Just Transition Fund, delusioni differenti per D’Amato (M5S) e Fitto (FdI)

 

pubblicato il 06 Luglio 2020, 18:59
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“Abbiamo risposto all’appello lanciato dalla forze produttive pugliesi, ottenendo che nella pianificazione e nella gestione delle risorse del Just Transition Fund sia obbligatorio il coinvolgimento dei territori. Abbiamo ottenuto anche una maggiore dotazione all’Italia, cui potrebbero essere assegnati circa 2,8 miliardi di euro invece dei 2,1 prospettati in un primo momento, consentendo lo stanziamento di risorse anche per aree come Brindisi. Detto questo, come Movimento 5 Stelle ci siamo astenuti sul voto con cui oggi la commissione Affari regionali del Parlamento europeo ha introdotto una serie di emendamenti alla proposta di regolamento della Commissione Ue sul JTF. Il motivo è che nel testo vengono confermati i finanziamenti al gas in barba alle promesse di non finanziare le fonti fossili, previsione che annacqua l’impegno europeo nella lotta ai cambiamenti climatici e per una transizione giusta. Inoltre, un passaggio del regolamento apre la porta al finanziamento di grandi imprese come l’ex Ilva, mentre la nostra richiesta è stata fin dal primo minuto di limitare le risorse alle sole piccole e medie imprese. La stessa Commissione Ue aveva detto chiaramente che i fondi del JTF non potevano andare a finanziarie le industrie inquinanti. Evidentemente le lobby del fossile sono riuscite a fare breccia. Noi non ci arrenderemo e continueremo a dare battaglia per fermare i colpi di coda: il futuro di Taranto, e non solo di Taranto, è nello sviluppo sostenibile e ogni centesimo che arriva da fonti pubbliche deve essere investito su questo”. Lo dice l’eurodeputata del Movimento 5 Stelle, Rosa D’Amato.
Questa invece la dichiarazione del co-presidente del gruppo europeo ECR-Fratelli d’Italia Raffaele Fitto: “Grande rammarico per la proposta approvata oggi dalla Commissione Regi del Parlamento Europeo che non va nella direzione auspicata per l’obiettivo condivisibile di una giusta transizione. Gli emendamenti da noi presentati proponevano un approccio concreto e realistico. Ci troviamo, invece, un testo non solo peggiorativo rispetto alla proposta della Commissione Europea, ma fortemente intriso di scelte ideologiche, pseudo ambientalistiche, espressione di una deriva strumentalmente verde e lontano dalle esigenze degli Stati Membri e dell’Italia. Una proposta che cosi come approvata risulta innanzitutto non chiara, ma che rischia di escludere Taranto dall’utilizzo del Fondo, con la mancata modifica dell’art.5, e che per le forti condizionalità rende difficile l’accesso all’utilizzo del fondo stesso. Al tempo stesso è sconcertante la decisione della maggioranza di congelare qualsiasi discussione sui criteri per la ripartizione delle risorse. Ricordo che nonostante l’aumento di risorse previsto dalle nuove proposte sul MFF e dal Next Generation Fund, il cui esito delle trattative è ancora incerto, l’Italia in quanto contributore netto è fortemente penalizzata: quota di aiuto pro-capite, correttivi di riparto basati su un’alta occupazione in impianti industriali o su produzione energetica da combustibili fossili rimangono uguali alla proposta iniziale della Commissione che sin da subito ho ritenuto insoddisfacente in quanto premiava altri territori rispetto alle regione italiane. Lascia, poi, perplessi la scelta di finanziare attività che sembrano lontane dai veri obiettivi della transizione, e dalle necessità di imprese e lavoratori. I proclami trionfalistici dei mesi scorsi si scontrano ancora una volta con la realtà. Già alcune settimane fa avevamo messo in guardia dall’enfasi con la quale esponenti del Governo italiano annunciavano programmi e risorse, tra l’altro ritenute sempre insufficienti, per la riconversione economica e ambientale dei territori interessati. Oggi quelle perplessità sono ancora più forti, e spero che il Governo italiano lasci perdere gli annunci, e lavori in maniera concreta nell’ambito dei negoziati per una modifica delle criticità riscontrate: bisogna cambiare approccio per avere uno strumento che sia utile ed efficiente per l’obiettivo proposto, e che sia realmente in grado di fornire soluzione concrete a territori che forse sono stanchi di progetti e promesse irrealizzabili, e chiedono solo la salvaguardia delle loro prerogative ambientali, economiche ed occupazionali”.

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