“Sogno un’azienda olivettiana ma con Valutazione d’Impatto Sanitario”

 

pubblicato il 17 Giugno 2020, 17:10
10 mins

L’ing.Biagio De Marzo offre la sua opinione sull’ex Ilva dopo l’editoriale del nostro direttore.

“Caro direttore Di Noi,
hai ragione quando scrivi “i grandi annunci di un futuro radioso rischiano di provocare altre delusioni”. Hai ragione anche quando evochi “la grande preoccupazione, latente, nascosta ma concreta: che il cosiddetto cerino resti a noi”. Poi chiedi stizzosamete: “possibile che ancora oggi sul futuro dell’ex Ilva e soprattutto della città si proceda così divisi?” Altro che possibile: la divisione è l’unica realtà effettiva e conclamata in questa città, ostinatamente divisa tra chi vuole la “chiusura senza se e senza ma” dello stabilimento siderurgico e chi invece la ritiene disastrosa, per l’Italia e per Taranto. Dissento, infine, da te quando implicitamente sostieni che “si lascia il destino nelle mani di altri senza contrapporre una visione unitaria” (leggi https://www.corriereditaranto.it/2020/06/14/taranto-non-merita-altre-illusioni/).
Non è così. Recentemente ‘Buonasera Taranto’ (edizione cartacea e on line) ha pubblicato gli articoli “Sogno un’Ilva olivettiana, ma serve la Valutazione d’Impatto Sanitario” e “Nuova Ilva Società Benefit, per la ripresa e lo sviluppo di Taranto”: essi hanno innescato un proficuo dibattito con varie presenze anche esterne alla nostra comunità. Detti articoli, da me firmati ma ispirati e condivisi da pensieri alti e autorevoli, e i relativi commenti e integrazioni, rappresentano una reale, fattibile visione di futuro e sviluppo del siderurgico di Taranto, determinante per il futuro dell’intera provincia. Provo a sintetizzarla per qualunque uso, partendo proprio dalla “ostinata divisione” all’interno della nostra comunità, da superare.

SI MARCIA CON RISCHIO SANITARIO “ACCETTABILE”

A Taranto si è accentuata l’offensiva per la “chiusura senza se e senza ma” dello stabilimento siderurgico, senza consapevolezza della enorme complessità della questione e senza realistiche prospettive alternative né a breve, né a lungo termine. E’ presente, meno vistosa, anche una parte che ritiene disastrosa, per l’Italia e per Taranto, la chiusura del Siderurgico; essa continua a credere che sia possibile ottenere che quella immensa fabbrica rimanga in esercizio, con danni ambientali e sanitari “accettabili”, superabili con i sempre più avanzati miglioramenti tecnologici. La vicenda Italsider/Ilva dura, ahimè, da più di sessanta anni e proprio in questi giorni, con l’irricevibile piano presentato da Arcelor Mittal, pare giunta ad un punto di svolta irripetibile e ineludibile. E’ il momento di decidere sullo stato reale delle cose, accantonando l’insostenibile «Si chiude e basta» a favore del realistico «Si marcia con rischio sanitario accettabile». Necessita, quindi, trovare la soluzione condivisa che salvi le sacrosante aspettative dei cittadini sugli aspetti sanitari e ambientali mantenendo all’Italia l’acciaio di Taranto. Gli “oltranzisti” non possono ignorare che il Siderurgico tarantino è nato come asset strategico nazionale sempre confermato. Né si può dimenticare il terrore che si diffuse a Taranto e in Italia ai primi dello scorso novembre, quando Arcelor Mittal avviò il recesso del contratto di affitto dell’ex Ilva: il presidente Giuseppe Conte volò a Londra e convinse Mittal padre a una sorta di armistizio per trovare una soluzione. Al momento non si sa quale potrà essere la soluzione che però va decisa ad horas e che riguarderà l’assetto societario ed impiantistico da adottare. Il Governo italiano deve riconoscere innanzitutto che la questione sanitaria è di primaria importanza e scuote grande sensibilità nell’intera comunità ionica: la sua definizione è dirimente per qualsiasi soluzione venga assunta per il “nuovo” stabilimento siderurgico. Essa va affrontata con rigore e scienza, superando la diatriba tra “ambientalisti” e “industrialisti” che si ripropone, ahimè, anche tra gli epidemiologi che si contrappongono in studi e ricerche soprattutto nei Tribunali. Si ritiene che si debba avere fiducia nelle Istituzioni nazionali che, finalmente, hanno rese operative le “Linee guida per la VIS ISTISAN 19/9 – D.lvo 104/2017” (Valutazione di Impatto Sanitario –Istituto Superiore di Sanità Rapporto nr. 19/9 – Decreto Legislativo 104/2017). Esse, per ora, sono obbligatorie solo per una “specifica categoria” di impianti e costituiscono lo strumento obbligato che consente di conoscere, anche predittivamente e su piani/progetti, il rischio sanitario indotto dalle emissioni degli impianti e di indicare i relativi correttivi impiantistici o di processo.Per il Siderurgico tarantino, realtà industriale strategica per la Nazione, la valutazione del rischio sanitario non può che essere istituzionale, autorevolmente ineccepibile e quindi condivisa, al contrario di quanto accade, e può continuare ad accadere, con valutazioni “locali” suscettibili di strumentalizzazioni di parte. In ​questo modo si renderà realistico lo scenario di una grande fabbrica, redditizia, responsabile dei propri dipendenti e fornitori, amica della città, partner propulsore di progresso e di crescita culturale del territorio, una grande fabbrica “olivettiana” (con partecipazione attiva dei lavoratori e degli stakeholder), sotto forma di una Società Benefit come oggi prevista dall’ordinamento giuridico italiano e già richiesta al Governo nel momento in cui decidesse di essere compartecipe di azionariato.

NUOVA ILVA SOCIETÀ BENEFIT

La Società Benefit, val la pena ripeterlo, è una recente realtà dell’ordinamento giuridico e amministrativo dell’Italia. La legge 208/2015 (Legge di Stabilità 2016), commi 376-384, definisce Società Benefit quelle società che nell’esercizio di una attività economica, oltre allo scopo di dividerne gli utili, perseguono una o più finalità di beneficio comune e operano in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni ed attività culturali e sociali, enti e associazioni ed altri portatori di interesse. Il Legislatore ha contribuito ad arricchire il concetto di Responsabilità Sociale di Impresa (RSI), già intesa come un mero atto discrezionale dell’imprenditore. Con la Società Benefit la compagine sociale, al momento della costituzione o a seguito di apposita modifica contrattuale, decide di vincolare la società a una missione di beneficio comune che viene pertanto a configurarsi come un obbligo giuridico di natura statutaria. In altri termini la “Nuova Ilva Società Benefit” a Taranto riprodurrà, aggiornandola, la “fabbrica olivettiana”, che “esiste innanzitutto per creare e diffondere, al proprio interno e nella realtà circostante, una sempre maggiore qualità di vita, qualità che Olivetti articolava in valori scientifici, etici, estetici, economici: un’impresa come ‘espressione del vivere’ cui prendono parte soggetti diversi (lavoratori, investitori, clienti, territorio, fornitori) ciascuno portatore di particolari interessi, che però cooperano per conseguire obiettivi comuni che vanno oltre gli interessi individuali. La fabbrica è quindi un organismo sociale che condiziona la vita di chi contribuisce alla sua efficienza e al suo sviluppo; sostiene iniziative di “stato sociale” offerte ai dipendenti (abitazioni, asili, colonie, servizi medici, trasporti, servizi culturali e così via), espressioni tangibili della vocazione dell’azienda alla creazione e alla diffusione del ben essere dentro e fuori la fabbrica. Abissale la distanza dalla prospettiva dell’impresa predatoria impegnata a sfruttare le risorse locali senza restituire in ricchezza e bellezza. Essa invece si sforza sempre e ovunque di radicare la fabbrica sul territorio di riferimento, per farlo crescere materialmente, culturalmente, esteticamente”.

IL GOVERNO DEVE DECIDERE SUBITO

In conclusione, serve un intervento urgente dello Stato che stabilisca:
a) che la Valutazione di Impatto Sanitario, stabilita con il Rapporto nr. 19/9 dell’Istituto Superiore di Sanità, sia effettuata anche sul Siderurgico di Taranto oltre che sulla “specifica categoria” di cui al Decreto Legislativo 104/2017 del ministero della salute;
b) che l’impresa a cui sarà affidato il siderurgico di Taranto sia la “Nuova Ilva Società Benefit SpA”. Tutto questo in uno con l’esercizio di una responsabilità politica, sociale ed economica per il bene comune. E’ il momento di operare il massimo della pressione sul Governo e, da tarantini, di dare ogni contributo possibile, per esempio preparandoci a contribuire alla stesura dello Statuto della “Nuova Ilva Società Benefit SpA” e alla sua realizzazione”.

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