Taranto non merita altre illusioni

 

I grandi annunci di un futuro radioso, rischiano di provocare altre delusioni
pubblicato il 14 Giugno 2020, 09:23
4 mins

C’è davvero ben poco da aggiungere alla già complicatissima vicenda dell’ex Ilva. Perchè ormai lo scenario è definito. Purtroppo, però, con una città che non solo fa i conti oramai da decenni con i guasti provocati dalla grande industria, e che oggi si ritrova tappettino di un Monopoli in cui in troppi muovono le pedine.
Già, l’ennesima conferma che Taranto era e resta merce di scambio, soggiogata a fantomatiche strategie in cui sguazzano predatori senza scrupoli e politici brancaleoni. Merce di scambio perchè qui si lascia briciole sulle quali s’avventa inconsapevole il popolo, schiavo perchè le sue armi sono ormai spuntate e costretto perciò all’incertezza del suo futuro.
ArcelorMittal è una impresa come altre, sicuramente glaciale, avida, astuta, capace di sfruttare qualunque occasione per rendersi più forte. E in questa ‘guerra’ con lo Stato italiano sta giocando le sue carte al meglio delle proprie possibilità. L’avversario è debole, inutile nasconderlo, soprattutto in questo momento molto particolare per l’economia mondiale.
Ma queste ed altre sono considerazioni che da tempo ripetiamo qui e lo fanno anche altri osservatori, a prescindere dagli steccati ideologici: inutile replicare scenari che si trascinano da troppo.
Quel che sembra assordante è l’ordine sparso delle opinioni. E sì, perchè questa è una vicenda talmente intricata che ognuno propina soluzioni, riflessioni, pensieri, idee, progetti, sogni. Prendendo per buono tutto e tutti – ma lasciateci un certo scetticisimo – ci chiediamo e chiediamo: possibile che ancora oggi sul futuro dell’ex Ilva e soprattutto della città si proceda così divisi? Possibile, aggiungiamo ancora, che si lasci il destino nelle mani di altri senza contrapporre una visione unitaria?
Quel che vogliamo dire è che a questo punto della vicenda, sarebbe ora che tutti – ma veramente tutti – urlassero ‘Basta!’. Insieme, non importa chi siamo e chi rappresentiamo.
Sì, d’accordo: la rassegnazione sta nuovamente prendendo il sopravvento. Perchè menano per l’aria speranze, gli annunci di un futuro radioso hanno il potere di far breccia in ogni caso. Ma c’è anche la poca voglia di crederci ancora, quella specie di “massì, tanto cambia poco o nulla” che trascina il quotidiano vivere, insinuandosi in una terra che tanto ha dato e continua a dare ricevendo poco o nulla in cambio. E’ come se il destino fosse sempre uguale: il pane a qualunque costo, perchè tanto c’è ben poco da fare. Rassegnazione, che va ben oltre la critica spesso contestata ai tarantini: l’ignavia. Rassegnazione perchè la Storia dell’ultimo decennio – senza andar troppo dietro – dimostra come ribellarsi sia stato inutile, e che l’anima gattopardesca di troppi ha defenestrato il senso di libera comunità nata ma mai veramente cresciuta.
Ecco la grande preoccupazione, latente, nascosta ma concreta: che il cosiddetto ‘cerino’ resti a noi. I grandi numeri dell’occupazione (o della disoccupazione, scegliete con serenità…) sono il mastodontico ricatto a cui siamo sottoposti, inutile girarci intorno. Ed è per questo che i tanti annunci in pompa magna rischiano – per l’ennesima volta – di illudere un popolo che ormai s’aggrappa a tutto pur di sopravvivere, per quanto si può essere fatalisti.
E allora, sentir parlare di ‘cantiere’, di grandi aziende che promettono di accomodarsi qui, di una terra disegnata differentemente, di alternative tutte da costruire, di sicuro distraggono. Ma spesso deludono. Ai decisori, agli attori protagonisti, agli sceneggiatori, ai registi e alle comparse: una volta tanto, smentiteci, siate concreti. Soprattutto siate dalla parte della gente. Perchè Taranto non merita altre prese per i fondelli.

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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