ARPA, qualità dell’aria: dati ok nel 2019

 

Pubblicata la Relazione annuale sulla Qualità dell’Aria in Puglia anno 2019. Trend in miglioramento confermato così come avviene dal 2013
pubblicato il 03 Luglio 2020, 09:30
17 mins

E’ stata pubblicata la Relazione annuale sulla Qualità dell’Aria in Puglia – Anno 2019 predisposta dall’Ufficio Qualità dell’aria di Bari del Centro Regionale Aria dell’Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell’Ambiente della Puglia. 

La normativa di riferimento per il monitoraggio della qualità dell’aria è sempre la stessa, ovvero il D. Lgs. 155/2010 “Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità del’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa” entrato in vigore il 13 agosto 2010 e modificato dal D. Lgs. 250 del 24 dicembre 2012.

Breve (ennesima) importante premessa

L’italiano è una lingua chiara, diffilcemente interpretabile a proprio uso e consumo, seppur in questo gli italiani stessi sono maestri. Ora, lo ribadiamo ancora una volta, affermare che la qualità dell’aria sia migliorata rispetto al passato, che i ricoveri e la diffusione dei tumori maligni registrino una leggera diminuzione, non vuol dire che a Taranto non ci siano più problemi, che vada tutto bene, che non ci si ammali più e che non si muoia più, o che l’inquinamento sia improvvisamente scomparso. Significa semplicemente avere al problema ambientale un approccio scientifico, serio, veritiero, oggettivo della realtà. Significa avere un quadro chiaro di ciò che è stato, di ciò che è e di ciò che sarà. Dire che le centraline dell’aria registrino un continuo e costante rispetto dei limiti previsti dalla legge italiana e da quella europea, non vuol dire che non ci siano pericoli per la salute: il rischio zero non esiste e mai esisterà. Però, certamente, non si può affermare l’esatto contrario, nè si può dipingere questa realtà per quella che non è o che solo parzialmente è, solo per avere un po’ di visibilità e di notorietà in più come accaduto nelle ultime settimane e negli ultimi giorni a tutte le latitudini (in realtà accade oramai da anni), siano essere politiche o associative. Lo ribadiamo ancora una volta: un conto sono le questioni tecniche, altre quelle politiche. Le situazioni complesse, meritano analisi complesse e soluzioni complesse, un dibattito serio e approfondito, che solo la politica può dare, servendosi anche dell’aiuto della società civile (quaora quest’ultima lo voglia davvero) e quello da secoli imprescindibile della scienza. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/04/29/2arpa-qualita-dellaria-trend-positivo-nel-2018/)

CONCLUSIONI

Partiamo dalle conclusioni della relazione. Nel 2019, come già nel 2018, la rete regionale di monitoraggio della qualità dell’aria non ha registrato superamenti dei limiti di legge per nessun inquinante, ad eccezione dell’ozono che tuttavia ha caratteristiche peculiari rispetto alle altre sostanze normate dalla legislazione comunitaria e nazionale

Per il PM10 la concentrazione annuale più elevata (30 μg/m3) è stata registrata nel sito Modugno – EN04, la più bassa (15 μg/m3) nel sito di Cisternino (BR). Il valore medio registrato di PM10 sul territorio regionale è stato di 21 μg/m3. Dal 2010 si registra una tendenziale diminuzione delle concentrazioni di questo inquinante, con un valore mediano dei trend di PM10 in calo di 0,25 μg/m3 l’anno. Questo andamento è particolarmente evidente nella provincia di Taranto. Solo 3 stazioni mostrano un trend con un aumento significativo da un punto di vista statistico (Bari-Caldarola, Bari-Carbonara, Modugno-EN04).

Per il PM2.5, nel 2019 il limite di concentrazione annuale di 25 μg/m3 non è stato superato in nessun sito. Il valore più elevato (18 μg/m3) è stato registrato nel sito di Torchiarolo-Don Minzoni, il più basso a Taranto-CISI (9 μg/m3). La media regionale è stata di 12 μg/m3. Come per il PM10, anche per il PM2.5 si osserva una generale tendenza alla diminuzione con un valore mediano dei trend di PM2.5 in calo di 0,16 μg/m3 all’anno.

Per l’NO2, la concentrazione annua più alta (39 μg/m3) è stata registrata nella stazione di Bari-Caldarola. La concentrazione più bassa (5 μg/m3) si è avuta nel sito di fondo San Severo-Azienda Russo (FG). La media annua regionale è stata di 16 μg/m3. Anche per l’NO2 nel periodo 2010-2019 si osserva una generale diminuzione delle concentrazioni, con un valore mediano dei trend di NO2 in calo di 0,4 μg/m3 all’anno.

Per il benzene in nessun sito di monitoraggio è stata registrata una concentrazione superiore al limite annuale di 5 μg/m3. La media delle concentrazioni è stata di 0,6 μg/m3. La concentrazione più alta (1,4 μg/m3) è stata registrata nel sito Bari-Cavour.

Allo stesso modo per il monossido di carbonio in nessun sito è stata superata la concentrazione massima di 10 mg/m3 calcolata come media mobile sulle 8 ore.

Infine, come negli anni precedenti, il valore bersaglio per la protezione della salute per l’ozono è stato largamente superato su tutto il territorio regionale a conferma del fatto che la Puglia, per la propria collocazione geografica, è soggetta ad elevati valori di questo inquinante.

PM10 

Il PM10 è l’insieme di particelle con diametro aerodinamico inferiore a 10 μm (10-6 m). Il PM10 può penetrare nell’apparato respiratorio, generando impatti sanitari la cui gravità dipende, oltre che dalla quantità, dalla tipologia delle particelle. Il PM10 si distingue in primario, generato direttamente da una fonte emissiva (antropica o naturale), e secondario, derivante cioè da altri inquinanti presenti in atmosfera attraverso reazioni chimiche. Il D. Lgs 155/10 fissa due valori limite per il PM10: la media annua di 40 μg/m3 e la media giornaliera di 50 μg/m3 da non superare per più di 35 volte nel corso dell’anno solare.

Come già negli anni precedenti, anche nel 2019 il limite di concentrazione sulla media annuale è stato rispettato in tutti i siti. La concentrazione annuale più elevata (30 μg/m3) è stata registrata nella stazione Modugno – EN04, la più bassa (15 μg/m3) nel sito di Cisternino. Il valore medio registrato sul territorio regionale è stato di 21 μg/m3, in linea con il dato del 2018 (in cui la media annuale era stata di 22 μg/m3). Per la prima volta da svariati anni, quindi, la concentrazione più elevata di PM10 non viene registrata nel sito di Torchiarolo (BR). 

Come già nel 2018, quest’anno non si sono registrati superamenti in nessun sito. Il numero più alto di superamenti è stato registrato nella stazione EN04, situata a Modugno (BA). Anche per questo indicatore, negli anni precedenti il valore peggiore era stato registrato nel sito di Torchiarolo (BR). 

Trend di concentrazione 2010-2019 

La valutazione dell’andamento delle concentrazioni di PM10 è stata condotta con il metodo di Theil-Sen1 utilizzando il pacchetto software R.

Si osserva, nel complesso, una sostanziale stabilità delle concentrazioni. Solo 2 stazioni (Casamassima Modugno – EN04) mostrano un trend in aumento significativo da un punto di vista statistico. Al contrario, tutte le stazioni di monitoraggio della provincia di Taranto mostrano una diminuzione significativa della concentrazione di PM10 nel periodo di riferimento. La stazione con il calo più marcato è infatti Taranto-Archimede. Anche svariate stazioni in provincia di Brindisi (tra cui Torchiarolo – Don Minzoni, Torchiarolo- Fanin e Brindisi – Via dei Mille) mostrano una diminuzione di concentrazione statisticamente significativa. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/06/23/rapporto-arpa-su-qualita-aria-2017-dati-positivi-per-taranto-su-pm10-pm25-e-benzoapirene/)

PM2.5 

Il PM2.5 è l’insieme di particelle solide e liquide con diametro aerodinamico inferiore a 2,5 μm (10-6 m). Analogamente al PM10, il PM2.5 può avere origine naturale o antropica e può penetrare nell’apparato respiratorio raggiungendone il tratto inferiore (trachea e polmoni). A partire dal 2015 il D. Lgs. 155/10 prevede un valore limite di 25 μg/m3. 

Nel 2019 il limite annuale di 25 μg/m3 non è stato superato in nessun sito. Come già in passato, il valore più elevato (18 μg/m3) è stato registrato nel sito di Torchiarolo-Don Minzoni. Il livello più basso, tra quelli rilevati, è stato a Taranto-CISI (9 μg/m3). La media regionale è stata di 12 μg/m3. 

Come per il PM10, anche per il PM2.5 la valutazione dell’andamento delle concentrazioni nel tempo è stato condotto secondo il metodo di Theil-Sen.

Trend di concentrazione 2010-2019

Per il PM2.5 non si osservano, nel complesso, variazioni significative nel periodo di riferimento. Le diminuzioni statisticamente più rilevanti sono quelle di Bari-Caldarola (-0.8 μg/m3) e di Modugno EN02 (- 0.9 μg/m3). 

BIOSSIDO DI AZOTO (NO2) 

Gli ossidi di azoto, indicati con il simbolo NOx si formano soprattutto nei processi di combustione ad alta temperatura e rappresentano un sottoprodotto dei processi industriali e degli scarichi dei motori a combustione interna. I limiti previsti dal D. Lgs. 155/10 per l’NO2 sono la media oraria di 200 μg/m3 da non superare più di 18 volte nel corso dell’anno e la media annua di 40 μg/m3. 

Nel 2019 il limite annuale di concentrazione (pari a 40 μg/m3) non è stato superato in nessuna stazione di monitoraggio. Il valore più elevato è stato registrato nella stazione di Bari- Caldarola, la più bassa nel sito San Severo – Azienda Russo. Anche nella stazione Bari-Cavour è stata registrata una concentrazione elevata (34 μg/m3). 

Trend di concentrazione 2010-2019 

La valutazione dell’andamento delle concentrazioni nel tempo, condotto secondo il metodo di Theil-Sen, mostra una generale tendenza alla diminuzione in tutte le province. La diminuzione più rilevante (-4.56 μg/m3) si è registrata nel sito Bari-Cavour. L’unico incremento statisticamente significativo, seppur di valore limitato, si ha nella stazione di S. Severo-Municipio. 

BENZENE

Il benzene è un idrocarburo aromatico che, a temperatura ambiente, si presenta come un liquido incolore, dall’odore dolciastro. È una sostanza dall’accertato potere cancerogeno. Il D. Lgs 155/2010 fissa un valore limite di concentrazione annuo di 5 μg/m3.

Nel 2019, come negli anni precedenti, le concentrazioni di benzene sono risultate basse in tutti i siti di monitoraggio. Il valore più elevato (1,4 μg/m3) è stato registrato a Bari-Cavour. La media delle concentrazioni è stata di 0,6 μg/m3.

Nella relazione viene riportato il trend delle concentrazioni di benzene, suddivise per Provincia, dal 2005 al 2019. Oramai da alcuni anni vi è un costante trend in diminuzione della concentrazione ambientale di benzene, che è frutto di limiti più restrittivi previsti dalla normativa europea sulle emissioni dei veicoli a motore di nuova produzione.

(leggi tutti gli articoli sulla qualità dell’aria https://www.corriereditaranto.it/?s=qualità+aria&submit=Go)

MONOSSIDO DI CARBONIO (CO)

Il monossido di carbonio è una sostanza gassosa che si forma per combustione incompleta di materiale organico, ad esempio nei motori degli autoveicoli e nei processi industriali. Il monossido di carbonio può risultare letale per la sua capacità di formare complessi con l’emoglobina più stabili di quelli formati da quest’ultima con l’ossigeno impedendo il trasporto nel sangue. Il D. Lgs 155/2010 fissa un valore limite di 10 mg/m3 calcolato come massimo sulla media mobile delle 8 ore.

Nel 2019 il limite di concentrazione di 10 mg/m3 per il CO non è stato superato in nessuno dei siti di monitoraggio. Tuttavia nel sito Lecce-P.zza Libertini, sito caratterizzato da alto volume di traffico autoveicolare, è stata registrata una concentrazione massima di 3.9 mg/m3.

BIOSSIDO DI ZOLFO (SO2)

Il biossido di zolfo deriva dalla combustione di combustibili fossili contenenti zolfo. In passato è stato un importante inquinante atmosferico poiché la sua ossidazione porta alla formazione di acido solforoso e solforico. Il biossido di zolfo è un gas incolore facilmente solubile in acqua.

Le fonti naturali, come i vulcani, contribuiscono ai livelli ambientali di anidride solforosa. Le emissioni antropogeniche sono invece legate all’uso di combustibili fossili contenenti zolfo per il riscaldamento domestico, la generazione di energia e nei veicoli a motore. Nel tempo il contenuto di zolfo nei combustibili è sensibilmente diminuito, portando i livelli di SO2 in area ambiente a livelli estremamente bassi

Nelle Province di Bari, BAT e Foggia l’SO2 non viene monitorato nella RRQA. Nelle maggiori aree industriali della Puglia, a Taranto e Brindisi) sono invece presenti diversi monitor per il monitoraggio dell’SO2. Nel 2019 non sono stati registrati superamenti del valore limite giornaliero, paria 125 μg/m3, né della media oraria pari a 350 μg/m3. Le concentrazioni di biossido di zolfo rilevate sono di molto inferiori a tutti i limiti previsti dall’attuale normativa e testimoniano una riduzione dell’impiego di combustibili fossili contenenti zolfo (gasolio e olio combustibile) sia negli impianti di riscaldamento che nelle caldaie industriali, sostituiti progressivamente da impianti a metano e dal teleriscaldamento.

I valori medi annuali sono tutti inferiori a 6 μg/m3, con concentrazioni maggiori nelle stazioni di Brindisi-Terminal Passeggeri e Surbo-Via Croce e Taranto-CISI.

OZONO (O3) 

L’ozono è un inquinante secondario che si forma in atmosfera attraverso reazioni fotochimiche tra altre sostanze (tra cui gli ossidi di azoto e i composti organici volatili). Poiché il processo di formazione dell’ozono è catalizzato dalla radiazione solare, le concentrazioni più elevate si registrano nelle aree soggette a forte irraggiamento e nei mesi più caldi dell’anno. Il D. Lgs. 155/10 fissa un valore bersaglio per la protezione della salute umana pari a 120 μg/m3 sulla media mobile delle 8 ore, da non superare più di 25 volte l’anno e un valore obiettivo a lungo termine, pari a 120 μg/m3. 

2.4.1 Dati di qualità dell’aria 

Come già in passato, anche nel 2019 valori elevati di ozono sono stati registrati sull’intero territorio regionale. Il valore obiettivo a lungo termine (pari a 120 μg/m3) è stato superato in tutte le province. Il numero più alto di superamenti (32) è stato registrato a Altamura (BA), mentre il valore più elevato a Taranto–Talsano (160 μg/m3). 

(leggi tutti gli articoli sull’ARPA Puglia https://www.corriereditaranto.it/?s=arpa&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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