterne, se non in quella di via Orsini. Ma gli alti valori delle stazioni Machiavelli e CISI lasciavano prefigurare come tra le 14 e le 16, fossero stati toccati picchi sicuramente di molto superiori ai 50 µg/m³ (tra gli 80 e i 150 µg/m³): come confermato dalla relazioni di ARPA Puglia che pubblichiamo nell’articolo qui sotto.

(leggi la relazione dell’ARPA Puglia sull’evento del 4 luglio https://www.corriereditaranto.it/2020/07/07/ex-ilva-la-relazione-di-arpa-sugli-eventi-del-4-luglio/)

Perché si è sollevato quel minerale dell’Area Pachi?

Quel che accadde nel novembre del 2012 e nel luglio dello scorso anno presso il IV sporgente del porto di Taranto, è ancora ben impresso nelle menti di molti. Questa volta però, le raffiche di vento hanno colpito da nord, non risalendo dal mare, travolgendo in pieno l’area dei parchi minerali del siderurgico ex Ilva, dando vita ad una tempesta di minerale che ha invaso in particolare il rione Tamburi e il quartiere Paolo VI.

Ma come è stato possibile un evento simile, se l’area parchi è interessata da alcuni anni da molti lavori che hanno portato alla costruzione di enormi coperture? Vuol dire che quelle strutture servono a poco o niente? Che non sono sufficienti? Che i lavori sono stati svolti male? Che l’area parchi ha ancora vaste zone del tutto scoperte?

Se è assolutamente legittimo che i cittadini di Taranto si pongano queste domande ed abbiano delle risposte chiare e precise, non lo è affatto se a porsele sono le istituzioni (Comune, Provincia e Regione) o chi dalla società civile segue da anni le vicende del siderurgico (e quindi dovrebbe conoscere alle perferezione ciò di cui parla). E adesso vi spiegheremo il perché.

(leggi tutti gli articoli sull’Osservatorio Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=osservatorio+ilva&submit=Go)

Le prescrizioni del Piano Ambientale: per i parchi lavori previsti sino al 2022

Partiamo da un dato incontrovertibile. Il materiale trascinato via per centinaia di metri dalla forza del vento, è minerale proveniente dall’area parchi del siderurgico attualmente gestito dall’affittuario ArcelorMittal Italia. Più precisamente, trattasi in parte del minerale di uno dei due grandi parchi primari e in parricolar modo del così detto parco OMO.

Questo è avvenuto in quanto l’enorme struttura di copertura di uno dei due parchi primari non è stata ancora ultimata, pur essendo in fase di ultimazione. Per essere ancora più chiari, parliamo della prescrizione n. 1 – UA7 del DPCM 14/03/2014 Parco Minerale e Parco Fossile, che prevede quanto segue: “1. E’ autorizzata la realizzazione dell’intervento della copertura del Parco Minerale e del Parco Fossile così come previsto dal progetto approvato con DM n. 31 del 24 febbraio 2015 (GU n. 58 del 11/03/2015). Il relativo cronoprogramma sugli stati di avanzamento dei lavori e gli eventuali aggiornamenti dovranno comunque mantenere la coerenza con il termine ultimo per la realizzazione degli stessi, fissato in 36 mesi dalla data in cui AM InvestCo Italy S.r.l. subentrerà nella gestione del sito, anche come affittuario. 2. Le attività di cantiere dovranno essere avviate entro il 30 settembre 2018. 3. Nelle more della completa realizzazione degli interventi, la giacenza media annua dei parchi primari, fossili e minerali, non potrà superare i 14,5 milioni di tonnellate/anno (- 17% rispetto AIA 2012).

L’ultimo aggiornamento ISPRA sull’attuazione delle prescrizioni del DPCM del 29 settembre 2017, ovvero l’attuale Piano Ambientale (che contiene la modifica del Piano delle misure e del- le attività di tutela ambientale e sanitaria di cui al decre- to del Presidente del Consiglio dei ministri del 14 marzo 2014), risale allo scorso ottobre e recita testualmente: “Per il Parco Minerale sono stati ultimati i lavori di montaggio dei sei moduli della copertura, completato il montaggio delle lamiere fino a filo gronda, in corso il montaggio delle lamiere sotto gronda e delle facciate di testata. Sono in corso di ultimazione le vasche per la raccolta delle acque di prima pioggia (da inviare ad impianto di trattamento) e il sistema di laminazione delle acque di seconda pioggia. Per il Parco Fossile sono in corso di completamento le opere di fondazione,. In costruzione i muri di contenimento cumuli. E’ stato sollevato il primo modulo di copertura ed è in procinto sollevamento del secondo. Il terzo modulo è in fase di preassemblaggio a terra”. 

Data presunta conclusione lavori: Parco Minerale : 31/12/2019, Parco Fossile: 31/05/2020. In realtà, anche con l’Addendum al Piano Ambientale sottoscritto tra le parti nel settembre del 2018, le date furono aggiornate tenendo conto dell’entrata in possesso dello stabilimento da parte di ArcelorMittal, ovvero dal 1 novembre 2018. Dunque i 24 mesi previsti per i lavori di copertura dei parchi Primari e del parco Fossile vanno calcolati a partire da quella data.

Quanto avvenuto poi lo scorso novembre (con l’atto di recesso e la causa in tribunale) e la fermata dei lavori di tutti i cantieri AIA, dovuta al lockdown causato dalla pandemia Covid-19 ha rallentato i lavori in questione.

(leggi tutti gli articoli sull’ARPA Puglia https://www.corriereditaranto.it/?s=arpa+puglia&submit=Go)

Ma a contribuire maggiormente alla diffusione della nube di minerale, è stato il materiale presente nel parco OMO (uno dei quattro parchi così detti secondari), attualmente ancora scoperto. E qui la questione diventa molto complessa. Ma andiamo con ordine.

Stiamo parlando della Prescrizione n. 4 – UA7 del DPCM 14/03/2014 – Parco OMO, Parchi AGL Nord e Sud e Parco loppa. Che prevede quanto segue: “1. Per i Parco OMO e i Parchi AGL Nord e Sud si prescrive al Gestore la realizzazione della copertura conformemente al progetto di cui alla nota DVA/2013/26919 del 22 novembre 2013. Il relativo cronoprogramma sugli stati di avanzamento dei lavori e gli eventuali aggiornamenti dovranno comunque mantenere la coerenza con il termine ultimo per la realizzazione degli stessi, fissato in 42 mesi dalla data in cui AM InvestCo Italy S.r.l. subentrerà nella gestione del sito, anche come affittuario”.

Stando all’ultimo report dell’ISPRA dello scorso ottobre, per il parco AGL Sud “sono in corso le prove di carico sui pali propedeutiche alla realizzazione delle fondazioni della copertura”. Per il parco OMO “in attesa del parere favorevole da parte dei VV.F. per la successiva assegnazione dell’ordine”. Parere che poi è arrivato.  

Per il Parco Loppa “è stata completata l’attività di pavimentazione e impermeabilizzazione (30/09/2019). Appaltati i lavori per le fondazioni delle barriere frangivento”.

Data presunta conclusione lavori: 31/07/2020 Parco AGL SUD, 29/10/2021 Parco AGL NORD, 29/04/2022 Parco OMO, aprile 2022 Parco Loppa.

(leggi tutti gli articoli sulla qualità dell’aria https://www.corriereditaranto.it/?s=qualità+aria&submit=Go)

La modifica al progetto di copertura del parco OMO 

Ora. Anche per discutere del Parco OMO, il 17 maggio del 2018 si svolse una Conferenza dei Servizi, in merito alle modifiche relative alla realizzazione degli interventi previsti in attuazione della prescrizione n.4-UA7 (modifiche del progetto di copertura del parco OMO), modifiche progettuali richiesta dai commissari di Ilva in AS. La modifica di progetto proposta non prevedeva alcun cambiamento del sistema degli aeratori con deflettori e del sistema di bagnatura e filmatura, i quali restano in essere come misure di mitigazioni atte a ridurre ulteriormente i rilasci di polveri. 

Modifica del progetto accettata anche da ARPA Puglia che riteneva, differentemente da quanto asserito dalla Regione Puglia, “che il nuovo assetto proposto per la copertura del parco OMO non produce al di fuori dell’impianto variazioni significative delle concentrazioni di polveri rispetto alla configurazione di edificio chiuso, suggerendo l’adozione di una procedura operativa per la rimozione quotidiana e per la pulizia delle aree sottoposte all’accumulo di polveri e prospicienti la copertura“.

Ed è particolarmente su quest’ultimo aspetto che crediamo si concentreranno le indagini della Procura e del NOE oltre che l’ispezione di ISPRA ed ARPA: ovvero verificare se siano state rispettate tutte le prescrizioni di gestione nell’area parchi, anche in previsioni di straordinari eventi atmosferici come quello di sabato scorso.

L’ok alla modifica del progetto ebbe il via libera anche del Comune di Taranto (nota prot. 79713 del 17/5/2018), del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Taranto trasmesso con nota prot. 6830 del 09/05/2018 (DVA/10737 del 09/05/2018).

La Conferenza dei Servizi ritenne quindi che le valutazioni comparative presentate dal Gestore fossero esaustive e di accogliere quindi la sola prescrizione proposta da ARPA Puglia relativa alla pulizia delle aree.

Cosa avviene nel parco OMO

La preparazione e lo stoccaggio del mix di materiali in carica alle linee di agglomerazione: è questo ciò che avviene nel parco OMO. In questa zona, infatti, vengono miscelati e stoccati i materiali usati per la produzione di agglomerato. Il materiale stoccato è ripreso dai parchi primari attraverso un sistema di nastri e raggiunge trasversalmente il lato ovest dell’area. Prima di raggiungere il parco OMO i materiali vengono trattati e insilati nelle aree confinanti dedicate. 

(leggi tutti gli articoli su ArcelorMittal https://www.corriereditaranto.it/?s=arcelormittal&submit=Go)

Estratti dai sili di prima miscelazione sono depositati longitudinalmente in cumuli lungo due direttrici mediante macchine denominate stacker. Il parco OMO, infatti, è composto da due cumuli longitudinali e paralleli di cui uno è in formazione mentre dall’altro, completamente già formato, sono ripresi i materiali da inviare alle due linee di agglomerazione. Sono questi ad essere stati spazzati via dal vento di sabato 4 luglio. 

La messa a parco della miscela è effettuata attraverso due linee e due macchine stacker che devono scambiarsi la posizione di lavoro. La ripresa del materiale omogeneizzato avviene attraverso una reclaimer, che muovendosi longitudinalmente, riprende il materiale e lo invia alle linee di produzione, mentre una seconda reclaimer sosta in area di manutenzione lateralmente al parco e di fronte all’ex parco coke. 

Dunque la funzione del parco OMO è quella di formare cumuli di materiale miscelato, omogeneizzato, necessario alla marcia delle linee di agglomerazione “D” ed “E”. I parchi sono due e sono denominati parco A, lato ovest, e parco B lato est dello stabilimento. 

Nella fase dell’iter autorizzativo ILVA aveva redatto un progetto architettonico sottoposto al SUAP del Comune di Taranto finalizzato all’ottenimento del Permesso di Costruire. Solo successivamente, quando sulla base del progetto approvato si è dato corso allo sviluppo dell’ingegneria esecutiva, è emersa la necessità di predisporre un apertura che consentisse l’ingresso e l’uscita dal parco di macchine operatrici di dimensioni notevoli che scorrono su binari disposti longitudinalmente al parco. 

Pertanto, in considerazione della frequenza con cui le macchine che operano all’interno del parco sono costrette ad uscire per invertire la pista e/o portarsi al parco di sosta, attività questa non prevista dal progetto originale, il quale non prevedeva la realizzazione di ampie aperture, è stata proposta ed approvata la modifica della facciata nord del parco omo, nella quale saranno praticate delle aperture per consentire lo svolgersi delle operazioni di cui sopra in sicurezza. 

(leggi tutti gli articoli sull’ISPRA https://www.corriereditaranto.it/?s=ispra&submit=Go)

Le nostre conclusioni

Tutto quanto riportato in questo articolo, dimostra incontrovertibilmente che le nostre istituzioni e gli enti preposti al controllo, sono perfettamente a conoscenza di ciò che è avvenuto sabato scorso. Conoscono il perché si è formata quella nube di polvere e minerale e da dove proviene. Conoscono le tempistiche dei lavori, le date di conclusione, le modifiche ai vari progetti.

Sostenere che le coperture dei parchi minerali non servono a nulla, è quanto di più falso oggi si possa dichiarare. Perché tutti sanno che quelle coperture o devono ancora finire di essere realizzate o, come nel caso del parco OMO, devono ancora essere portate a termine.

Lasciano dunque basiti le dichiarazioni di molti esponenti politici locali, provinciali, regionali e nazionali rilasciate nelle ultime 72 ore. Francamente non meritano nessun commento.

Stesso discorso, per quanto attiene il non essere mai troppo chiari e istantanei nelle valutazioni e nelle informazioni, almeno non sempre, vale per l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPA Puglia) e per l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), visto che sono loro gli enti preposti al controllo del rispetto di tutte le prescrizioni presenti nel Piano Ambientale.

Soprassediamo su chi oggi si straccia le vesti per gli sforamenti orari di PM10 nella giornata di sabato: vorremmo ricordare a questi signori che sino al 2012, ultimo anno di gestione Riva, Taranto sistematicamente ogni anno superava i 35 giorni massimi previsti dalla legge per il superamento del valore medio giornaliero di 50 µg/m³ di PM10. Sarebbe interessante andare a vedere dove fossero in tutti quegli anni costoro, ma evitiamo di ricordarlo per evitare loro una brutta figura.

Così come dispiace vedere Taranto nuovamente vittima di avvoltoi e sciacalli di ogni risma a livello locale e nazionale. Sono silenziosi per mesi, perché non fanno altro che attendere il prossimo incidente, la prossima vittima bianca sul lavoro, il prossimo evento negativo di natura ambientale, il prossimo malato o morto di tumore (preferibilmente giovane e giovanissimo) per banchettare su un problema di enorme complessità e di difficile risoluzione.

Ma se ciò avviene è anche e soprattutto per colpa nostra, di noi tarantini. Che dal 2012 abbiamo fatto a gara, pur di avere 15 minuti di visibilità e notorietà, a chi descrivesse come peggio non si potesse la nostra città, i suoi problemi, le sue storture, invece di creare un fronte comune serio, competente, che proponesse soluzioni praticabili e credibili degne di questo nome. E’ questa la nostra più grande miseria e la nostra inevitabile condanna. E lo sarà ancora per molti anni.

Detto ciò, speriamo che si faccia chiarezza su quanto avvenuto e, se ci sono, si accertino le responsabilità. E si faccia più in fretta possibile affinché ciò non accada realmente mai più.

(leggi tutti gli articoli sull’Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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