Ilva, gli enti locali: «Governo dica stop a Mittal»

 

Toni da muro contro muro nella conferenza stampa degli enti locali, che vorrebbero più ascolto da parte dell’esecutivo. E chiedono la partenza di ArcelorMittal.
pubblicato il 04 Luglio 2020, 16:53
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«L’Ilva come Ustica, un muro di gomma». Si apre con queste parole il documento firmato dagli enti locali del tarantino, in particolare la Provincia e tutti i Comuni dell’area di crisi (Taranto in testa), assieme alla Camera di Commercio in rappresentanza del tessuto economico locale.

Il fronte comune nato alcuni mesi fa ha nel mirino un soggetto ben identificato: il Governo. Un Governo reo (questa l’accusa) di fare scelte su Taranto senza tenere in considerazione le voci del territorio. Voci che, assicurano i rappresentanti degli enti locali, hanno una priorità chiara da esporre all’esecutivo nazionale: non si può proseguire con ArcelorMittal.

«La comunità ionica – si legge nel documento sottoscritto in Provincia – oggi chiude definitivamente la porta ad ogni intesa al ribasso con ArcelorMittal, che non sarà mai più ritenuto un soggetto affidabile per l’auspicato cambio di paradigma. Troppe violenze contro la città, le parti sociali e l’ambiente, indietro non si torna».

Al centro delle rivendicazioni c’è il rapporto conflittuale con le ditte dell’indotto, che denunciano ritardi nei pagamenti, oltre, ovviamente, alla questione ambientale e occupazionale. E a proposito di occupazione, il sindaco Melucci accusa il Governo di mentire agli operai quando parla di un orizzonte a zero esuberi. Gli esuberi, scandisce il primo cittadino ionico, ci saranno, e bisogna iniziare a pensare sin d’ora al loro reinserimento.

“Vogliamo un accordo di programma”

La richiesta delle istituzioni locali al Governo è quella di convocare un tavolo per la definizione di un accordo di programma sul futuro dello stabilimento, sul modello di quanto fatto a Genova e Trieste. I contenuti che questo accordo dovrebbe presentare, però, non sono ancora identificati in maniera univoca. Non è immediatamente all’orizzonte, questo va detto, alcuna opzione di chiusura della fabbrica. Potrebbe essere un’opzione contemplata, invece, la chiusura dell’area a caldo, o quanto meno la sua parziale decarbonizzazione attraverso l’ormai famigerata implementazione dei forni elettrici. Di sicuro all’orizzonte potrebbe prospettarsi un siderurgico più piccolo di quello che siamo stati abituati a conoscere. Sul futuro della fabbrica, però, gli enti locali chiedono che le decisioni rispettino le indicazioni dei tecnici, e non semplici valutazioni politiche come, accusano, si sta facendo a Roma.

Il Presidente della Provincia, Giovanni Gugliotti.

“Il CIS non sia un contentino”

L’accordo di programma, chiedono le istituzioni, deve essere portato avanti parallelamente agli interventi del Contratto Istituzionale di Sviluppo, che alla città è dovuto per l’enorme ritardo accumulato nella valorizzazione del territorio, ma che non può essere sufficiente a “risarcire” la comunità ionica dei danni dovuti alla presenza del siderurgico.

Un coordinamento permanente

L’altro passaggio significativo della giornata è l’annuncio di un coordinamento permanente, presso la Provincia, fra tutti gli enti locali coinvolti nella vicenda, allo scopo di muoversi insieme nei confronti di Mittal e del Governo nazionale. Un muro contro muro che, al momento, non sappiamo come potrà concretizzarsi. Ma i rappresentanti si mostrano sicuri, e paventano anche un intervento in sede europea…

 

Di seguito, il testo completo del documento sottoscritto dalle istituzioni:

Il sindaco Melucci firma il documento.

L’Ilva come Ustica, un muro di gomma sul quale da troppi anni sbattono le vite dei tarantini, evidentemente centinaia di migliaia di cittadini italiani di Serie B, che si possono sacrificare sull’altare di strani giochi finanziari e intese segrete, in barba al tanto decantato green deal nazionale ed europeo.

In queste ore il Governo ha dimostrato tutta la sua debolezza ed ha avviato le sue trattative con ArcelorMittal. Senza il territorio ionico. Senza che, al solito, all’ordine del giorno ci siano i bisogni dei nostri concittadini, dei nostri lavoratori, delle nostre imprese.

Tutte le Istituzioni rappresentative dell’area ionica e del sistema economico locale sono stanche di combattere per cose che altrove sono la normalità, per affermare il proprio diritto a scegliere e coltivare un determinato modello di sviluppo, in un contesto di relazioni rispettose e condizioni corrette. È la negazione di ogni valore costituzionale e di ogni principio di funzionamento dello Stato.

Gli enti locali uniti oggi confermano la loro disapprovazione per questa condotta del Governo, al quale reiterano l’invito a formulare una urgente convocazione del tavolo per l’accordo di programma sul futuro dello stabilimento siderurgico di Taranto. Una piattaforma che è certamente tutta da costruire, forse con un tempo di maturazione medio-lungo, ma che è ritenuto dalla comunità l’unico strumento utile a pacificare questa situazione, a superare finalmente questo periodo di grande crisi e a funzionare da cabina di regia per gli investimenti in tecnologia e per la transizione giusta, oltre che per dare una prospettiva ai lavoratori destinati all’esubero, al di là di ogni ipocrisia sul punto. Il tempo stringe e Taranto merita di essere finalmente trattata al pari di Trieste, Genova o altri luoghi che hanno attraversato analoghe vertenze.

La comunità ionica oggi chiude definitivamente la porta ad ogni intesa al ribasso con ArcelorMittal, che non sarà mai più ritenuto un soggetto affidabile per l’auspicato cambio di paradigma. Troppe violenze contro la città, le parti sociali e l’ambiente, indietro non si torna.

Chiediamo, inoltre, al Governo di non sperperare altre risorse pubbliche in un rapporto con una parte privata senza garanzie per l’interesse pubblico, che non coincide necessariamente con le aspirazioni del mercato dell’acciaio o di questo liberismo spinto, incurante delle centinaia di milioni di euro di crediti insoluti verso il sistema economico locale.

Da oggi entriamo in una fase di robuste iniziative volte a tutelare gli interessi e il futuro di Taranto, anche in ambito europeo. Da oggi gli enti locali mantengono una convocazione permanente sul punto, invitano ad aderire a questa grande discussione tutte le organizzazioni sindacali e sollecitano una posizione definita sul tema ex Ilva anche ai candidati presidente della Regione Puglia, a tutti i parlamentari ionici ed europarlamentari meridionali.

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