Sapere, ambiente e…Savoia!

 

La caccia alla buona notizia sembra sempre più difficile sullo sfondo di alcuni scenari e sull'esibizione di deliranti visioni, eppure...
pubblicato il 14 Giugno 2020, 07:00
9 mins

Decidere di nominare una rubrica Good News e continuare a scriverla, in un periodo come questo, nasconde, forse, qualcosa di masochistico. Non solo per scarsità di materia prima, ovvero, la buona notizia, ma soprattutto per l’abbondanza di “bad news”.
Dall’omicidio di George Floyd negli Stati Uniti, passando allo stufato di bufale dei tragicomici “gilet arancioni” scesi in piazza per condividere il timore che “Giuseppe Conte e Bill Gates si sono messi d’accordo per iniettarci il mercurio e controllarci col 5G”, tornando in casa nostra, solo nelle ultime due settimane, abbiamo anche assistito – nostro malgrado – alla nascita di un nuovo partito, quello di Emanuele Filiberto, già collezionista di fallimenti politici con “Valori e futuro”, “Europa” e “Udc”.

Il monarchico rampollo si prepara alla quarta discesa in campo, questa volta con “Più Italia”, nella probabile consapevolezza che “Meno Savoia” avrebbe funzionato meglio. D’altra parte uno che è già arrivato secondo in coppia con Pupo a un Festival di Sanremo è autorizzato a pensare che nella vita può succedergli (ancora) qualsiasi cosa.

Emanuele Filiberto fondatore di “Più Italia”

In tutto questo, nelle scorse settimane, in questa rubrica, si è cercato di sfiorare problematiche connesse all’emergenza-Covid. Parlando delle economie in crisi, non abbiamo dimenticato di raccontare le piccole storie sullo sfondo di grandi ideali e di ampie prospettive, cercando di scovare episodi che hanno esaltato l’aspetto solidale di gente comune dal cuore grande. Lo sguardo si è naturalmente posato sui tanti “comportamenti virtuosi” nati, scaturiti, manifestati durante quel lungo momento di sospensione della (a)normalità.
Come sosteneva Robert Harold Schuler, un predicatore americano che incoraggiava la gente a realizzare grandi cose e a credere nei loro sogni: “La buona notizia è che le cattive notizie possono essere trasformate in buone notizie quando cambi il tuo atteggiamento”. Per questo oggi raccontiamo le storie di due persone che appaiono emblematiche.

“Prima” lo chiamavano il “Nonno del mare”, nella vita si chiama Pasquale Di Marco e ha compiuto da poco 93 anni. Dopo una vita di lavoro in Belgio, contadino, poi cameriere, infine minatore, la sua “missione”, tornato in Italia era già conosciuta agli abitanti di Giulianova, sulla cui spiaggia lo vedono arrivare da anni da Poggio San Vittorino, in Abruzzo, dove comincia questo racconto. Sessanta chilometri, tutti i giorni, per trascorrere ore sulla sedia che si portava da casa per guardare le onde che andavano e venivano. Un piacere al quale il signor Pasquale ha dovuto rinunciare durante il periodo di lockdown. E poi ricominciato, in maniera diversa.
Non è passato inosservato, infatti, il suo ritorno sulla spiaggia di Giulianova, anche perché il signor Pasquale oltre la solita sedia, munito di guanti e mascherina, si è munito di grandi sacchetti di plastica e ha cominciato a ripulire la “sua” spiaggia da tutti i rifiuti e gli inquinanti che sapeva, dopo settimane di assenza, avrebbe ritrovato. E non essendogli sfuggito che ci sarà una nuova ondata di inquinamento legato alle mascherine monouso e ai guanti di plastica gettati via irresponsabilmente, ha dedicato la prima uscita al bene all’ambiente raccogliendo due buste piene di plastica e rifiuti di ogni tipo e incassando il nuovo appellativo di “Nonno Plastic Free”.

Pasquale Di Marco alias “Nonno plastic free”

Le foto scattate da alcuni abitanti mentre raccoglie tubi, reti, bottiglie e pneumatici abbandonati hanno fatto il giro dei social e alcune testate giornalistiche hanno ripreso questa vicenda che sembra uscire dalle pagine di un moderno romanzo green.
“Ringrazio ogni giorno Dio per la forza che mi dà e perché ancora ho la mente lucida per fare quello che voglio”, ha detto in un’intervista a una testata locale, “basta lamentarsi per ogni cosa, serve mettersi al lavoro e amare il proprio Pianeta”, non tralasciando di raccomandare a tutti di non buttare guanti e mascherine a terra per non ritrovarceli “in mare, nella pancia dei pesci e nel nostro cibo”.

A trecento chilometri da Giulianova, su altre pagine di un romanzo ugualmente moderno si scrive una storia simile con una diversa sequenza narrativa.
Giulia Zaffagnini infatti potrebbe essere la nipote del signor Pasquale, per età e per ideali. E’ una professoressa di 26 anni che insegna all’Istituto comprensivo San Rocco di Faenza in Emilia Romagna e durante il lockdown ha deciso di proseguire le sue lezioni dal vivo con il suo gruppo di alunni usando il suo vecchio camper. Come tutti gli insegnanti con la chiusura delle scuole si è ritrovata obbligata a spostare le lezioni online di laboratorio linguistico, ma lei ha capito che c’erano alcuni studenti la cui lezione di supporto di italiano era già difficile, ma diventava quasi impossibile da seguire a causa delle lingua e della mancanza di validi supporti.
Ha rimediato prendendo il suo vecchio camper classe 1987, attrezzato con lavagna, gessetti, tavolino pieghevole e sedia, andando almeno per un’ora a settimana a casa dei ragazzi che faticavano a seguire le lezioni online per fare con loro lezione dal vivo, all’aperto e in tutta sicurezza. Non ha lasciato indietro nessuno dei suoi studenti, soprattutto Kaltra, Modou, Sharif e Battista, quattro ragazzi tra gli 11 e i 14 anni che frequentano la scuola secondaria di primo grado, con maggiore difficoltà rispetto agli altri proprio per via della lingua.
Gli studenti sono stati entusiasti – ha detto Giulia – perché mi hanno detto di essere un po’ stanchi di ritrovarsi tante ore davanti al computer. Che non ha nascosto come l’idea in realtà sia nata da un suo personale senso di frustrazione – a causa della didattica on line – di impiegare un’ora di tempo per spiegare qualcosa che in presenza, si sarebbe potuto fare in dieci minuti. E contenta è stata anche la dirigente scolastica dell’Istituto che con lungimiranza ha appoggiato subito la proposta di Giulia, trasformandola in “Progetto scuola senza frontiere”. Quando uno è in difficoltà – ha spiegato la giovane docente – forse riesce a trovare delle soluzioni a queste difficoltà. Tutti gli insegnanti, secondo me, hanno avuto il loro ruolo in questo periodo e sorridendo a volte mi viene da dire quasi grazie a questa emergenza che mi ha dato modo di svilupparmi a livello creativo.

Mettere in gioco il proprio per preservare il bene comune. Reinventarsi, restando fedeli a sé stessi. Limpido e incongruo, quello che sembra venirci incontro.

Gilbert Keith Chesteron, un visionario scrittore e brillante giornalista inglese in un saggio dei primi del Novecento sullo scetticismo del suo tempo e su quella che chiamò “la grande marcia della distruzione intellettuale” scrisse: “Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l’erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto”.

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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