‘Moscati’, pazienti sotto il sole: lettera del proprietario del chiosco

 

Ecco l'odissea di chi vuol 'aggiornare' la struttura (un edicola) per alleviare i cittadini ma è frenato dalla burocrazia del Comune di Statte
pubblicato il 24 Giugno 2020, 11:15
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Ricordate le lamentele che avevamo segnalato da parte dei pazienti oncologici che si recano per le terapie al ‘Moscati’? La loro attesa sotto il sole all’esterno dell’ospedale? Bene, ci ha scritto il proprietario del chiosco che vedete in foto, una struttura che offre un minimo riparo: ebbene, sono mesi che tenta di offrire un servizio ai cittadini inoltrando regolare domanda al Comune di Statte (leggi https://www.corriereditaranto.it/2020/06/21/moscati-pazienti-oncologici-in-attesa-sotto-il-sole/). Ecco il racconto del nostro lettore:

Faccio seguito al vs. servizio nel quale vi siete occupati dei pazienti oncologiche costretti a stare sotto il sole in attesa di ingresso all’interno dell’Ospedale ‘Moscati’. Gli stessi lamentano l’assenza fuori, di un’idonea copertura utilizzata come riparo e di un servizio per comperare una bottiglietta d’acqua, acquistabile nell’unico bar all’interno del nosocomio. Il nuovissimo chiosco che si intravede nella foto è di proprietà dello scrivente. Oggi mi rendo conto che viene utilizzato come riparo dal sole estivo. Perlomeno l’uso diverso, ha lo scopo di alleviare almeno in parte, la sosta dei pazienti. E’ evidente che la sua destinazione non è quella. E’ un’edicola, ma proprio per soddisfare le numerose e continue richieste dei cittadini, dei pazienti e di moltissimi dipendenti dello stesso Ospedale, ed avendo tutti i requisiti professionali ed igienico sanitari della mia struttura, inoltravo istanza al Comune di Statte per ampliamento settore merceologico per somministrazione alimenti e bevande, sperando di dare un servizio aggiuntivo ai fruitori e soddisfare le suddette richieste. Dopo diversi colloqui con i responsabili e mille rassicurazioni, allestivo il chiosco per la nuova attività di bar. Di qui ha inizio la mia odissea, fatta di incontri, promesse e finendo nelle maglie della ben nota burocrazia lenta, che riesce a rappresentare il peggio della Pubblica Amministrazione. Difatti l’agognata richiesta di autorizzazione era bloccata da ottobre 2019 negli Uffici SUAP e riscontrata ad aprile, sei mesi dopo il protocollo, adducendo improbabili e immotivate ragioni. Questa a quanto pare la versione ufficiale del responsabile ufficio SUAP che non ha mai manifestato espressamente il diniego nel progetto, indiscutibilmente approvabile in assenza di irregolarità. Stesso mese di aprile l’ufficio invitava il Consiglio comunale, ad esprimersi sulla fattibilità della mia richiesta; richiesta ancora oggi bloccata in qualche cassetto di chi sa chi. Otto mesi per una risposta che stenta ad arrivare. In realtà la verità è da tutt’altra parte. Nei vari incontri avuti per capire e cercare una soluzione, il suddetto responsabile raccontava l’impossibilità del progetto, perchè gli organi politici del Comune sono contrari all’apertura di un’altro bar, in quanto esistente già all’interno dell’ospedale. Se fosse realmente così, la risposta è già data. D’altra parte il ritardo irragionevole e immotivato del riscontro, 8 mesi, lasciano poco spazio a diverse deduzioni, se non proprio a quelle dichiarate dal responsabile dell’ufficio SUAP. Gli organi politici comunali, dimenticando gli obblighi di trasparenza negli atti e il principio di lealtà, ma soprattutto dimenticando da chi sono pagati, invece di soddisfare le richieste dei cittadini e incentivare il commercio in un’area a desertificazione commerciale, si preoccupa di ostacolare chi vuole investire in questo difficile territorio e tutelare, a quanto pare, chi non può soddisfarle per divieti imposti dalla legge regionale che vieta a queste attività la vendita al pubblico.
F.to Cosimo Zappalà

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