Taranto, operazione “Recyclage rapide”: 8 arresti

 

Il giro di riciclaggio e ricettazione avveniva tra Taranto, Lecce, Bari e Napoli.
pubblicato il 03 Luglio 2020, 09:23
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Riciclaggio e ricettazione di auto di lusso. Un giro organizzato tra Taranto, Lecce, Bari e Napoli, fermato nelle prime ore di questa mattina, dal personale della Squadra di Polizia Giudiziaria della Sezione Polizia Stradale di Taranto, in collaborazione con la Squadra di Polizia Giudiziaria del Compartimento Polizia Stradale per la Puglia, che hanno dato esecuzione a otto ordinanze di custodia cautelare a carico di altrettante persone residenti nelle province prima citate.
Gli arrestati sono indagati per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio e alla ricettazione di svariate autovetture di alta gamma commerciale che avvenivano attraverso il metodo della “falsa nazionalizzazione”, riportando dati apparentemente reali di vetture circolanti in altri paesi comunitari (Francia) che poi venivano immatricolate in Italia con l’utilizzo di documenti di circolazione estera contraffatti.
L’attività investigativa ha avuto inizio nel maggio 2018 a seguito del costante monitoraggio effettuato dagli investigatori sulle pratiche di nazionalizzazione che vengono trattate dal locale Dipartimento Trasporti Terrestri.
I poliziotti hanno avviato una attività investigativa che ha permesso di identificare l’organizzazione criminale stabilmente incardinata sul territorio jonico, che si ramificava su tutta la regione Puglia, la regione Campania e la regione Sicilia.
Indagini che hanno messo in luce l’esistenza di un gruppo che riciclava autovetture di altissimo valore commerciale capeggiata da due tarantini ed un napoletano e che poteva contare su un’articolata e strutturata organizzazione criminale della quale facevano parte individui con conoscenze tecniche e professionalità evolute, capaci di manomettere dati sensibili delle vetture di ultima generazione trafugate su tutto il territorio nazionale.
L’attività ha messo in luce anche il ruolo di altri complici all’interno dell’organigramma delinquenziale che avevano il compito di intestare a società di rivendita auto locali alcune delle autovetture fraudolentemente sottratte a società di noleggio e immatricolate con il metodo delle false nazionalizzazione.
Potevano infatti contare anche su altri componenti con una spiccata caratura criminale e propensione a delinquere che provvedevano ad intermediare la vendita delle vetture oggetto di riciclaggio o ad acquistarle in proprio, per poi rivenderle a fini di lucro.
Determinante è stato il ruolo svolto da agenzie di pratiche automobilistiche del tarantino, ma anche nel napoletano e nel palermitano che hanno messo disposizione le proprie competenze tecniche consentendo di nazionalizzare le auto con documenti esteri falsi.
Sono stati effettuati dalla Squadra di Polizia Giudiziaria numerosi servizi di osservazione e di pedinamento, sequestri e perquisizioni che hanno provocato nell’organizzazione momenti di tensione e preoccupazione tanto da pianificare la fuga in Germania di uno dei capi dell’organizzazione.
Interessante l’uso del linguaggio criptato utilizzato dall’organizzazione, la quale ricorreva frasi in codice e dialettali del tipo: “evitiamo di attaccare la spina”, cioè evitare di fare la diagnosi elettronica al veicolo rubato; “fatt u’ fritto” facendo riferimento invece ai documenti stranieri che non potevano essere esibiti per nazionalizzare un veicolo di provenienza illecita perché grossolanamente falsi.
In sintesi, sono state denunciate in stato di libertà 53 persone coinvolte a vario titolo nei reati di riciclaggio, falsità in atto pubblico, ricettazione e falsa attestazione del privato.
Sottoposte a sequestro sedici autovetture di alto valore commerciale ed eseguiti sequestri di fascicoli di nazionalizzazione di autovetture di alta gamma commerciale presso le Motorizzazioni Civili di Napoli, Palermo e Lecce.
L’ammontare dell’illecito profitto ottenuto dalla struttura criminale è stato quantificato in circa un milione di euro.

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