Economia in Puglia: meno imprese ma più forti

 

È forse questo il dato più significativo nel rapporto della Banca d’Italia sull’economia pugliese, che delinea una lentissima risalita dopo la crisi del 2008, che potrebbe essersi arrestata con il Covid.
pubblicato il 23 Giugno 2020, 15:54
3 mins

Presentato in video-conferenza il rapporto redatto dalla Banca d’Italia che traccia il ritratto dell’economia in Puglia negli ultimi anni. Un ritratto che dice, in estrema sintesi: un po’ meglio del resto del Mezzogiorno, un po’ peggio della media nazionale (parole del Direttore Generale Daniele Franco).

Ancora aperte le ferite del 2008

L’aspetto che risulta evidente dall’analisi di pressoché tutti gli indicatori economici è che sono ancora estremamente presenti le conseguenze della grande recessione del 2008. In particolare, non sono ancora stati recuperati i livelli pre-crisi in termini di potere d’acquisto delle famiglie, di PIL e, soprattutto, di posti di lavoro: oltre quarantamila sono quelli ancora da recuperare per tornare ai livelli del 2007. L’equivalente della popolazione di una città come Martina Franca.

Imprese sottoposte ad una “selezione naturale”

Di meno univoca lettura i dati quando si parla di imprese. Rispetto ai livelli pre-crisi è significativamente più basso il numero delle imprese attive, ma c’è un “ma”. La recessione ha rappresentato un’importante selezione naturale. In altre parole, quelle che hanno chiuso sono state le imprese che già prima della crisi erano in condizioni difficili.

Non solo.

Le imprese che sono “sopravvissute” alla crisi stanno in media meglio oggi che prima. Sono più redditizie, meno indebitate e meglio indebitate. Un miglioramento che si riflette sulla qualità del credito detenuto dagli istituti bancari, che sono quindi in condizioni di maggiore sicurezza per erogare finanziamenti.

Un inizio 2020 problematico, essenziale il sostegno al reddito

Ovviamente tutto quanto abbiamo detto sinora vale fino alle soglie del 2020. I primi mesi dell’anno sono stati dominati dalla fase più difficile dell’emergenza Covid. Ancora una volta, come è ovvio, a pagare il prezzo più pesante sono le imprese che già si trovavano in situazioni debitorie complesse. Finora tengono i livelli occupazionali, a causa principalmente del divieto di licenziamento e dell’estensione della cassa integrazione (quintuplicata rispetto allo scorso anno) disposte dal Governo nazionale. In aumento anche la platea dei beneficiari di strumenti di sostegno come Reddito e Pensione di Cittadinanza, Reddito di Dignità e, ora, anche il Reddito di Emergenza. In inevitabile calo rispetto all’anno passato, però, le nuove assunzioni, soprattutto di lavoratori stagionali (in particolare nel settore turistico).

Difficile, insomma, fare previsioni su come usciremo dalla crisi economica innescata dalla pandemia, anche perché, come opportunamente sottolineato, nessuno sa quando ne saremo davvero fuori. Di sicuro l’analisi dei numeri, e la lezione del decennio appena passato, possono fornire utili indirizzi di azione.

 

Qui la presentazione del rapporto sul sito della Banca d’Italia.

Qui il rapporto completo.

 

[In foto, la sede della Banca d’Italia a Bari]

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