Vito Primavera: ” Il titolo di A/2 è in buone mani a Taranto”

 

Intervista all'ex direttore sportivo della Prisma Volley che è stato il traghettatore del passaggio del titolo sportivo dalla Materdomini, suo ultimo club. I suoi ricordi dei nove anni trascorsi a Taranto, tra i quali l'orgoglio di aver fatto vestire il rossoblù a ben cinque campioni olimpici.
pubblicato il 29 Giugno 2020, 22:34
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Alla notizia del passaggio del titolo di A/2 dalla Materdomini Castellana Grotte alla Prisma Taranto e con l’annunciata presenza di Di Pinto sulla panchina rossoblù, tutti gli addetti ai lavori avevano pensato che si sarebbe ricomposta in riva allo jonio l’affiatata coppia Vito Primavera (direttore sportivo) – Vincenzo Di Pinto (allenatore), che in passato aveva fatto le fortune soprattutto di Taranto (sette stagioni).

Invece, Primavera, che vive e lavora a Castellana, dopo ben 28 anni di esperienza nel mondo del volley (8 tornei di A/1, 15 di A/2, 5 di B/1) non se l’è sentita di affrontare una nuova avventura.

“Ho dovuto fare una dichiarazione ufficiale sui social, io che non sono per niente moderno, per sgombrare il campo dagli equivoci. Non ho tirato alcun pacco alla Materdomini (ne è stato dirigente negli ultimi otto anni), per andarmene a Taranto” – dichiara Vito Primavera, che di professione fa l’assicuratore assieme al fratello – “ Per me la pallavolo è sempre stata solo una passione, non l’ho mai voluta vivere come una professione perché un lavoro già lo avevo e dovevo pensare alla famiglia. Inoltre, anche volendo, oggi non ho più le energie psico-fisiche per fare il direttore sportivo a certi livelli. Per nove anni ho fatto quasi tutti i giorni Castellana Grotte- Taranto avanti e dietro”.

C’è mai stato un momento in cui hai ricevuto un’ offerta da qualche club per uscire fuori dalla Puglia?

Una sola volta fui vicino alla Lube Macerata, stagione 1995-96. Di Pinto, che era lì, mi segnalò ma poi non se ne fece nulla nonostante fui in contatto con il procuratore più influente di quei tempi, Pietro Peja.

Con Vincenzo Di Pinto c’è stato un qualcosa che è andato oltre  il semplice rapporto professionale. Ad un certo punto sembravate indivisibili. E’ così?

Siamo stati amici e lo siamo tutt’ora. Abbiamo lavorato molti anni assieme ed alla fine eravamo diventati complici l’uno dell’altro, dal punto di vista sportivo. Bastava un cenno di intesa e ci capivamo subito. Sono stati anni bellissimi e molto intensi quelli trascorsi assieme nella pallavolo.

Che ricordi hai delle tue nove stagioni in riva allo jonio?

Ci siamo divertiti tantissimi in un periodo in cui il campionato italiano di pallavolo era come la NBA negli Stati Uniti. Tutti i migliori giocatori al mondo giocavano nella nostra serie A. Ricordo che nel periodo in cui nel volley giravano tanti soldi, io e Vincenzo (Di Pinto) abbiamo fatto cose da professionisti con mezzi da dilettanti. Nei primi due anni di Taranto ci siamo sciroppati lunghi viaggi con le nostre auto private mentre i dirigenti delle altre società andavano in aereo. Guidavamo a turno, dormivamo in macchina e non in albergo, per far risparmiare la società. Abbiamo fatto  sacrifici perché dovevamo costruire la credibilità di un club del sud nel salotto buono della pallavolo italiana e penso che dopo ci siamo riusciti.

Come era fare mercato in quegli anni? Ricordo che nel 2004 con l’acquisizione del titolo di A/1 da Parma faceste spendere al presidente Bongiovanni un bel po’ di soldi per allestire una squadra di campioni al tramonto (Cantagalli, Cuminetti, Hernandez)….

Prendemmo tardi il titolo sportivo, era metà giugno e sul mercato ci accontentammo di quello che era rimasto spendendo più di quanto abbiamo speso negli anni successivi ma facemmo bene a legarci allo studio di consulenza Peja, perché poi l’anno seguente facemmo uno squadrone che vinse con grande merito il campionato di A/2. E le stagioni successive riuscimmo a portare a Taranto giocatori come Anderson, Granvorka o Vissotto. Ogni anno, anche se andava via un giocatore forte, ne arrivava uno altrettanto bravo. Dopo aver fatto gavetta, riuscimmo ad entrare nel salotto buono del volley ed a restarci anche, nonostante vi fosse una concorrenza agguerrita che non lesinava di fare laute offerte economiche ai giocatori. Siamo riusciti a costruire squadre competitive con budget che erano quasi la metà di quelli degli altri club.

Quali sono le soddisfazione più grosse che ti sei tolto nel tuo periodo tarantino?

Direi che le cose migliori della mia carriera le ho fatte a Taranto ottenendo risultati mai più eguagliati in Puglia. Basti pensare che abbiamo fatto venire in riva allo jonio ben cinque medaglie d’oro olimpiche: Kovac, Vujevic, Schuil, Anderson, Vissotto. E poi porto dentro di me ancora la soddisfazione di arrivare in semifinale di Coppa Italia, giocandola contro la Sisley Treviso davanti a quattordicimila spettatori al Forum di Assago.

Qual è il giocatore più forte che hai avuto in squadra e quello che hai incontrato da avversario?

Per me Boban Kovac è il giocatore più forte portato a Taranto. Un trascinatore. Gran parte della prima promozione in A/1 (quella del 2000) e della salvezza dell’anno successivo nel massimo campionato italiano, è merito della sua classe e del suo temperamento.

Il più grande in assoluto che ho visto giocare è Lorenzo Bernardi, giocatore stratosferico, completo in ogni fondamentale. E’ stato il più forte di tutti i tempi, poteva pure fare il palleggiatore tanto era tecnicamente dotato.  E lui ha giocato in una pallavolo in cui si riceveva a due ed accanto non avevi il libero come oggi. Giocatori così non ce ne sono più in giro. Per fare un esempio, il cubano Leon, attualmente il giocatore più forte al mondo, è sicuramente uno spettacolare da veder giocare ma se gli metti pressione in ricezione, in attacco comincia a essere meno efficace. Bernardi, invece, era in grado di ricevere ed attaccare andando a punto nella stessa azione e ripetutamente nelle stesse condizioni, in altre azioni simili.

Come sarà il prossimo torneo di A/2? Taranto come la vedi?

Sarà un campionato molto competitivo. Il livello si è alzato con la formula adottata dallo scorso anno. Dodici squadre in A/1 e dodici in A/2, significa avere il meglio della pallavolo italiana condensata nei due tornei. Tanti giocatori della massima serie sono scesi in A/2, innalzando il livello tecnico.

Taranto? Il presidente Bongiovanni ha allestito- e non poteva essere altrimenti- un’ottima squadra. Coscione,Diaz, Alletti e Parodi sono giocatori di grande spessore tecnico per la categoria. Ma sarà un torneo duro, bisogna calarsi subito nella mentalità giusta. Non sarà facile vincere con nessuno, tutte le squadre lottano su ogni palla ed anche quelle, sulla carta, meno attrezzate, vendono cara la propria pelle. Il mio augurio, visto che sono rimasto sinceramente legato alle persone che compongono la Prisma Volley ed alla città di Taranto per come mi ha sempre rispettato, è che presto possa arrivare a calcare i mondoflex di Superlega.

Ultima domanda, perché la Puglia non riesce ad esprimere più grandi talenti ? C’è stato un vuoto generazionale?

Non è solo un fatto generazionale ma un fatto di conformazione fisica. La Puglia non è un territorio di giganti. Se vedi, i giocatori pugliesi in giro per i campionati nazionali sono tutti di ruolo libero (esempio Colaci o De Pandis) o palleggiatori. I più forti sono stati certamente De Giorgi, Corsano e Mastrangelo cha hanno all’attivo medaglie olimpiche e campionati del mondo.

 

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