Pazienti sotto il sole e il chiosco della discordia: il proprietario replica al Comune di Statte

 

pubblicato il 29 Giugno 2020, 17:41
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La vicenda del chiosco nei pressi del ‘Moscati’, quindi la querelle con il Comune di Statte che nega – richiamando normative – al proprietario di diversificare il settore merceologico per cui la struttura è stata costruita (quindi con la possibilità di offrire ristoro a quanti si recando al ‘Moscati’ e che devono attendere sotto il sole cocente), si arricchisce di un ulteriore intervento inviato al nostro giornale del sig.Cosimo Zappalà che, ricordiamo, di quel chiosco è proprietario.

Faccio seguito alla nota del Comune di Statte prot. n 8483 nella quale non si riscontrano elementi diversi da quelli già conosciuti nella comunicazione inviatami nei primi mesi di gennaio 2020. Preliminarmente ringrazio l’arc. La Gioia e l’arc. Biffino, della nota al Vs. Giornale dimostrando almeno in questo caso, l’efficacia della Pubblica Amministrazione nella risposta, ma che è stata rettificata per l’occasione confermando inconfutabilmente la volontà di ingenerare confusione. I punti ancora oggi riportati, furono contestati dal mio Studio Legale nel mese di febbraio e per i quali ancora, si attende riscontro. Ad ogni buon conto nel sintetizzare i passaggi della nota, si precisa che la richiamata Disciplina dei chioschi, approvata in Consiglio Comunale a marzo del 2019, norma tutte le strutture temporanee. La mia autorizzazione a carattere permanente è stata concessa con permesso di costruire nel 2017 con il Regolamento di occupazione aree pubbliche, approvato in Consiglio Comunale nel 2016 ed è ancora in corso di validità. La stessa Disciplina è da considerarsi un Piano attuativo comunale dove sono indicate le informazioni per costruire il chiosco, tanto da preferire la SCIA al permesso a costruire. Il mio chiosco si differenzia da tutte le indicazioni richieste ed è stato regolato con il Testo Unico dell’Edilizia, assoggettandolo al permesso di costruire. I cinque anni di occupazione suolo pubblico concessi allo scrivente, dimostrano la differenza delle autorizzazioni regolamentati dalla Disciplina, indicati in anni 6+6. Inoltre non riscontrando alcun divieto per ampliare il settore merceologico nel regolamento del 2016, ma soprattutto a seguito delle rassicurazioni ricevute sulla fattibilità del progetto indicandomi anche il percorso da seguire, procedevo all’allestimento per l’attività di Bar, avvenuta per di più, con la consapevolezza di non rientrare nel suddetto documento del 2019. È evidente che gli Architetti, erano a conoscenza (in qualche maniera) che procedevo ad allestire il chiosco per la nuova attività (che ad ogni modo non ha modificato né la sagoma plana-volumetrica né quella architettonica) e non hanno mai manifestato la loro contrarietà, pertanto oggi, sono responsabili della mia situazione. Per ciò che concerne il richiamato D.L. 223/2006 il mio studio Legale, sempre nel mese di febbraio, evidenziava al SUAP l’errata interpretazione della normativa, favorendo così un mercato ingiustificatamente restrittivo e discriminatorio, spiegando le ragioni che mi avevano portato a citare la Legge 223/2006 nella mia istanza di ottobre 2019, volta esclusivamente ad ottenere l’autorizzazione per esercizio di vicinato. Per ciò che concerne i loro chiarimenti richiesti alla Regione Puglia e al Ministero dello Sviluppo Economico, e non avendo mai ricevuto copia del documento, scrivevo alla Procura di Taranto, che “probabilmente” l’ufficio SUAP aveva formulato una domanda generica, riferendosi al Documento Strategico del Commercio nella sua forma generale ma non entrando nel particolare né della Disciplina dei chioschi, né nella situazione che mi riguarda. Oggi la nota a firma dei due Architetti al vostro giornale, mi dà ragione. Si precisa inoltre che il Ministero dello Sviluppo Economico, non ha mai riscontrato il loro quesito. Va da sé, che se nella stessa Legge Regionale è prevista ai comuni la facoltà (quindi non un obbligo) di definire le determinazioni merceologiche, la risposta non poteva essere che affermativa. Al Capo IV della stessa Legge “Commercio su Aree pubbliche”, però si comprendono quali sono le aree che possono essere contingentate, che sono le fiere e i mercati. Per ciò che concerne l’evidenza pubblica, si precisa che gli Uffici interessati non hanno mai manifestato questa volontà, se non nella nota al mio indirizzo di aprile (sei mesi dal mio protocollo) nella quale, gli Architetti La Gioia e Biffino, stesso mese (non riscontrando evidentemente irregolarità alla mia richiesta) inviavano e chiedevano al Consiglio Comunale di pronunciarsi in merito alla possibilità di variare la Disciplina dei chioschi, (2 mesi a oggi per la pronuncia, 8 mesi dalla mia richiesta di ottobre 2019) non mancando di comunicarmi che nel caso di riscontro positivo, la mia postazione (oggi da loro rettificata maliziosamente con “le altre postazioni”) sarebbe oggetto di procedura di evidenza pubblica e della quale si denuncia oggi l’assenza del bando di ogni settore merceologico sul territorio comunale. Inoltre da capire come queste postazioni possano rientrare nella richiamata procedura pubblica, giacché il consiglio comunale le ha identificate come ortofrutta e merceria. A questo punto, si dovrebbe procedere prima all’assegnazione dei due posteggi e subito dopo attivare nei confronti degli aggiudicatari, l’esatto procedimento amministrativo riservato allo scrivente, salvo che l’Ente comunale non sia costretto a variare preventivamente il settore merceologico a favore di quest’ultimi. È evidente che con un’assegnazione diretta non si può procedere. Ad ogni modo, quand’anche la mia postazione rientrasse sia nella Disciplina del 2019, sia essere oggetto di valutazione da parte del Consiglio Comunale, restano incomprensibili le ragioni che portano a un rallentamento della mia istanza. A tal proposito, proprio al fine di accertare sia la regolarità della mia pratica, sia i tempi di riscontro, presentavo denuncia alla Procura. Sarà la stessa a chiarire gli eventi. È vero però che qualche mese fa, i due Architetti nonché lo stesso Consiglio Comunale, hanno dimostrato l’efficacia della Pubblica Amministrazione e in soli 73 giorni è stato riscontrato, discusso in camera consiliare e approvato in Consiglio Comunale una richiesta avanzata da un altro commerciante autorizzato su area pubblica. La vicenda che mi riguarda ormai nota a tutti, mi ha costretto nei giorni scorsi, anche a smentire l’Asl di Taranto, che con una diretta televisiva nei pressi della mia struttura, comunicava l’intenzione di entrare in possesso del chiosco, utilizzandolo come riparo dal sole per la sosta dei pazienti. Colgo l’occasione, e invito l’ufficio SUAP e gli organi politici comunali, a rivalutare al più presto la mia posizione che allo stato attuale, a seguito dell’allestimento interno per la nuova attività, m’impedisce di aprire quella di edicola destinata inesorabilmente alla chiusura, con un ulteriore aggravio di costi e danno patrimoniale, nonché il deterioramento del manufatto. Infine invito il Sindaco di Statte, così com’è per altri casi, ad accogliere le numerose richieste dei cittadini e dei pazienti che lamentano l’assenza di un punto di somministrazioni alimenti e bevande nell’area antistante all’Ospedale ‘Moscati’. F.to Cosimo Zappalà”

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