Lavoro nero in campagna: il grido d’allarme della FLAI CGIL

 

La Penna: “E' ancora sottostimato. Una barca che rischia di affondare con lavoratori italiani e stranieri a bordo”
pubblicato il 30 Giugno 2020, 12:03
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“E’ arrivato il momento di avere coraggio e dire la verità. La questione dei lavoratori irregolari in campagna, del loro sfruttamento, o delle condizioni di vita che li riguardano, non è solo una questione umanitaria. La condizione dei lavoratori africani o europei è strettamente connessa al futuro di questo settore in cui lavoratori italiani e stranieri rischiano di affondare sulla stessa barca”. Così il segretario generale della FLAI CGIL di Taranto, Lucia La Penna, che da alcune settimane proprio sulla scorta dell’osservazione sul campo di fenomeni di sfruttamento e irregolarità, ha voluto istituire uno sportello informativo che aiuterà soprattutto i lavoratori stranieri impegnati nel settore agricolo e della pesca.
Lo sportello funzionerà nella sede della FLAI in via Dionisio, 17 a Taranto, tutti i lunedì pomeriggio (dalle 16.30 alle 19.00) e conterà anche sul supporto dell’avvocato Marco Del Vecchio, un esperto di diritto dell’immigrazione e specializzato in diritti, economie e culture del Mediterraneo.
“E’ uno sportello che proverà a mettere in rilievo ciò che tuttora stenta ad emergere – spiega la segretaria della FLAI – perché mentre abbiamo una misura, anche se sottostimata della presenza dei lavoratori stranieri provenienti, ad esempio, dal nord est dell’Europa, sfugge ancora a stime e censimenti precisi, una buona fetta di lavoratori che provengono dall’Africa. Sono quelli che i Decreti Sicurezza ha contribuito a rendere ancora più invisibili, costretti ad una latitanza che fa male a loro come esseri umani, ma che nuoce anche ai lavoratori italiani, costretti a concorrere con loro in una gara al ribasso che solo le leggi di questo Stato rendono ancora praticabile. I 500mila che il decreto Salvini avrebbe dovuto rimandare a casa, in realtà sono rimasti sul territorio nazionale (nessun rimpatrio è stato realmente realizzato dall’ex Ministro dell’Interno – ndr). I decreti rimasti inattuati sul fronte dei rimpatri, hanno però prodotto tutte le loro storture sul fronte dell’accoglienza e della protezione, lasciando migliaia di migranti per strada. E’ così che sono diventati l’anello debole su cui buona parte dei grandi gruppi che operano nella filiera agricola o della pesca, continuano a far leva”.

“Come CGIL e come FLAI abbiamo chiesto con forza l’abrogazione dei Decreti Sicurezza, che in realtà sono serviti solo a foraggiare una campagna mediatica fuorviante e a criminalizzare i migranti come se fossero loro gli elementi di disturbo sul mercato del lavoro agricolo e non il fatto – sottolinea la La Penna – che è proprio una legge dello Stato a renderli praticamente la migliore merce di scambio tra consenso elettorale e chi realizza importanti guadagni sulla testa dei lavoratori stranieri e italiani”.
“Sappiamo che a Taranto il fenomeno del lavoro nero e grigio in agricoltura è ancora sottostimato – dice Lucia La Penna – per questo, malgrado il segnale importante giunto da un ulteriore finanziamento di 200mila euro da parte della Regione Puglia per il progetto di sostegno al trasporto dei lavoratori agricoli, chiediamo che il bando sottoscritto in Prefettura nel 2018 per il Piano d’azione per la tutela dello sviluppo agricolo e il contrasto al caporalato, trovi un ulteriore spinta, monitorando sempre più da vicino quello che accadrà nelle nostre campagne alle spalle di braccianti italiani e stranieri, che meritano di concorrere alla pari, avere identici diritti e identiche regole di ingaggio e fare fronte comune per il bene di un settore di fondamentale importanza per il PIL italiano e regionale”.

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