Parodi: “Sarebbe bello partecipare alle Olimpiadi di Tokyio grazie a Taranto”

 

Il trentaquattrenne schiacciatore ligure, bronzo a Londra 2012, ci racconta del suo sogno nel cassetto e della sua scelta di accettare la sfida pugliese in A/2.
pubblicato il 17 Giugno 2020, 13:47
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C’era un tempo in cui i giocatori di pallavolo più importanti, quelli già in carriera, non volevano venire a giocare nelle squadre del Sud, dove non c’era tradizione, non c’erano strutture, non c’era cultura pallavolistica.

Si racconta che a metà degli anni novanta fu offerto, da un club del Lazio, un assegno in bianco ad uno dei giocatori italiani più forti di sempre, Andrea Giani, ma che lo stesso cortesemente rifiutò perché se volevi vincere qualcosa dovevi giocare a Modena, a Treviso o a Parma.

In un certo senso lo scudetto vinto da Roma nel 2000 riuscì a spostare un po’ più giù il baricentro del volley che conta. In precedenza c’era stato solo il miracolo Gioia del Colle in A/1. Persino Macerata, che ora è la piazza più ambita del volley italiano, all’epoca non era molto considerata dagli addetti ai lavori. Poi il Sud si è pallavolisticamente arricchito grazie alle presenze in serie A/1 di Taranto e Vibo Valentia.

Ecco perché chi ha vissuto gli anni a cavallo tra la metà dei novanta e gli inizi dei duemila, si sorprende ancora che un giocatore della caratura di Simone Parodi (tre scudetti, un bronzo con la nazionale azzurra alle Olimpiadi di Londra 2012, tra i successi più importanti) decida di scegliere Taranto tra le tappe della sua onorabile carriera, per giunta in serie A/2.

“Ho scelto di venire a Taranto perché sono stato fortemente voluto. Il presidente Bongiovanni e coach Di Pinto mi hanno illustrato con grande trasporto emotivo qual è il programma sportivo del club e l’ho trovato sicuramente più stimolante che decidere di andare a fare panchina in Superlega. A volte nella carriera si ha bisogno di provare nuove sfide e questa di scendere in A/2 per giocare in Puglia per me lo è” – afferma il giocatore ligure che, contrariamente a quanto fanno di solito i suoi colleghi, ha accettato le lusinghe della Prisma Volley senza chiedere niente in giro: “Ho fatto questa scelta senza farmi influenzare da nessuno. Solo dopo l’accordo, ho chiamato il mio amico Savani per farmi dire qualcosa su coach Di Pinto”.

E’ la prima volta in carriera che incroci il tuo destino con quello di coach Di Pinto?

Diciamo che per gran parte della mia carriera ho avuto la fortuna di esser allenato per tanti anni da coach Giuliani che è stato importante per la mia crescita pallavolistica. Di Pinto  è una novità per me e sono contento, oltre che curioso, di poter lavorare con lui. E’ un tecnico molto esperto, ha allenato tante squadre forti, tanti giocatori forti.

Che ricordi hai di Taranto, da avversario?

Il calore del pubblico. Sono già stato al Sud, a Corigliano, e so che la gente segue con passione le massime espressioni sportive della città. Taranto ha militato diversi campionati in serie A e ricordo che ha allestito sempre buone squadre.

Che tipo di campionato sarà il prossimo di A/2 e quali saranno le ambizioni di Taranto?

Non gioco in A/2 da tredici anni, quindi non posso dare un parere con cognizione di causa. Da quello che sento dire, ci sono tante squadre che si stanno attrezzando bene e quindi sarà un torneo molto competitivo.

Noi puntiamo a fare un campionato di ottimo livello senza l’assillo di dover vincere a tutti i costi. Come dice il presidente Bongiovanni, vogliamo divertire prima di tutto. Ritengo che sinora sia stata allestita una squadra assortita in ogni reparto e credo che possiamo puntare in alto restando però con i piedi per terra.

Quali sono i giocatori più forti con i quali hai giocato?

Mi vengono in mente Nikola Grbic (ex palleggiatore serbo di Cuneo, Milano, Trento) che ho avuto anche come allenatore, Savani che è anche un mio grande amico, uno degli schiacciatori più forti  con cui abbia giocato o anche Juantorena (schiacciatore cubano della Lube Civitanova Marche). Ma ce ne sono tanti altri con i quali ho avuto la fortuna di condividere il campo di gioco. C’è l’imbarazzo della scelta.

A quale partita della tua carriera sei più legato?

La finale scudetto del primo tricolore vinto con Cuneo nel 2010. Emozione indescrivibile. Io sono cresciuto pallavolisticamente a Cuneo. E’ stato il primo scudetto della storia del club e per questo lo considero indimenticabile.

Leggevo di un tuo sogno: quello di partecipare alle prossime Olimpiadi di Tokyo. Pensi sia ancora realizzabile?

Si è un obiettivo che ho in testa. So che è difficile da realizzare perché la prossima stagione giocherò in A/2 ma voglio provarci lo stesso. Uno sportivo deve sempre avere degli obiettivi, degli stimoli, affrontare nuove sfide. Le Olimpiadi per un atleta rappresentano il massimo a livello di competizioni per tutto il contorno che c’è come stare a contatto per venti giorni, un mese, con gli atleti delle altre discipline all’interno del villaggio olimpico. E’ un’esperienza unica ed affascinante. Avendola già vissuta a Londra nel 2012, mi piacerebbe riviverla.

* credit foto: www.legavolley.it, www.lube.it

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