Just transition fund, saltano i fondi per Taranto?

 

Lunedì si vota il testo finale: informazioni da Bruxelles segnalano approvazione emendamento che impedirebbe accesso ai fondi per imprese in difficoltà economica
pubblicato il 02 Luglio 2020, 19:14
10 mins

I fondi previsti dal Just transition fund (Fondo per una Transizione Equa) potrebbero non essere più destinati a Taranto.

Lunedì 6 luglio 2020, durante la riunione remota del comitato, i membri REGI (Commissione per lo sviluppo regionale) voteranno su una relazione legislativa, il Just Transition Fund (2020/0006 (COD) e due pareri legislativi European Climate Law (2020/0036 (COD) e European Year of Rail (2021) (2020/0035 (COD).

Per il fondo di transizione, il cui relatore èManolis Kefalogiannis (PPE), a seguito della presentazione di quasi 900 emendamenti e della pubblicazione di una proposta modificata della Commissione, che aumenta sostanzialmente le risorse proposte (da 7,5 a 40 miliardi di euro), il relatore della commissione per lo sviluppo regionale ha collaborato con i relatori per ottenere il parere di sette commissioni per concordare gli emendamenti di compromesso.

Per per le due aree pilota italiane, il cantiere della crisi ex Ilva di Taranto e le zone carbonifere del Sulcis Iglesiente in Sardegna, era stato inzialmente previsto un finanziamento di 364 milioni di euro.

Lo scorso aprile, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, con il supporto di InvestItalia, insieme al Ministro dello sviluppo Economico e al Ministro del Sud, aveva trasmesso alla Commissione Europea un documento preliminare alla preparazione dei Piani Territoriali per l’area di Taranto.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/04/16/just-transition-fund-inviato-alla-commissione-europea-il-documento-preliminare-2/)

Ad inizio maggio invece, il Ministro per il sud e la coesione territoriale, Giuseppe Provenzano durante un’intervista con Mattia Santori e Maristella Bagiolini sul canale Facebook delle Sardine, aveva annunciato che la Commissione europea aveva selezionato il progetto italiano per la misura di accompagnamento speciale per sua approvazione.

Mentre lo scorso giugno, in un’intervista esclusiva al Corriere della Sera Frans Timmermans, il vicepresidente della Commissione europea, con la delega al Green Deal, dichiarò: “Vogliamo investire lì perché c’è un problema con l’acciaio e il carbone. Se saremo capaci di costruire l’acciaio europeo con l’idrogeno anche a Taranto avremo l’acciaio verde e saremo competitivi”. Spiegando che il Just transition fund era passato da 7,5 a 40 miliardi e questo offriva “la possibilità di rinunciare al carbone, trasformando le industrie che ne dipendono troppo”. E aggiungendo: “Pensate a una Taranto in cui non ci sia più la sfida per la salute e l’aria sia pulita: ci vogliono investimenti enormi, ma l’acciaio fatto con l’idrogeno è possibile”.

Il problema è sorto in Commissione, in merito all’art. 5 (Ambiti di esclusione del Fondo) del testo del Just transition fund che prevede l’esclusione del supporto a imprese in difficoltà.

Notizie provenienti da Bruxelles, sostengono che si sia trovato un accordo secondo cui le aziende già in difficoltà economica al 15 febbraio 2020 (quando venne presentato il documento cone le opinioni preliminari dei servizi della Commissione sui settori di investimento prioritari e sulle condizioni quadro per l’attuazione efficace degli investimenti del Fondo, come ad esempio l’ex Ilva di Taranto, vengano escluse dalla possibilità di attingere ai fondi previsti.

Inoltre, sembra che l’accesso ai finanziamenti del fondo sarà consentito solo a regioni pesantemente dipendenti dall’estrazione o combustione di carbone, lignite, scisto o torba”, come ad esempio Polonia e Germania, e solo a rigorose condizioni.

Sempre stando a notizie provenienti da Bruxelles, verrà consentito agli Stati membri di trasferire ai fini del fondo le risorse provenienti da altri fondi per la coesione, Fesr e Fse, sottraendoli però ai rispettivi specifici progetti già finanziati.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/05/06/just-transition-found-ok-ue-a-progetto-italia-su-taranto4/)

Il focus su Taranto: a rischio migliaia di posti di lavoro in siderurgia

Nel rapporto pubblicato lo scorso febbraio, si ricorda che l’Italia è il quarto maggiore produttore di gas a effetto serra dell’UE e il suo settore energetico è il principale responsabile al totale delle emissioni di gas a effetto serra, con una quota del 56 % nel 2017. Le principali fonti di emissioni di gas a effetto serra in Italia sono le centrali a carbone e la produzione di ferro/acciaio. Due zone meritano un’attenzione specifica, Taranto e il Sulcis Iglesiente (Carbonia- Iglesias, nel sud-ovest della Sardegna). 

Nell’area funzionale urbana di Taranto, si legge sempre nel documento ufficiale della Commissione europea, che ospita una delle più grandi acciaierie europee e una delle tre maggiori centrali alimentate a carbone in Italia, il grande inquinamento industriale deriva dai gas a effetto serra, ma anche da altri inquinanti e dal particolato.

Questa zona è fortemente dipendente dal punto di vista economico dall’acciaieria, che impiega circa 10.000 dipendenti, con circa ulteriori 10.000 che secondo le stime lavorano in società ad essa collegate nell’indotto. Questi posti di lavoro sono a rischio. E’ quanto mette nero su bianco la Commissione europea.

La forte dipendenza della zona dai combustibili fossili rappresenta una sfida enorme per quanto riguarda la decarbonizzazione e richiede notevoli sforzi per sostenere una strategia di transizione integrata, che accompagni lo spostamento a lungo termine di Taranto verso alternative economiche e un ulteriore sviluppo del polo siderurgico.

In base a questa valutazione preliminare, sembra necessario che il Fondo per una transizione giusta concentri il suo intervento in questa zona, si legge nel documento.

Per far fronte a queste sfide sono stati identificati fabbisogni di investimenti prioritari per rendere più moderne e competitive le economie di questo settore. Le azioni chiave del Fondo per una transizione giusta potrebbero mirare in particolare a: 

investimenti nella diffusione di tecnologie e infrastrutture per l’energia pulita a prezzi accessibili, l’efficienza energetica e le energie rinnovabili, anche nei siti industriali con elevate emissioni di gas a effetto serra con l’obiettivo di ridurre queste emissioni. Nella zona, i siti industriali, che svolgono le attività elencate nell’allegato I della direttiva 2003/87/CE, impiegano un numero considerevole di lavoratori e la loro attività è a rischio a causa delle loro elevate emissioni di gas a effetto serra; si potrebbe prendere in considerazione il sostegno a investimenti volti a ridurre le emissioni, a condizione che conseguano una riduzione sostanziale delle emissioni (molto al di sotto dei parametri di riferimento utilizzati per l’assegnazione gratuita di quote ai sensi della direttiva 2003/87/CE).

La zona di Taranto dovrebbe subire notevoli perdite di posti di lavoro, che potrebbero non essere del tutto compensate dalla creazione e dallo sviluppo delle PMI; potrebbe quindi essere preso in considerazione il sostegno agli investimenti produttivi nelle grandi imprese, a condizione che gli investimenti siano compatibili con il Green Deal europeo. 

Le azioni chiave del Fondo per una transizione giusta potrebbero mirare in particolare a:

investimenti nella rigenerazione e la decontaminazione dei siti, il ripristino del terreno e i progetti di conversione;

investimenti nel potenziamento dell’economia circolare, anche mediante la prevenzione e la riduzione dei rifiuti, l’uso efficiente delle risorse, il riutilizzo, la riparazione e il riciclaggio;

investimenti produttivi nelle PMI, tra cui le start-up, finalizzati alla diversificazione e alla riconversione economica;

miglioramento delle competenze e riqualificazione professionale dei lavoratori;

assistenza nella ricerca di lavoro;

inclusione attiva delle persone in cerca di lavoro.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/06/07/just-transition-fund-timmermans-fondi-ue-per-salvare-ilva-e-acciaio-pulito/)

Conclusioni

Un tassello importante, che ora rischia di venire meno. Ma in quel rapporto c’è comunque un’analisi molto lucida e chiara, che non solo evidenzia uno prossimo aumento nella perdita dei posti di lavoro, ma mette in guardia dal pensare che si possa sostituire un sistema economico di tipo industriale solo attraverso investimenti milionari in settori alternativi, seppur fondamentali per l’economia del futuro.

Un messaggio chiaro a chi ancora in questi giorni favoleggia su presunti accordi di programma e transizioni produttive ben lungi dall’avere una solida base su cui poggiare.

Non resta adesso che attendere la votazione di lunedì per conoscere nel dettaglio le decisioni prese dalla Commissione.

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Un Commento a: Just transition fund, saltano i fondi per Taranto?

  1. Piero

    Luglio 3rd, 2020

    Altra lezione per chi ancora crede in questa cosiddetta unione europea. italexit immediata e senza pagare una lira. che rimanessero da soli i neonazistelli

    Rispondi

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