Il Cavaliere della gentilezza

 

Il gesto di Bellantoni non ha nulla a che fare con le consuetudinarie e superficiali forme di cortesia e buonismo perché nasce da una reale disposizione interiore che si è tradotta in un fatto concreto, tangibile, che non poteva passare inosservato
pubblicato il 28 Giugno 2020, 07:07
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Fine aprile. Pieno lockdown. L’Italia è ferma. Le quotidianità delle nostre vite cambiano direzione, rallentano. Tutto si sospende, le emozioni si amplificano. Per qualche settimana ci si concentra sull’aspetto “sicurezza”. Le distanze sociali aumentano proporzionalmente all’empatia che cresce nei confronti degli eroi del momento: medici, infermieri. Non importa di che colore sia il camice che indossano. Lavorano in ospedale, sono eroi. Non fa una piega.

Le famiglie vivono un inaspettato periodo di evasione dalle giornaliere consuetudini. Qualcuno lo chiamerà “vacanza”, qualcun altro “arresto domiciliare”. Delle 2,6 miliardi di persone costrette a casa, chi non si accorge della differenza sono quanti vivono già in lockdown, da sempre. I genitori di figli con gravi disabilità e problemi di salute. Per loro non scatterà nessuna “Fase 2”. Nell’Italia immobile, banalmente, l’unica cosa che non risente di alcuna battuta d’arresto sono i problemi di salute. E per i più gravi le difficoltà aumentano in maniera esponenziale.

A Vibo Valentia in quei giorni c’è una bimba di 3 anni che ha bisogno di andare a Roma per una visita oncologica. La soluzione di viaggiare in treno è poco percorribile, troppo tempo, troppi rischi. Andare in auto sembra la soluzione ideale e così la famiglia della piccola si mette in contatto con la cooperativa Radiotaxi della città.

La mattina dell’appuntamento ad accompagnare la mamma e la bimba all’Ospedale Bambin Gesù di Roma si presenta Alessandro Bellantoni (nella foto). E’ un Cavaliere, ma ancora non lo sa. Sa solo che percorrerà 1300 chilometri per portare una bambina dal dottore. E che non si farà pagare un solo euro per quella corsa.

Chiamiamola gentilezza o empatia. Qualsiasi classificazione è lontana dalla sostanza che in questo, molto più che in tanti altri casi, risiede nel potere del libero arbitrio. Non abbiamo il controllo sugli avvenimenti ma lo abbiamo su come decidere di interpretarli. Se una cosa è buona e giusta per noi, possiamo decidere, scegliere l’opportunità per vivere quel momento con buon senso, giudizio.

Il gesto di Bellantoni non ha nulla a che fare con le consuetudinarie e superficiali forme di cortesia e buonismo perché nasce da una reale disposizione interiore che si è tradotta in un fatto concreto, tangibile, che non poteva passare inosservato. Lui è il padre di una ragazza disabile e ha detto: “Noi quotidianamente dobbiamo confrontarci con problemi d’ogni sorta, dalle barriere architettoniche all’inciviltà di chi occupa i posti destinati ai portatori di handicap. Ma penso anche alla burocrazia che, talvolta, non ci semplifica la vita. Se posso quindi mi sento di chiedere più attenzione alle famiglie che, al loro interno, hanno persone con disabilità”.

Colto di sorpresa dal riconoscimento del quale il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto insignirlo per essersi “particolarmente distinto nel servizio alla comunità durante l’emergenza coronavirus” ha dichiarato: “Mi sembra incredibile. Per me è stato un gesto del tutto spontaneo che mi sono sentito in dovere di compiere per una famiglia che era in difficoltà”. Bellantoni ha scoperto di essere stato nominato Cavaliere al rientro da un turno di lavoro dagli amici gli segnalavano la notizia e ai primi giornalisti che l’hanno contattato da detto: “Ovviamente mi fa davvero molto piacere. Però, non so come dire, mi sembra un riconoscimento enorme, forse è troppo”.

In questa storia, l’intelligenza e la gentilezza del quel gesto, contrasta l’abitudine al vivere nell’esaltato desiderio di imporsi sull’altro e di primeggiare attraverso la cosiddetta “sana aggressività”, insegnandoci che essa diventa povertà, miseria, solitudine. Propria e altrui.

Quel “passaggio” mostra che l’attenzione per l’altro contribuisce a far cadere resistenze e pregiudizi e favorisce l’armonia personale in un circolo vizioso di emozioni positive che producono l’effetto di un linguaggio universale, come scrisse Mark Twain: “La gentilezza è una lingua che il sordo può sentire e il cieco può vedere” e anche il modo più semplice ed efficace per trasformare noi stessi e le nostre vite.

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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