Quando Mario Costa componeva al balcone di via Massari

 

Una targa in cartone provvisoria ricorda il ritorno a Taranto del celebre musicista tarantino
pubblicato il 30 Giugno 2020, 10:13
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Passeggiando in via Massari, lo sguardo distrattamente si posa su un cartoncino posto affianco al portone di un edificio, al civico 23, quasi all’angolo con via Principe Amedeo. Sembra un avviso del cambio domicilio di uno studio professionale. Ma leggendo bene vi si svela pagina di storia alquanto sconosciuta della nostra città. Lì, infatti, soggiornò per qualche tempo il musicista Pasquale Mario Costa, di ritorno nella sua città natale per rivedere l’adorata mamma, donna Maria Giuseppa Malagisi, rimasta vedova del marito Angelo, controllore di Dogana. La scoperta si deve allo studioso di storia locale, Cataldo Sferra, dopo la consultazione in biblioteca di alcuni testi, soprattutto della rivista Taras del 1934, che riporta uno scritto sull’argomento di Nicolò Tommaso Portacci. Il cartello fu affisso posta il 24 luglio del 1919 dal Comitato per la qualità della vita.
Il musicista tarantino (al quale si devono bellissime melodie, riproposte anche da Renzo Arbore, fra cui la celeberrima “Era de maggio”) nacque il 24 luglio 1858 in via Duomo, dove una degna lapide marmorea attesta l’evento. Nel 1865 egli si trasferì con la famiglia a Napoli, dove studiò musica e canto al conservatorio di San Pietro a Maiella, diretto da Saverio Mercadante. L’inizio della produzione musicale risale agli anni 1871-72, con una grande quantità di romanze e canzoni popolari, melodie, stornelli, pantomime (ricordiamo “Histoire d’un Pierrot”) e operette (l’indimenticabile “Scugnizza”). In tutto ciò fu fondamentale l’apporto degli scrittori e poeti Salvatore Di Giacomo, Roberto Bracco e Peppino Turco. Il successo non gli fece però dimenticare l’amata città natale, cui tornava per far visita alla casa della madre, appunto in via Massari, la cui vista sulla rada di Mar Grande gli ispirò altre bellissime composizioni. Pasquale Mario Costa morì a Montecarlo il 27 settembre del 1933. Furono memorabili i funerali celebrati a Taranto, con l’esecuzione in suo onore da parte della banda municipale della marcia funebre da lui composta qualche anno prima, intitolata appunto “A me stesso”, che sarebbe opportuno riscoprire.
È intenzione del Comitato per la qualità della vita, riferisce il presidente prof. Carmine Carlucci, sostituire al più presto in via Massari il cartello con una dignitosa lapide commemorativa.
In quella stessa strada, per la cronaca, risiedettero altri due illustri tarantini: l’attore divo per eccellenza Rodolfo Valentino per alcuni anni e Cataldo Cassano, insigne clinico medico e senatore della Repubblica, quest’ultimo ricordato dall’Amministrazione provinciale nel 2018.

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